La crisi mondiale e le politiche di inclusione: la povertà

Diamo il via a una serie di nostri approfondimenti, con i quali esaminare alcuni elementi essenziali del nuovo scenario determinato dalla crisi economica mondiale, dove le persone con disabilità rischiano di ritornare ad essere “cittadini invisibili”, quasi “usurpatori di politiche”. E per incominciare, tentiamo di approfondire il tema della povertà

Cartello segnaletico con la scritta "Povertà"

La condizione di disabilità è essa stessa causa ed effetto di povertà

Da quasi cinque anni una crisi economica mondiale scuote il mondo. È una crisi di sistema, che pone nuove domande alla società, domande semplici, ma che recano con sé alcuni problemi inquetanti. È questo sistema economico quello che permette in maniera razionale di produrre il benessere delle persone che vi sono coinvolte? L’utilizzo delle risorse disponibili consente una distribuzione equa dei risultati dello sviluppo? Lo sviluppo può essere misurato solo su parametri economici? E ancora: si può considerare come sviluppo un sistema che esclude una parte sempre maggiore di persone dai suoi benefìci? E infine, quali politiche dovrebbero essere sviluppate per rimuovere ostacoli, barriere e discriminazioni che impediscono a milioni di persone di poter godere dei benefìci dello sviluppo?
Con questo nostro contributo di riflessione – ripartito in diversi articoli – cercheremo di esaminare alcuni elementi essenziali di questo nuovo scenario mondiale, dove le persone con disabilità rischiano di ritornare ad essere “cittadini invisibili”, considerate un “peso” dalla società, soggetti su cui non bisogna investire, quasi “usurpatori di politiche”. Esamineremo quindi alcune aree tematiche, sulla base di indicatori che ci possano aiutare a capire cosa stia succedendo e ad ipotizzare possibili iniziative e politiche.
Per incominciare, tentiamo di approfondire il tema della povertà.

Cresce il divario tra ricchi e poveri
Secondo il più recente Global Wealth Report del Credit Suisse, lo 0,5% di persone più ricche controlla più del 35% della ricchezza mondiale e il 2% delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio immobiliare globale.
Uno studio dell’Istituto Mondiale per la Ricerca sull’Economia dello Sviluppo (World Institute for Development Economics Research) evidenzia poi che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1% della ricchezza globale. Un esempio tra tutti: Bill Gates, il creatore di Windows, può contare su un patrimonio netto dell’ordine dei 50 miliardi di dollari, che da solo supera l’intero PIL (Prodotto Interno Lordo) annuo di circa centoquaranta (140!) Paesi nel mondo! E la tendenza negli ultimi anni è di accrescere questo divario: secondo infatti la Conferenza dell’ONU su Commercio e Sviluppo (UN Conference on Trade and Development), il numero di “Paesi meno sviluppati” è raddoppiato negli ultimi quarant’anni e il reddito medio pro-capite nei Paesi più poveri dell’Africa è sceso di un un quarto negli ultimi vent’anni.

Le disuguaglianze dell’Italia
L’Italia è uno dei Paesi industrializzati con la maggiore disuguaglianza dei redditi, anche perché il divario tra ricchi e poveri è andato ampliandosi negli ultimi decenni.
Uno studio dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE) evidenzia che la penisola è all’ottavo posto tra i trentaquattro Paesi ad essa aderenti, per il divario dei redditi tra le persone in età lavorativa ed è quinta per l’allargamento del gap tra la metà degli Anni Ottanta e la fine degli Anni Duemila. La disuguaglianza in Italia è dunque, come spiega il rapporto, «aumentata drasticamente nei primi Anni Novanta e da allora è rimasta a un livello elevato».
A contribuire in modo importante all’ampliamento della disuguaglianza è stato in particolare l’aumento dei redditi da lavoro autonomo e in generale, a fronte di un aumento medio dei redditi dello 0,8% nel nostro Paese, tra il 1985 e la fine degli Anni Duemila (media OCSE 1,7%), il 10% più povero della popolazione ha segnato un incremento limitato allo 0,2% (media OCSE 2,3%), contro l’incremento dell’1,1% del 10% più ricco (media OCSE 1,9%).
Con un coefficiente di Gini - che varia da zero quando tutte le persone hanno lo stesso reddito a 1 quando la persona più ricca percepisce tutto il reddito – pari a 0,337 alla fine dello scorso decennio, l’Italia ha una disuguaglianza superiore alla media OCSE (0,314). Nel 2008, ad esempio, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro), con un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1, riferito alla metà degli Anni Novanta.
E ancora, il reddito dell’1% più ricco degli italiani, che nel 1980 rappresentava il 7% del reddito nazionale totale, nel 2008 era pari al 10% del totale, con la proporzione di reddito detenuta dallo 0,1% della popolazione aumentata dall’1,8% al 2,6% nel 2004. Allo stesso tempo, le aliquote marginali d’imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate, passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010: in altre parole, i ricchi pagano meno tasse di prima!

Sagomine blu e celesti in circolo che escludono una sagomina arancione

Il circuito negativo di disabilità e povertà – se non supportato da politiche di inclusione – accresce l’impoverimento delle persone con disabilità (e delle loro famiglie) rispetto agli altri Cittadini

Riassumendo…
Vediamo di riassumere quanto detto: la ricchezza prodotta nel mondo viene distribuita in maniera estremamente ineguale, concentrandosi in poche mani. Viene eroso il numero delle famiglie che prima venivano chiamate di “ceto medio”, accrescendo il numero delle situazioni di povertà. La condizione di povertà riduce poi, in maniera sostanziale, l’accesso ai diritti e la capacità di lottare per conseguirli. Non dovremmo dunque riformare un sistema economico che produce e accresce queste diseguaglianze?

Il circolo vizioso della disabilità
A questo punto, ci si potrà chiedere, cos’hanno a che vedere con questi dati le persone con disabilità? Il legame è purtroppo diretto. La condizione di disabilità infatti è inscritta in un circolo vizioso, diventando essa stessa causa ed effetto di povertà. Causa perché per la maniera in cui le società moderne ancora trattano le persone con disabilità, essa produce esclusione sociale, limitazione all’accesso ai diritti, ostacoli e barriere alla fruizione di spazi, beni e servizi, ciò che crea impoverimento sociale nel riconoscimento dei diritti e impoverimento soggettivo nelle capacità e opportunità di accesso a beni, servizi, diritti e nella partecipazione alla decisioni che riguardano la società.
Tale condizione, derivante da trattamenti discriminatori, produce, a sua volta, povertà economica, per i costi più elevati cui sono sottoposte le persone con disabilità per accedere a diritti, beni e servizi, portando quindi alla mancanza di pari opportunità rispetto alle altre persone.
Il circolo vizioso, inoltre, è ulteriormente aggravato dal fatto che più che sommarsi i due processi si moltiplicano, accrescendo in maniera esponenziale le due forme di povertà. Nel Regno Unito, ad esempio, è stata realizzata una ricerca che ha fatto emergere come una famiglia che abbia al proprio interno una persona con disabilità, abbia il doppio di probabilità di diventare povera rispetto ad un’altra famiglia, perché ha dei costi aggiuntivi, a volte pesanti.

Politiche della povertà e disabilità
Dunque si è visto come il circuito negativo di disabilità e povertà – se non supportato da politiche di inclusione – accresca l’impoverimento delle persone con disabilità (e delle loro famiglie) rispetto agli altri Cittadini e crescendo il divario tra ricchi e poveri, cresce anche quello tra le persone con disabilità e la possibilità di godere di tutti i diritti su base di eguaglianza con gli altri Cittadini.
Quale conseguenza trarre perciò da queste considerazioni rispetto alle politiche che riguardano le persone con disabilità? Queste ultime, insieme alle loro famiglie, dovrebbero essere uno dei maggiori target della lotta alla povertà: nel miliardo, infatti, di persone con disabilità del mondo, si annida almeno un quarto di tutti i poveri della terra. Ma le politiche della povertà ne tengono conto? Purtroppo no. Ad esempio, solo dopo dieci anni dall’iniziativa globale delle Nazioni Unite per sradicare la povertà, il Millennium Development Goals (“Obiettivi di Sviluppo del Millennio”), l’Assemblea Generale dell’ONU ha riconosciuto che le persone con disabilità sono un obiettivo prioritario. E il Governo Italiano – obbligato dall’Unione Europea a presentare ogni anno un programma di riforma, in cui un tema principale è quello della riduzione della povertà -, negli anni 2011 e 2012 non ha preso alcuna iniziativa in favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Il compito delle associazioni
Disegno che rappresenta il divario tra ricchezza e povertàCompito delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità è quindi quello di fare emergere lo stretto legame tra povertà e disabilità, che – ricordo – è una relazione sociale, come definisce il preambolo e) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità la disabilità è un concetto in evoluzione e … il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri», N.d.R.].
La nostra condizione, infatti, è differente da quella degli altri Cittadini. Il nostro impoverimento è prodotto in gran parte dalla società che si dimentica di noi, creando molte delle barriere che ci impediscono di partecipare, trattandoci in maniera discriminatoria, considerandoci “malati e incapaci”. Tale lettura della nostra condizione è però lontana dalla percezione dei decisori politici hanno di queste persone. Trasformare questa visione, facendo emergere i fenomeni di esclusione sociale ed economica, di violenza e violazione di diritti umani, favorisce una lettura reale di chi siano le persone con disabilità e di quali problemi esse debbano affrontare quotidianamente.
Questo è possibile farlo promuovendo ricerche e studi (sono quasi inesistenti le ricerche su disabilità e povertà: ad esempio, quanto incide l’accessibilità sull’impoverimento? I pregiudizi e le discriminazioni come influenzano i processi di impoverimento?), sviluppando attività di lobbying nei riguardi del Governo e delle Autorità Regionali e Locali (quali politiche di lotta alla povertà per le persone con disabilità? Come costruire un tavolo con il Governo sul prossimo programma di riforma 2013?) e promuovendo politiche di prevenzione del fenomeno di impoverimento, attraverso azioni di sostegno all’inclusione (la disabilità, infatti, si previene sia con interventi nel campo della salute che con interventi in àmbito sociale). Tutti temi, questi ultimi, che affronteremo nei nostri prossimi contributi.

Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), componente dell’Ad Hoc Committee (Comitato Ad Hoc) che ha elaborato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

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