“Auto-violazione” della privacy

«Incredibile, ma vero – scrive Aline Cuffaro, donna con un grave deficit neuromuscolare – anche noi donne disabili abbiamo una vita sessuale!». Ma oltre al fatto che la società ancora la nega, tutto si complica ulteriormente se la situazione fisica non consente di ricorrere liberamente alla contraccezione. E sarebbe bene che anche i ricercatori e i medici specialisti facessero la propria parte

Viso di donna in semioscuritàSono una donna disabile di quarant’anni affetta da polineuropatia grave e vivo in provincia di Verona. Partendo da una serie di mie esperienze personali, vorrei qui parlare di un argomento assai poco affrontato, quello cioè della sessualità delle donne disabili e di conseguenza della contraccezione.
Ebbene sì, incredibile, ma vero, anche noi donne disabili abbiamo una vita sessuale! Il che comporta anche fare uso di contraccettivi e tuttavia trovare quello più adatto non sempre è facile, in parte perché spesso è come se ci “vergognassimo” della nostra sessualità, visto che la società la nega, per cui abbiamo remore a parlarne anche con il nostro ginecologo, ma ancor più spesso perché è difficile trovare l’anticoncezionale giusto. I nostri deficit neuromuscolari, infatti, non ci consentono a volte di compiere gesti semplici come assumere una pillola, mettere un cerotto o inserire un anello vaginale anticoncezionale in piena autonomia, senza dover chiedere a qualcuno di farlo, incorrendo così nell’inevitabile e sgradevolissima percezione di star “auto-violando” la propria privacy.

Da qualche anno ho perso progressivamente l’uso delle braccia, per cui non posso più assumere autonomamente la pillola anticoncezionale. A complicare il tutto, poi, si sono aggiunte delle difficoltà di deglutizione a causa delle quali a volte ingerire una compressa è un’impresa difficile oltre che rischiosa.
Per questi motivi ho fatto delle ricerche in internet e ho letto ad esempio di un’iniezione contraccettiva intramuscolare (The Shot), la cui percentuale di successo viene definita come «pari al 99,7% dei casi», più o meno con gli stessi effetti collaterali della pillola. Insomma, sembrava proprio l’anticoncezionale adatto a me. Ne ho parlato quindi con due ginecologi, i quali mi hanno confermato l’esistenza di questa iniezione, aggiungendo però che essa non è sicura, da un punto di vista contraccettivo e che ha degli effetti collaterali sgradevoli!
A quel punto, delusa e arrabbiata, mi sono chiesta se nel web girino solo notizie che “osannano” tale metodo contraccettivo, occultando quelle che lo denigrano, se invece i ginecologi non siano ancora autorizzati a promuoverlo o se sia davvero inefficace.

Al di là quindi di ogni corretta e plausibile informazione che possa arrivarmi sulla questione specifica, vorrei concludere chiedendo semplicemente, sia ai ricercatori che agli specialisti ginecologi, di occuparsi con maggiore attenzione delle necessità di noi donne con disabilità, aiutandoci a vivere bene la nostra sessualità.

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