Inclusione: quando il dibattito è utile

La proposta di legge sull’inclusione degli alunni con disabilità, elaborata dalle associazioni della FISH, e il ruolo del docente di sostegno: temi sui quali, in queste settimane, abbiamo ospitato opinioni molto diverse, lieti, però, che il dibattito sia stato sempre utile e costruttivo. E condividiamo l’auspicio di Salvatore Nocera, ovvero che questo dialogo «possa concretamente giovare a un rilancio vero della cultura dell’inclusione di qualità»

Ragazzi di scuola media in classeRispetto al positivo dibattito avviato su queste stesse pagine da Giulia Giani, a nome di un gruppo di insegnanti di sostegno di scuola superiore, sulla proposta di legge per l’inclusione scolastica, presentata da numerose associazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e dopo i più recenti interventi sulla questione, l’impressione di chi scrive è che a questo punto il problema sostanziale riguardi il significato del ruolo del docente per il sostegno o, in altre parole, il fatto che – secondo gli insegnanti che hanno trovato ospitalità in questo sito – la docenza solamente nel sostegno non soddisfa pienamente coloro che pur hanno una competenza curricolare.
Nei miei numerosi incontri con docenti per il sostegno, ho tuttavia notato che molti altri sono pienamente soddisfatti del loro ruolo di sostegno, anche perché – se esso viene ben interpretato – può rivolgersi pure ai compagni dell’alunno con disabilità, ad esempio tramite l’intercambiabilità dei ruoli, ciò che che spesso effettivamente avviene.
Non dimentichiamo, poi, che la normativa prevede che i docenti per il sostegno votino anche per la promozione o la bocciatura di tutti i compagni, basando il loro giudizio non tanto sulla valutazione dei compagni sulla disciplina in cui sono abilitati, quanto sui quattro parametri previsti dalla Legge 104/92, espressamente richiamata anche dal DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) 122/09, sulla valutazione degli alunni.

Quindi ritengo che le nostre diverse opinioni si riducano in pratica al valore da dare alla docenza di sostegno: per i miei interlocutori dovrebbe essere complementare a quella curricolare e sarebbe bene che fossero svolte entrambe, per coloro che hanno elaborato la proposta di legge di cui si parla – tra cui chi scrive – , tale docenza dovrebbe necessariamente implicare l’attività didattica sia nella mediazione con i docenti curricolari, sia con i compagni dell’alunno con disabilità, nei confronti dei quali svolgere pure una funzione valutativa-formativa sull’inclusione.
Se dovesse passare la nostra proposta, riteniamo che non verrebbe svalutata la funzione didattica dei docenti per il sostegno, pur non svolgendo essi la docenza disciplinare, che pensiamo debba rimanere in capo ai docenti curricolari per tutti gli alunni della classe, compresi quelli con disabilità.

Va comunque rilevato che il dialogo proposto su queste pagine non è stato certo inutile, potendo anzi consentire ad altri di riflettere sulle due diverse ipotesi, in modo tale che sia nell’Osservatorio Ministeriale sull’Integrazione, sia in Parlamento – se la proposta di legge dovesse arrivarci – si formulino proposte definitive “non a cuor leggero”.
Non posso quindi che ringraziare per gli stimoli culturali che il nostro dialogo ha sviluppato, sperando che possano concretamente giovare a un rilancio vero della cultura dell’inclusione di qualità.

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Stampa questo articolo