La “tratta degli invalidi” è un’offesa per tutti

«Invalido e mendicante. Mendicante perché invalido: chi sfrutta il corpo mutilato – scrive Franco Bomprezzi – agisce nella consapevolezza di potersi muovere in una terra di nessuno, ai “confini della realtà”. Il danno per queste persone è evidente e irreparabile, anche dopo l’arresto degli sfruttatori. Ma il danno complessivo all’immagine sociale della disabilità è altrettanto disastroso»

Mendicante con disabilitàEra da tempo che cresceva dentro di me il desiderio di scriverne. Ma non trovavo la forza, e neppure le parole. Solo le immagini, nitide e dolorose, dentro i miei occhi, quasi ogni giorno.
Oggi ne parlo, perché ho un buon motivo, almeno una notizia positiva che viene da Torino, dove la Polizia Municipale ha fermato un’intera famiglia di sfruttatori di mendicanti invalidi, costretti a esporre le proprie membra deformi in cambio di elemosina, il cui ricavato naturalmente veniva loro interamente sottratto.
Free to life (“Liberi alla vita”) è stata chiamata dagli investigatori torinesi questa operazione, rimasta fra le notizie di cronaca locale. Ma finalmente è un segnale forte, anche se solo di carattere poliziesco, rispetto a un fenomeno odioso e complesso, sul quale vorrei riflettere con i Lettori di Superando.
La foto qui a fianco pubblicata, infatti, ci riguarda. È un uomo, coperto di stracci, dai quali spunta un moncone di braccio, accovacciato sul marciapiede, mentre verso di lui avanzano passanti indaffarati e ben vestiti. Non sappiamo se lo degneranno di uno sguardo. Forse no. Ma se lo faranno sarà per un istante, giusto il tempo del ribrezzo. In un angolo della mente un pensiero, forse: «Che schifo. Guarda come è ridotto. Non gli do neppure un centesimo, tanto è sfruttato dai soliti impuniti». E poi via, passando oltre in fretta.
Oppure in automobile, agli incroci. Quando un mendicante zoppo, sciancato, a volte addirittura con le gambe spezzate e rovesciate in un angolo innaturale (chi non li ha visti?), si avvicina al finestrino e implora una moneta. Speriamo che venga subito il verde, lo ignoriamo, ci dà fastidio, forse vorremmo che qualcuno intervenisse per toglierlo dalla nostra vista. Ma intanto quella deformità, quella disabilità esposta in modo violento e trucido ci assale, entra nella mente e scava.

Invalido e mendicante. Mendicante perché invalido. Un’equazione mentale subdola, triste, squallida, ma che fa presa sull’inconscio e riduce la distanza fra questa aberrazione che nasce dalla miseria e dalla turpitudine morale degli sfruttatori, e l’altro mondo della disabilità, quello delle persone come me, come tutti coloro, e sono tanti, che con le deformità del corpo, o con i deficit dei sensi, o della mente, convivono da sempre, inseriti, più o meno bene, in questa società.
Ho incrociato spesso, nel centro di Milano, a pochi metri dal Duomo, mendicanti abbarbicati a una sgangherata sedia a rotelle. Rottami umani su rottami materiali. Ho notato che mi guardavano con curiosità. Forse si chiedevano come facessi io a vivere bene, dignitosamente, pur avendo un handicap simile al loro. Ma neppure io sono riuscito a superare il diaframma che separa i nostri mondi. Ho sentito crescere dentro di me rabbia e tristezza, ma non ho fatto nulla di concreto per impedire che questa esposizione indecente delle membra continuasse. Né come giornalista, né come cittadino.

Chi sfrutta il corpo mutilato (spesso maltrattato apposta, con persone ridotte in vera schiavitù) agisce proprio nella consapevolezza di potersi muovere in questa terra di nessuno, ai “confini della realtà”. Il danno per queste persone è evidente e irreparabile, anche dopo l’arresto degli sfruttatori. Ma il danno complessivo all’immagine sociale della disabilità è altrettanto disastroso. Si avalla l’idea, inconscia, che una persona invalida debba e possa mendicare per vivere. Debba e possa esporre il proprio corpo deforme o mutilato per ottenere una mercede. È una metafora pericolosa e orrenda di quanto, in modo più sottile, avviene quasi ogni giorno, ad altri livelli, in altre questue sociali.
La verità è che di questi mendicanti, al massimo, si occupa la polizia. E invece, in quanto persone con disabilità, dovrebbero essere tolte dal marciapiede, assistite, curate, riabilitate, e rimesse in condizione di vivere dignitosamente, qui nel nostro Paese o affidate ai centri di riabilitazione e di cura dei paesi di origine, seguendo le regole dell’ONU, ma anche le nostre umane regole di convivenza civile. I loro nomi non li conosceremo mai. I loro volti resteranno sempre impressi nella nostra memoria. La tratta degli invalidi è un’offesa a tutte le persone con disabilità. Non lasciamo la loro sorte in mano soltanto ai vigili urbani.

Direttore responsabile di Superando.it. Il presente testo è già apparso (con il titolo “Mendicanti: esposti, sfruttati e ignorati”) in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con una serie di adattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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