Fa riflettere, e molto, la vicenda di Fabrizio Macchi

Chi risarcirà, infatti, il campione del ciclismo con disabilità dalla mancata partecipazione alle Paralimpiadi di Londra, a causa di un’accusa di doping dalla quale è stato pienamente prosciolto nei giorni scorsi? Una vicenda che fa riflettere sugli stessi “valori paralimpici” e anche sulla necessità di una lotta al doping che sia realmente di sostanza e non solo di immagine

Fabrizio Macchi

Fabrizio Macchi

Una Paralimpiade persa, settimane con l’amarezza nella testa e lo sconforto nel cuore, il sorriso che torna per qualche attimo, quando Alex Zanardi, dopo la prima medaglia d’oro paralimpica vinta con la sua handbike sul circuito di Brands Hatch, dice: «Il pensiero va al mio amico Fabrizio, che dovrebbe essere qui con noi e non capisco perché non ci sia».
L’amico è Fabrizio Macchi, il ciclista paralimpico prosciolto nei giorni scorsi dal Tribunale Nazionale Antidoping dall’accusa di avere avuto frequentazioni con Michele Ferrari, medico inibito per doping dal 2002 dalla Federciclismo, e che per quell’accusa era stato escluso dalla lista degli Azzurri in partenza per le Paralimpiadi di Londra 2012. È stato dunque assolto. Chi lo ripagherà di una Paralimpiade persa e di anni di preparazione e fatiche infangati dal sospetto doping?

«Ho perso un’Olimpiade per una cosa di cui non avevo colpa: avrei potuto vincere due medaglie…». I rimpianti non possono non esserci. La Procura Antidoping aveva chiesto otto mesi di squalifica dopo la pubblicazione da parte di un settimanale di notizie provenienti dall’inchiesta della Magistratura di Padova su quel medico. «Ci mise in contatto Pietro Ferrero – racconta Macchi -, amico e sponsor, per una tesi della figlia su disabili e sport, nel 2007». Quelle notizie apparvero alla vigilia delle Paralimpiadi. L’esclusione, dovuta, giunse pochi giorni prima della partenza. Ora la sentenza che lo scagiona: «…all’epoca del fatto, circoscritto al 2007, così delimitata l’imputazione, l’atleta Fabrizio Macchi non era tesserato né poteva esserlo ed era, pertanto, necessariamente non assoggettato all’ordinamento sportivo del CONI, assolve il medesimo dall’addebito ascrittogli perché il fatto non costituisce illecito disciplinare». Infatti, in quell’epoca Macchi era tesserato per il Comitato Paralimpico e gli atleti paralimpici sono entrati nella Federciclismo nel 2009.
«Ho perso il lavoro, soprattutto ho dovuto dire a mio figlio che non saremmo andati insieme a Londra, spiegandogli che non avevo rubato nulla, come invece sentiva dire. Questo mi ha fatto male. Come il fatto che sia stato anche detto e scritto che mi dopavo, cosa che non c’era neanche nell’accusa».

Lo sport paralimpico non è fuori dalla realtà. Lo abbiamo scritto anche su queste pagine, proprio in riferimento a quei momenti.  Ed è giusto che non vi siano differenze di trattamento. Londra 2012 ha mostrato quanto il livello sia alto e quanto sia spettacolare. E divertente. Molto. Il professionismo esiste anche qui. Con le sue storture, anche.
Il caso di Fabrizio Macchi – che non ha perso solo la più bella Paralimpiade di sempre per un’accusa rivelatasi infondata – deve aiutare a riflettere anche su questo. Si può e si deve cercare di evitare comportamenti e atteggiamenti negativi. Da parte di tutti: atleti, dirigenti, giornalisti. A cominciare da una giustizia sportiva da modificare dalle fondamenta e da una lotta al doping che non sia solo d’immagine, ma di sostanza.
Tanni Grey-Thompson, ad esempio, una fra le più grandi di sempre nell’atletica in carrozzina e oggi commentatrice per la BBC, è scettica sull’unione di Olimpiade e Paralimpiade: «Non voglio che i disvalori possano contaminare i valori paralimpici», dice in sostanza. Già è successo. Ma si dovrebbe tendere al contrario. Si può e si deve, a volte, rimarcare le differenze.

Il presente testo è già apparso (con il titolo “Nessuno ridarà Londra a Fabrizio. Macchi assolto: ora chi lo ripaga? Lo sport paralimpico e i metodi olimpici”) in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con una serie di adattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Stampa questo articolo