Come si può restare indifferenti?

Come si può farlo, di fronte a quelle decine di persone con gravissime disabilità che stanno attuando lo sciopero della fame, mettendo a rischio la loro vita, per avere soprattutto garanzie sul rifinanziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza? E per raggiungere il pareggio di bilancio, si possono bellamente ignorare le norme nazionali e internazionali che tutelano i diritti umani?

Particolare di persona in carrozzina incatenataIn queste ore persone con gravissime disabilità stanno attuando lo sciopero della fame, mettendo a rischio la loro vita, per avere soprattutto garanzie sul rifinanziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, attualmente azzerato. Quel Fondo era stato previsto di aumentarlo in una bozza del cosiddetto “Decreto Balduzzi” per la tutela della salute, ma nella versione definitiva del testo [Decreto Legge 58/12, N.d.R.], non è stata inserita alcuna norma al riguardo.
Poi, nel Disegno di Legge di Stabilità, il Governo aveva addirittura previsto in un primo momento l’assoggettamento all’IRPEF delle pensioni e delle indennità di accompagnamento destinate alle persone con disabilità, ma in seguito a pressioni pervenute da più parti, si è rinunciato ad effettuare questo ulteriore taglio.

Tutto ciò non può lasciare indifferenti e credo si debba anche maggiormente riflettere sull’utilità di queste politiche di eccessiva austerità, visto che il debito pubblico è in crescita in molti Paesi europei, nonostante i tagli alle spese e gli aumenti delle tasse.
Pensiamo, ad esempio, a quel recente articolo del «Sole 24 Ore» del 14 ottobre, intitolato Nei paesi dell’austerity il debito sale sempre, ove l’autore, Beda Romano, precisa che dal 2007 al 2012 il debito pubblico, in percentuale del PIL (Prodotto Interno Lordo), è passato in Irlanda dal 24,8 % al 116,1%, in Spagna dal 36,2% all’80,9%, in Grecia dal 107,4% al 169,5%, in Portogallo dal 68,3% al 119,1%, in Francia dal 64,2% al 91%, in Italia dal 103,1% al 123,3%.
C’è dunque da chiedersi se in un contesto economico debole, il risanamento non gravi sulla ripresa a breve, riducendo le entrate fiscali e aumentando il disavanzo, con il rischio del crollo per l’intera economia, come sostengono da tempo gli economisti di scuola keynesiana, tra cui anche alcuni Premi Nobel. E anche secondo il Fondo Monetario Internazionale, senza crescita l’economia globale è in pericolo.
Va sottolineato, inoltre, che – sempre secondo il «Sole 24 Ore» – il sostegno pubblico al sistema bancario e finanziario europeo, tra il 2007 e il 2010, si stima sia stato pari a 1.600 miliardi di euro, corrispondente al 13% del PIL dell’intera Unione. Quello che colpisce è che ciò sia avvenuto senza l’ottenimento di adeguate garanzie in relazione all’utilizzo di questi fondi pubblici.

C’è pertanto la necessità di un maggiore confronto su questi temi, sulla base di un’informazione più ampia e corretta. È certamente giusto tagliare gli sprechi e i privilegi e c’è urgenza di aumentare gli investimenti, tenendo conto, però, dei costi e dei benefìci per la collettività ed evitando ulteriori scelte discrezionali e clientelari. Soprattutto bisogna garantire il diritto alla salute e una vita dignitosa ai Cittadini più in difficoltà, in particolare a quelli non autosufficienti, introducendo anche un salario minimo garantito per tutti, come è previsto in gran parte dei Paesi europei.
Per raggiungere il pareggio di bilancio non si può infatti decidere consapevolmente di portare alla disperazione – e in alcuni casi anche al suicidio – migliaia di persone, abbandonandole al loro destino e ignorando le norme nazionali e internazionali che tutelano i diritti umani, mentre su un altro versante continua lo spreco di risorse pubbliche e private.

Nel parlare dello «sciopero della fame attuato da persone con gravissime disabilità», Vincenzo Gallo si riferisce all’iniziativa estrema avviata il 21 ottobre dal Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti) e giunta già al terzo giorno, che vede appunto quarantaquattro persone con gravissime forme di disabilità (conseguenti a sclerosi laterale amiotrofica, distrofie muscolari, sclerosi multipla) in sciopero della fame, «fino a quando – era stato annunciato – il Governo non darà ascolto alle nostre vitali esigenze».
«Stiamo arrivando – scrive ora Salvatore Usala, segretario del Comitato – al 30% di riduzione dell’apporto calorico e fra qualche giorno ci saranno scompensi importanti. Invitiamo ancora i media, i partiti, le forze sociali e le associazioni a sensibilizzare il Governo al fine di prendere decisioni, perché i gravissimi disabili non si arrenderanno, sapendo bene di essere arrivati al capolinea. Non è possibile che il Governo non conosca la notizia della nostra iniziativa, diffusa da molti organi d’informazione. Vogliono davvero che “ci scappi il morto”?».
Dell’iniziativa la nostra testata si era occupata nei giorni scorsi, segnalando anche il pieno sostegno dato ad essa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Genitore di un ragazzo con grave disabilità.

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