Ed io sono una rosa!

Ci piace titolare con il verso conclusivo di una poesia di Emily Dickinson, citata da Fiamma Satta, la nostra chiacchierata con questa giornalista, già nota al pubblico radiofonico di RAI Radio 2 (tra l’altro per un programma-cult, come “Fabio e Fiamma”), per la quale la sclerosi multipla è stata «una specie di “lente di ingrandimento”, per individuare anche le più nascoste inciviltà»

Fiamma Satta

Fiamma Satta

Donna, giornalista professionista, classe 1958, madre di due figli, è nata, vive e lavora a Roma. Fiamma Satta è nota ai più per aver condotto numerosi programmi radiofonici, ad esempio, le fortunate edizioni della “Posta del cuore”, realizzate per RAI Radio 2 con Fabio Visca (Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio e Fabio e Fiamma), oppure L’una storta, sempre per RAI Radio 2, programma quotidiano con «indignazioni e ospiti vari», come racconta una sua biografia.
Nel 1993 le è stata diagnosticata la sclerosi multipla, da lei ribattezzata “Sua Molestia”, che le ha permesso di constatare l’inciviltà con la quale spesso sono chiamate a cimentarsi le persone in difficoltà.
Ed è proprio per raccontare questa inciviltà che dal 2009 cura, per «La Gazzetta dello Sport», una rubrica dal taglio ironico, intitolata Diversamente aff-abile. Diario di un’invalida leggermente arrabbiata. Da questa, nel 2010, è nato l’omonimo blog, ospitato nel sito della “rosea”, ove non si tratta solo di disabilità, ma si illustrano anche – grazie ai vari contributi di personaggi della cultura e dello spettacolo – diversi motivi di indignazione: razzismo, omofobia, disprezzo dei carcerati, degli immigrati, degli anziani e dei malati in genere. Alcuni di questi scritti sono raccolti nell’ultimo libro di Fiamma, Diario, diversamente affabile (Torino, Add editore, 2012).

«La sclerosi multipla […] è un doping al contrario grazie al quale io percorro a piedi i 15 metri fra il posto giallo e il mio portone in 3 minuti e 42 secondi, praticamente una lumachina stanca» (F. Satta, Diario, diversamente affabile, p. 19). Cara Fiamma, può raccontarci brevemente com’è cambiata la sua vita da quando ha scoperto di avere la sclerosi multipla?
«Quando una malattia invalidante, cronica e progressiva irrompe nella vita di una persona e della sua famiglia, produce uno sconquasso fisico-psicologico non indifferente. Personalmente, il danno più grave che “Sua Molestia” ha prodotto in me non è solo un danno fisico (ad esempio la progressiva incapacità di camminare), ma una lacerazione dei rapporti affettivi. La non accettazione della malattia da parte di chi ne porta il carico, il malato, e da parte di un familiare o più familiari, è devastante. D’altra parte, però, voglio concedere a “Sua Molestia” il “pregio” di avermi reso progressivamente più attenta, e più predisposta all’approfondimento della realtà. E di essere stata per me una specie di “lente di ingrandimento”, per individuare anche le più nascoste inciviltà».

Nel suo ultimo libro, lei distingue tra abilioni (individui abili consapevolmente incivili) e abilioti (anch’essi incivili, ma inconsapevoli). Perché pensa che sia così importante raccontare l’inciviltà?
«Perché serve a renderci tutti quanti più consapevoli del suo dilagare».

Che idea aveva della condizione di disabilità prima di esserne colpita personalmente? Il coinvolgimento personale ha cambiato la sua percezione? E se sì, in che modo?
«Certamente il coinvolgimento personale ha cambiato la mia percezione della disabilità. Accettarla negli altri, o viverla in prima persona è diverso. E ancora diverso, a volte difficilissimo, accettarla per noi».

Da giornalista, come valuta la qualità dell’informazione divulgata dai media in tema di disabilità? E da persona con disabilità qual è il suo giudizio?
«I media cominciano ad essere più attenti alla disabilità. E i disabili dovrebbero sforzarsi – se possibile, e per quanto possibile – di uscire di più, mostrarsi, conoscere i propri diritti, pretendere di essere rispettati. E guardati negli occhi. Perché negli occhi si intravede la persona, e non nelle sue capacità motorie».

Recentemente a Londra si sono svolte le Paralimpiadi. Un evento che ha avuto una copertura mediatica senza precedenti. Mostrare le straordinarie imprese degli/delle atleti/e disabili aiuta a superare l’equazione ancora molto diffusa “persona con disabilità=persona senza alcuna abilità”, oppure rischia di indurre qualcuno a sottovalutare le difficoltà quotidiane incontrate dalle persone disabili comuni nel fruire dei luoghi e nell’accedere ai servizi di cui lei parla nei suoi scritti?
«La visibilità delle Paralimpiadi è senza dubbio positiva per tutti: abili e disabili. Le difficoltà quotidiane non devono mai essere sottovalutate, da nessuno».

Gli studi in tema di donne con disabilità hanno rilevato le discriminazioni multiple a cui esse spesso sono soggette. A livello di esperienza personale ha mai avuto riscontri in tal senso? Si è mai sentita più discriminata rispetto agli uomini con disabilità?
«Non ho mai avuto esperienze di discriminazione rispetto a uomini con disabilità, sul lavoro, o fuori. Certamente nel lavoro, però, la mia condizione mi ha posto in una posizione di “svantaggio” di fronte a uomini abili, ma non mi sono mai sentita da meno di loro. Anzi… Prova questa, che l’abilità di una persona non si misura sulle sue capacità motorie».

Nel videoblog Ritorno di Fiamma, ospitato nel sito di «Vanity Fair», lei intrattiene il suo pubblico con dialoghi, conversazioni, interviste sui più diversi temi con persone della cultura e dello spettacolo. Talvolta queste persone sono chiamate a leggere delle poesie. Così possiamo ascoltare e vedere, ad esempio, Margherita Hack che legge Stella, mia unica stella di Giuseppe Ungaretti, oppure Paola Turci che legge Io non ho bisogno di denaro di Alda Merini. Vuole chiudere questo scambio con qualche verso che le piace particolarmente?
«Amo particolarmente questa poesia di Emily Dickinson: “Un sepalo ed un petalo e una spina / In un comune mattino d’estate, / Un fiasco di rugiada, un’ape o due, / Una brezza, / Un frullo in mezzo agli alberi / Ed io sono una rosa!” (1858)».

Il presente testo è già apparso nel sito del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo “La Fiamma che mette in luce l’inciviltà”, e viene qui ripreso, con alcuni lievi riadattamenti al contesto, per gentile concessione.

Il Gruppo Donne UILDM
14 eventi e altrettante pubblicazioni della collana Donna e disabilità, tantissimi articoli, interviste, recensioni, adesioni a campagne ecc., organizzati per temi, varie segnalazioni di film attinenti alle donne disabili, centinaia di segnalazioni bibliografiche e di risorse internet schedate: è questa la produzione del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che costituisce certamente una delle esperienze più vive e interessanti – nel campo della documentazione riguardante la disabilità – avviata nel 1998 in modo informale.
Gli obiettivi originari erano da una parte quello di raggiungere le pari opportunità per le donne con disabilità, attraverso una maggiore consapevolezza di sé e dei propri diritti, dall’altra cogliere la “diversità nella diversità”, riconoscendo la specificità della situazione delle donne disabili.
Poi, nel corso degli anni, il Gruppo ha cambiato in parte il proprio ambito d’interesse, oltre a non essere più composto da sole donne e a non occuparsi esclusivamente di questioni femminili. La stessa disabilità è diventata uno dei tanti elementi in un percorso di integrazione e di apertura su più fronti.
Nel 2008, per festeggiare il suo decimo “compleanno”, il Coordinamento del Gruppo Donne (composto attualmente da Francesca Arcadu, Annalisa Benedetti, Valentina Boscolo, Oriana Fioccone, Simona Lancioni, Francesca Penno, Anna Petrone, Fulvia Reggiani e Gaia Valmarin) ha deciso di investire di più in informazione e in documentazione, recuperando i suoi obiettivi originari, senza rinunciare all’apertura quale tratto distintivo. E così – come in un laboratorio – è iniziato un lavoro finalizzato a organizzare e rendere fruibili, attraverso il proprio spazio internet, le informazioni che circolano all’interno del Coordinamento stesso.
Un importante, ulteriore salto di qualità, infine, si è avuto con la creazione di un repertorio (VRD – Virtual Reference Desk), che raggruppa le varie risorse fruibili in internet (in lingua italiana) di e su donne con disabilità.
Nel 2011 il Gruppo Donne UILDM ha anche ricevuto da Decima Musa Caravaggio (Associazione Culturale Europea-Compagnia Teatrale) il Premio Decima Musa «per il valore di un’attività finalizzata al raggiungimento delle pari opportunità, che sottolinea e affronta il problema specifico e la situazione delle donne disabili».
Il Gruppo Donne UILDM è anche su Facebook (cliccare qui).

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