Le tante sfide di Claudio

Considera la maratona «la parte più nobile e sofferta della corsa» e la vive come «una sfida, contro gli avversari, contro se stessi, contro le avversità della vita». L’handbiker piemontese Claudio Mirabile, quarto alla recente “Maratona d’Italia” di Carpi, sta preparandosi ai duri allenamenti della stagione fredda, che soli potranno consentirgli di ottenere buoni risultati nel 2013

Claudio Mirabile

Claudio Mirabile

«Della corsa, la maratona costituisce la parte più nobile e sofferta. Si dice che essa offra alle masse una possibilità d’identificazione con l’angoscia e la bellezza dello sport poiché i concorrenti riuniscono mente e corpo in una prova definitiva delle loro risorse. Chi gareggia lo fa soprattutto con la forza delle gambe, io lo faccio con la forza delle braccia».
Così ci ha risposto Claudio Mirabile, handbiker, persona paraplegica da alcuni anni a causa di un incidente in moto, quando gli abbiamo chiesto del perché si corra una maratona.

Sono tante le maratone che si corrono nel mondo. Ovvero sono tante le gare di corsa sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri, nel ricordo di quella più epica in assoluto, nella quale un “emerodromo” (corridore eccezionale che recapitava notizie), il mitico ateniese Fidìppide, dopo la battaglia tra Spartani e Ateniesi, corse fino ad Atene, per poco più di 42 chilometri, morendo probabilmente per la fatica, dopo avere annunciato la vittoria di Atene.
La Maratona di New York è una tra le più famose al mondo. Nel nostro Paese, invece, spicca per bellezza quella di Carpi, nota anche come “Maratona d’Italia”, alla quale ha gareggiato anche Mirabile, arrivando quarto, un piazzamento, però, che si può considerare alla stregua di una vittoria, di una sua personale conquista.
Claudio si allena tutto l’inverno, al coperto quando piove o fa freddo, disponendo la sua handbike su speciali rulli. Appena il tempo glielo consente, macina chilometri su chilometri con sacrificio e determinazione dalle parti di Sommariva del Bosco (Cuneo) dove vive.
Quest’anno ha partecipato a varie gare del Giro d’Italia di Handbike, migliorandosi a ogni competizione. Negli anni scorsi ha preso parte ad altre maratone, tra le quali quelle di Padova e di Berlino.

Subito dopo Carpi (14 ottobre), abbiamo chiesto a Claudio di raccontarci della corsa. «La gara è andata proprio bene, ho concluso in 1 ora e 16 minuti. Ho dovuto affrontare un percorso molto più impegnativo e difficile degli altri anni, per via di gimcane e di vari rallentamenti dati da curve strette. Questa è stata la mia ultima gara per il 2012, un anno iniziato non bene, ma concluso con notevoli miglioramenti rispetto agli anni passati. E penso già al prossimo inverno, perché i buoni risultati delle corse durante l’anno si preparano essenzialmente nella stagione fredda».
«Ma perché ti piacciono tanto le maratone?», gli chiediamo, in fondo rientrano in quella parte dell’atletica leggera chiamata podismo, e tu sei un ciclista dell’handbike! «Beh, perché ogni gara è principalmente una sfida, contro gli avversari, contro se stessi, contro le avversità della vita».

Stampa questo articolo