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Riabilitazione neuromotoria a Venezia: alcune riflessioni

Donna sottoposta a riabilitazione neuromotoriaVorrei discutere di quella branca specialistica multidisciplinare che consente alle persone con disabilità di migliorare le loro condizioni motorie e di recuperare funzionalità. In casi gravi è indispensabile per non peggiorare e quindi per evitare o procrastinare la perdita di autonomia, di deambulazione, di autosufficienza in generale.
Nella ULSS 12 di Venezia, purtroppo, sono stati via via ridotti in maniera molto preoccupante i servizi ambulatoriali riabilitativi specifici e l’assenza di tali presìdi sanitari impedisce la presa in carico e quindi rende impossibile predisporre un piano riabilitativo individuale, con tutte le gravi conseguenze facilmente immaginabili. Spesso, dunque, costringe le persone interessate a rivolgersi al mercato privato, con spese insostenibili.

La riabilitazione negli Anni Settanta
E tuttavia non è sempre stato cosi. Mi occupo di riabilitazione dal 1966, da quando ho iniziato a lavorare con l’AIAS, l’Associazione Italiana per l’Assistenza agli Spastici. Nel 1972 la stessa AIAS promosse la costituzione di un Consorzio Volontario tra i Comuni della Provincia di Venezia e l’Amministrazione Provinciale, poiché all’epoca l’intervento pubblico in materia sanitaria era facoltativo.
Ho lavorato per molti anni all’interno di quel Consorzio, con compiti organizzativi e amministrativi. Il primo Centro Ambulatoriale di Riabilitazione Motoria della Provincia di Venezia, con sede a Mestre (Via Forte Marghera, 31), venne trasferito nel 1977 (in Via Torino, 65). Nel 1978, poi, erano attivi Centri Ambulatoriali a Marghera, a Santa Chiara e Castello a Venezia, a Murano, a Chioggia, a Dolo, a Mirano, a San Donà e a Portogruaro, oltre che a quello citato di Via Torino a Mestre.
In quel momento – ed esattamente nel 1977 – gli utenti erano 859, dei quali 80 con età inferiore a un anno di vita. L’organico era composto da 3 medici specialisti, 2 assistenti sociali, 22 fisioterapiste/i, 2 logopediste e 3 amministrativi. Già da allora venivano effettuate le visite e i trattamenti a domicilio per gli intrasportabili. I consulenti, con periodicità mensile, erano del calibro del professor Adriano Milani Comparetti di Firenze, a quei tempi massimo esperto a livello internazionale nella riabilitazione delle paralisi cerebrali infantili. Per la cronaca, fratello del più celebre don Lorenzo.
Le cure, infine, erano assolutamente gratuite. Il Consorzio, infatti, era convenzionato con il Ministero della Sanità, che rimborsava trimestralmente le rette delle prestazione effettuate. Gli Enti Locali aderenti avevano quindi funzioni gestionali e promozionali, che li caratterizzavano in senso positivo dal resto del Paese.

Passaggio di competenze all’ULSS
Anche se nella programmazione regionale del Veneto, i servizi del Consorzio erano indicati a livello sovracomprensoriale, nel 1980 l’Ente Consortile fu sciolto e l’équipe smembrata e divisa tra le ULSS della Provincia. Con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 (istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale), all’articolo 26 si stabilì infatti la competenza e l’obbligatorietà dell’intervento delle Aziende Sanitarie in materia di riabilitazione: «Prestazioni di riabilitazione. – Le prestazioni sanitarie dirette al recupero funzionale e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, dipendenti da qualunque causa, sono erogate dalle unità sanitarie locali attraverso i propri servizi. L’unità sanitaria locale, quando non sia in grado di fornire il servizio direttamente, vi provvede mediante convenzioni con istituti esistenti nella regione in cui abita l’utente o anche in altre regioni, aventi i requisiti indicati dalla legge, stipulate in conformità ad uno schema tipo approvato dal Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale».
Alle ULSS di Chioggia, Dolo, Mirano, San Donà e Portogruaro vennero quindi assegnati due terapisti ciascuna, mentre il resto dell’équipe rimase a Mestre. Gli Amministratori avevano però altri problemi da risolvere. Nella complessa fase istitutiva delle ULSS periferiche, infatti, il personale era molto carente. La maggioranza degli operatori e dei dirigenti degli enti disciolti era poi rimasta a Venezia, dove esistevano le sedi delle amministrazioni confluite nel Sistema Sanitario Nazionale. I due terapisti assegnati a ciascuna delle ULSS sopracitate vennero quindi a trovarsi da soli, senza alcun collegamento con l’équipe di Mestre.
Nel corso degli anni, dunque, le ULSS hanno affronto il problema della riabilitazione in modo diverso l’una dall’altra. Nell’ULSS 12 di Venezia-Mestre, ad esempio, i servizi riabilitativi dell’ex Consorzio vennero successivamente incorporati con le strutture di terapia fisica, anche se le Linee Guida Ministeriali e Regionali sulla Riabilitazione avrebbero previsto la distinzione delle due attività sanitarie, proprio perché la prima è riservata a persone con disabilità permanenti, mentre la seconda serve per gli assistiti con traumi temporanei.
In anni più recenti, poi, l’Azienda ULSS 12 ha esternalizzato i servizi riabilitativi per persone con disabilità, senza applicare lo schema-tipo di convenzione previsto dal citato articolo 26 della Legge di Riforma Sanitaria. Pur trattandosi di attività specifica di carattere sanitario, ha stanziato quindi un budget annuo dai fondi del settore socio assistenziale, dotazione che nel mese di marzo di quest’anno ha ridotto del 40%, con effetto retroattivo.

Urge un’immediata mobilitazione
Riparlare quindi di riabilitazione, oggi, appare assolutamente indispensabile, nel momento in cui la Regione Veneto sta predisponendo le schede dei Servizi Sanitari del Territorio, dopo la recente approvazione del Piano Socio Sanitario Regionale.
Attualmente in Regione si spendono circa 25 milioni di euro del Fondo Sanitario per Servizi Riabilitativi Convenzionati, previsti dal più volte citato articolo 26 della Legge 833/78 e nessuno di tali Servizi è situato in provincia di Venezia. Chiedere pertanto alla Regione che anche le persone veneziane con disabilità possano avere le cure specifiche è il minimo che si può e si deve fare e dev’essere motivo di immediata mobilitazione delle associazioni del settore, dei partiti, dei sindacati, di tutti coloro che credono veramente nei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità.

Cooperativa Sociale Rochdale. Il presente testo è già apparso nella testata «VIS – Venezia in Salute», n. 4/2012 e viene qui ripreso, con lievi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.