Marche: non si riordinano così i servizi sociali!

Ben quaranta organizzazioni del Terzo Settore delle Marche avevano chiesto, poco più di un anno fa, che il riordino dei servizi sociali nella Regione avvenisse all’insegna della chiarezza e della concretezza. Ora, di fronte al testo di riforma proposto, quelle stesse organizzazioni lo ritengono «fortemente deludente», in particolare – ma non solo – per la mancata definizione delle prestazioni essenziali territoriali

Mano con una matita dalla punta spezzataNell’ottobre del 2011, oltre quaranta organizzazioni del Terzo Settore delle Marche –  comprese alcune Federazioni Regionali e le varie Associazioni componenti il CAT (Comitato Associazioni Tutela) – avevano sottoscritto, in vista della definizione di una proposta legislativa regionale,  un documento nel quale avevano elencato alcuni contenuti definiti come «irrinunciabili», esprimendosi in particolare così:«Il riordino dei servizi sociali nelle Marche è necessario, ma è indispensabile che esso definisca alcuni aspetti caratterizzanti la riforma; il rischio da evitare, infatti, è quello di proporre una riforma generica che non affronti i nodi fondamentali del settore».

Ebbene, il testo di riforma che nei prossimi giorni verrà approvato dalla Giunta Regionale e che poi proseguirà il suo iter, fino all’esame da parte del Consiglio Regionale, «delude fortemente le aspettative», come si può leggere in una nota prodotta in questi giorni a cura del citato CAT delle Marche, e «al di la delle enunciazioni, ben poco cambierà per il sistema dei servizi sociali e soprattutto per i Cittadini che hanno bisogno dei servizi».
«Per quello che le associazioni hanno potuto appurare – prosegue la nota – il testo raccoglie pochissime delle proposte delle associazioni stesse, ma, soprattutto non offre alle persone che hanno bisogno di questi servizi adeguate risposte alle loro esigenze. Nessun riferimento, infatti, verrebbe fatto ad aspetti essenziali del sistema dei servizi sociali e in particolare alle modalità di autorizzazione e accreditamento dei servizi, oltreché alla vigilanza e alla verifica; alla definizione – in mancanza di livelli essenziali nazionali – dei soggetti per i quali si prevede un accesso prioritario (così come stabilito dalla Legge Quadro Nazionale [Legge 328/00, N.d.R.]) alla rete dei servizi sociali territoriali; al trasferimento delle residue competenze delle Province ai Comuni; alla definizione delle figure professionali che operano all’interno dei servizi sociali; alla costituzione di uffici di pubblica tutela per la protezione giuridica delle persone non autonome; a meccanismi certi di finanziamento dei servizi».

«Ed è proprio l’attuale situazione di crisi e la difficoltà in cui versano tante persone – conclude il comunicato – a richiedere di definire delle prestazioni essenziali territoriali, così da assicurare e garantire uno “zoccolo duro” di servizi sociali a quei soggetti “in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria” [articolo 2, comma 3 della Legge 328/00, N.d.R.], per i quali la Legge Quadro Nazionale indicava la necessità di accesso prioritario al sistema dei servizi». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteriacatmarche@gmail.com.

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