L’autismo e i danni della disinformazione

«Associare la grave sociopatia di una persona all’autismo o alla sindrome di Asperger – scrive Elena Bulfone – come è stato fatto per l’autore della terribile strage negli Stati Uniti, è altamente fuorviante e gli strumentali articoli di alcuni giornalisti disinformati e aggressivi nella loro banalizzazione degli eventi possono portare l’opinione pubblica a ghettizzare e stigmatizzare le persone affette da questa patologia e le loro famiglie»

Tom Hanks in "Forrest Gump"

L’attore Tom Hanks nella parte di Forrest Gump

Nel celebre film Forrest Gump, che racconta della mirabolante vita di una persona affetta da disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), a un certo punto il protagonista – interpretato dall’attore Tom Hanks – citando la madre e le sue famose frasi diceva: «Scemo è, chi lo scemo fa…» e la questione si aggrava, quando qualcuno di questi personaggi si appropria delle “vesti di giornalista” di grosse testate di quotidiani nazionali! Si aggrava perché ad andarci di mezzo sono i bambini e le famiglie delle persone affette da autismo che ogni giorno frequentano le scuole e si recano al lavoro e… allora… forse aveva ragione Marco Paolini, quando nello spettacolo teatrale Ausmerzen ci ricordava quanto sia facile condizionare l’opinione pubblica a “eliminare il diverso”, colui che è antieconomico per eccellenza: il disabile!

Fuor di ogni metafora, riteniamo che associare la grave sociopatia di una persona all’autismo o alla sindrome di Asperger – come è stato fatto nei giorni scorsi per il giovane Adam Lanza, autore della terribile strage in una scuola degli Stati Uniti – sia altamente fuorviante e che gli strumentali articoli di alcuni giornalisti disinformati e aggressivi nella loro banalizzazione degli eventi possano portare l’opinione pubblica a ghettizzare e stigmatizzare le persone affette da questa patologia e le loro famiglie.
Tutte le famiglie di queste persone – per lo più abbandonate a un destino di grave difficoltà dalle Istituzioni preposte – faticano quotidianamente a fare ottenere ai loro figli i diritti basilari alle cure e alla riabilitazione, non possono fruire in parte o in tutto dei più elementari diritti allo studio e all’alfabetizzazione culturale, al divertimento e alla partecipazione ad attività di socializzazione, per non parlare dei fondamentali diritti alle cure sanitarie e al lavoro, a causa della disinformazione, dell’impreparazione e, in taluni casi, dell’assoluta ignoranza di chi dovrebbe strutturare seri percorsi di presa in carico.

Fino a qualche anno fa si può dire che di queste sindromi nessuno conoscesse nemmeno le caratteristiche. Nessuno di noi, uomini della strada, poteva ad esempio immaginare che persone come i protagonisti di Forrest Gump o di Rain Man fossero parte della sindrome. E forse nemmeno tutti sanno che personalità della scienza come Albert Einstein o Nikola Tesla oggi sarebbero diagnosticati come persone dello spettro autistico! Pochi, inoltre, sanno che il carico maggiore dell’inserimento di questi ragazzi all’interno della nostra società è completamente sulle spalle delle loro famiglie, che ogni giorno bussano a centinaia di porte, chiedendo umilmente che ai loro figli siano date le stesse opportunità di quelle offerte ai ragazzi neurotipici.
Vorremmo perciò che parlando di autismo e di sindrome di Asperger, non vi si associassero immagini di violenza o di morte, ma si pensasse a una pluralità di modi per vivere la stessa vita.
I nostri ragazzi sono dei grandi “maestri di vita”, ci hanno insegnato a pensare in modo divergente, a ricostruire le nostre vite di educatori, facendo largo al loro modo di essere speciale e variopinto. Ci hanno insegnato a diventare persone migliori che possono reinventare un modo di esistere assieme, una società nuova in cui si faciliti il “diverso”, il più debole, colui che non sa farsi strada se non per mezzo dell’aiuto dell’altro. Un mondo in cui chi è forte diventa ancora più forte e saggio, grazie alla presenza operante accanto al più debole e delicato.

Insomma, proprio grazie all’autismo noi ci sentiamo persone migliori e vorremmo che questa opportunità fosse percepita e impressa nel cuore di tutti coloro che oggi, a ragione, inorridiscono di fronte quel grave fatto di cronaca, cui ci associamo nel cordoglio e nella tristezza.

Presidente di ProgettoAutismo FVG.

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