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Ho sognato di vivere in un Paese civile…

Disegno di Paolo Marengo con due disabili

Disegno di Paolo Marengo, realizzato in esclusiva per «DM», giornale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Per gentile concessione

L’anno nuovo è appena cominciato ed è tempo di riflessioni e di riassunti. Ma prima di questo inizio d’anno, c’è stato il discorso del Capo dello Stato, che ho ascoltato in televisione. Ebbene, un po’ l’atmosfera della fine d’anno, un po’ il desiderio, umano, di sognare, e io alle sue parole ho voluto quasi crederci. Che finalmente avrebbero pagato i ricchi e non i poveri e che le classi deboli sarebbero state tutelate. Forse anche lui ci credeva, magari qualche bicchiere di spumante se l’era bevuto pure lui, ma sembrava proprio convinto. Vuoi vedere che per una volta cerchiamo di importare il “buono dell’America”, mi sono detta. Dove Obama si apprestava a votare una disposizione che avrebbe fatto pagare la crisi alle classi ricche, quelle che logicamente, quando ci sono tempi grami, non dovrebbero poter pasteggiare alle Hawaii?
Purtroppo, però, il 31 è passato e mi sono ritrovata al primo di gennaio, informata – grazie al web e non certo a giornali e TV – di una certa Circolare numero 149 del 28 dicembre 2012, prodotta dall’INPS. Che simpaticone, l’INPS, come farci mancare il suo personale regalo di Capodanno?
Dunque, quella Circolare dice che gli invalidi al 100% potranno avere la pensione di invalidità solo se non supereranno i 16.300 euro, come reddito familiare [precisamente prendendo in considerazione anche il reddito del coniuge, N.d.R.]. Perché, si sa, cosa darci o non darci l’INPS può sceglierlo ogni anno, decidendo al tempo stesso quanto e come “sostentarci”. Finora il reddito che contava era quello individuale, ora, almeno per i 100% , non più. Sparisce quindi, per i disabili al 100%, il diritto ad essere trattati come individui con una dignità e dei bisogni individuali e si collega la loro vita per sempre a un coniuge che, immaginiamo, faccia una “gran bella vita” dai 17.000 euro di reddito in su.
Come minimo, sarà un operaio, come mio marito, custode in uno stabile, o altre amenità del genere. C’è proprio da frequentarci il golf club, con quelle cifre!
Siccome di sicuro riuscivano, con una cifra di meno di 1.000 euro (275 di pensione e circa 400 di accompagno), a curarsi, vestirsi, magari pagarsi un aiuto, allora togliamogli l’assegno, perché non è ammissibile che vi siano questi “cresi” nella terra delle rinunce! In quella stessa terra, cioè, dove un “povero parlamentare” prende una cifra, tra diarie e altro, intorno ai 15.000 euro mensili, e il suo portaborse non meno di 3.000. Come non essere d’accordo, quindi, che l’INPS attribuisca la crisi al disabile al 100% che abbia osato sposarsi?
Siccome poi tale soglia è indipendente dal numero dei figli, ipotizziamo che fare figli, per l’INPS, sia addirittura un crimine, punibile con una norma ancora più restrittiva di quelle vigenti (visto che, in teoria, per i figli dei lavoratori, invece, ci sono detrazioni).

Detto in soldoni: tu, disabile al 100 %, sei un “parassita della società” e non hai diritto nemmeno a vederti riconosciuto un ruolo paterno o materno che, infatti, non servirà a innalzare il tetto di reddito fino al quale io, magnanimo Stato, ti concedo meno di 300 euro al mese!
A nulla vale ribattere l’ovvia constatazione che tutti avrebbero diritto a pari opportunità e scelte, compresa quelle di sposarsi e rimanere sposati anche quando il “fulmine”, inteso come sclerosi multipla, ma non solo, ti colpisce. A nulla vale ribattere che in questo modo si lede direttamente non solo la dignità, ma la sopravvivenza stessa di una famiglia. Perché il coniuge che lavora – facciamo un esempio, mio marito – lavora spesso tutto il giorno, i soldi non glieli regalano. E nel frattempo il disabile, quello al 100%, che spesso è in carrozzina e che comunque di certo non scoppia di salute, rimane solo, quando non con qualche figlio da accudire. Ma può farsi aiutare da qualcuno? E come, con meno di 400 euro al mese? E se gli serve, come spesso accade, un’indagine urgente che, ovviamente, dovrà pagarsi, visti i tempi della mutua? E se vuole comperarsi un paio di mutande in più? E se vuole – non posso credere che lo voglia davvero ma sapete come sono questi “derelitti” – sentirsi dignitosamente un membro della famiglia?

Carissimi signori dell’INPS, caro presidente Mastrapasqua che ogni due o tre giorni ti diverti ad andare in televisione a elencare quei quattro “truffatorelli” che scova la Finanza e non certo tu, credevo che il fondo fosse stato toccato. Ma non è così e a questo punto mi accorgo che la sera del 31 io semplicemente ho sognato. Ho sognato di vivere in un Paese civile, in cui la dignità del Cittadino fosse tutelata, nonostante la malattia, sognato che in una società civile un simile abuso sarebbe stato impossibile, come pigliare a calci un uomo a terra.
Ora mi sono svegliata, e non so come fare. Vorrei riaddormentarmi e di nuovo sognare, ma non si può più. Chissà se ci si può dimettere dall’essere italiani e lasciare questo Paese in mano solo ai “magnaccioni”, non votarli, “questi boia”, stracciare davanti a loro le tessere elettorali… Tutti e tutte insieme, se non fanno qualcosa… Io lo spero, perché non voglio sognare, ma voglio pensare di trovarmi ancora in una società solidale. Perché se vogliamo, e se siamo uniti, questa infamia, una vera e propria “legge razziale contro i disabili”, non passerà.

Ringraziamo Silvano Pasquini per la collaborazione.