Finalmente, un po’ di chiarezza sulle iniquità!

«Bisognerebbe farla conoscere bene – scrive Vincenzo Gallo – la storia dei provvedimenti contro i diritti delle persone con disabilità!». In tal modo, sostiene infatti, ci si potrebbe indignare, di fronte a misure che avrebbero di fatto eliminato le indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità, come la riforma fiscale e assistenziale voluta nel 2011 dall’ex ministro Tremonti, che l’ha riproposta qualche giorno fa

Giulio Tremonti

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva anche più volte dichiarato, in particolare nel 2011, che «un Paese con 2 milioni e 700.000 invalidi non può essere competitivo»

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, partecipando il 5 gennaio scorso al programma In onda su LA7, ha accusato il presidente del Consiglio uscente Mario Monti di non avere approvato la riforma fiscale e assistenziale, che avrebbe permesso di evitare altri tagli!
Finalmente, quindi, è stata fatta un po’ di chiarezza! Va sottolineato, infatti, che il Governo Berlusconi, nell’estate del 2011, aveva approvato una manovra che prevedeva 40 miliardi di tagli, derivanti appunto dalla riforma fiscale e assistenziale, che avrebbero duramente colpito anche le persone con disabilità [sulla questione suggeriamo la lettura del nostro testo intitolato Cronache dalla deriva, ampia ricognizione di Carlo Giacobini, sulla situazione di quell’estate, N.d.R.].
Se quella riforma fosse stata attuata, sarebbero state di fatto eliminate le indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità di cui “godono” le persone con gravi disabilità non autosufficienti, non in grado di deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Per colpire infatti i cosiddetti “falsi invalidi” – per i quali sono stati già previsti migliaia di controlli e introdotti dall’INPS forti restrizioni -, sarebbero stati colpiti anche i disabili veri. E vale sempre la pena sottolineare che quelle misure di sostegno – del tutto insufficienti – consentono a stento alle persone con gravi disabilità di continuare a vivere presso la propria abitazione, senza dover ricorrere al loro ricovero in istituti, che comporta tra l’altro maggiori costi per lo Stato.
Dispiace, quindi, che queste misure così inique non siano al centro del dibattito politico, suscitando la dovuta indignazione e addirittura che esse vengano riproposte.

A questo punto, bisogna dare atto al Governo Monti – in particolare al sottosegretario al Welfare Maria Cecilia Guerra – e ad alcuni esponenti della Commissione Affari Sociali, come Livia Turco e Margherita Miotto, oltreché alla responsabile delle Politiche Sociali del Partito Democratico, Cecilia Carmassi e ad altri pochi esponenti politici, di avere accolto le richieste di alcune associazioni, come quelle appartenenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e di singole persone disabili o loro familiari, impedendo l’approvazione di quella riforma fiscale e assistenziale, anche quando alcune misure erano state in parte riproposte di recente dal Ministro dell’Economia nell’ultima Legge di Stabilità.
Bisognerebbe farla conoscere, la storia di questi provvedimenti contro i diritti delle persone con disabilità, per far sì che i Cittadini potessero votare più consapevolmente ed evitare che il nuovo Parlamento possa di nuovo approvare misure in contrasto con i diritti umani, la Costituzione e la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Genitore di un ragazzo con grave disabilità.

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