La piuma del colibrì

Tanto pesano, secondo Giorgio Genta, le vite delle persone con disabilità, quando non ne vengono rispettati i diritti. «Per chi votare – scrive quindi – delegando le nostre vite?». E riflettendo sulla mancata candidatura di Pietro Barbieri, presidente della FISH, aggiunge: «Abbiamo sperato di poter votare per uno che crede al “Nulla per Noi senza di Noi e le Nostre Famiglie”. Ora, però, speriamo diventi portavoce del Forum del Terzo Settore»

Colibrì

Il colibrì – il peso delle cui piume Giorgio Genta paragona alle vite delle persone con disabilità, quando manca il rispetto dei loro diritti – è considerato il più piccolo uccello al mondo

Il rullìo dei tamburi mediatici è così forte da far venire mal di testa al povero Cittadino con disabilità. Ora, come se non avesse già abbastanza problemi nella vita, lo “braccano” letteralmente, per strappargli l’unica cosa che ancora possiede e che è ambìta dai potenziali rappresentanti del popolo: il voto.
Nelle prossime settimane, stiamone certi, persino i più biechi e retrogradi uomini politici – in essere o in fieri – si riscopriranno “amantissimi dei nostri bistrattati diritti”, inveiranno contro tutti i loro colleghi di scranno che nulla hanno compreso delle necessità dei “diversamente abili” (solo gli uomini politici e le vecchie direttrici didattiche prossime alla pensione obbligatoria per raggiunti limiti di età usano ormai questo termine…), mentre loro sì, loro sono un “pozzo di sapienza e di umanità”, traboccante di proposte di legge prive di copertura finanziaria e che naturalmente, appena eletti, verranno presentate subito dopo quella a favore degli ammaestratori di colibrì!

Purtuttavia bisognerà ben votare. Abbiamo fatto tanta fatica per conquistare quel pochissimo (pochissimo, in relazione al comune senso di giustizia) che abbiamo raggiunto e ora vogliamo starcene a casa? Giammai! Scenderemo dai nostri letti elettrici a sponde abbattibili, aiutati da amorevoli caregiver familiari, inforcheremo audacemente carrozzine ipertecnologiche o più semplici “superleggere”, daremo di piglio a stampelle, tripodi e bastoni, balzeremo dai piani di statica e dai tavoli da fisioterapia, usciremo di casa su lampeggianti ambulanze o su più quiete monovolumi attrezzate con elevatore… e andremo a votare! Ma votare chi ? Questo è il dilemma che ci affligge ad ogni tornata elettorale.
Per definizione, gli uomini politici eletti sono dei “traditori”. Sono dei traditori perché, avendo fatte troppe ed esagerate promesse elettorali, sono “costretti a tradire” le aspettative dei propri elettori.
Alcuni tradiscono in maniera smaccata e senza alcun pudore e dal giorno successivo al loro insediamento, trattano i loro elettori portatori di istanze specifiche con un malcelato fastidio, dal momento che le successive elezioni sono lontane e l’elettore medio è dotato di una corta memoria. Altri tradiscono con maggior dignità. Ma il tradimento permane.
Allora di chi fidarsi? Di nessuno? E chi ci rappresenterà? A chi delegare le nostre vite, che senza il rispetto dei diritti rischiano di pesare meno della piuma di un colibrì?

E se eleggessimo “uno di noi”, ovvero una persona con disabilità “propria” o qualcuno che si occupa con competenza di disabilità? I precedenti, purtroppo, non sono confortanti.
Al di là infatti dei partitini “dei disabili” di fantasia, creati appositamente allo scopo, il cui Presidente – in genere un funzionario di carriera prossimo alla pensione – due mesi dopo l’elezione, poniamo, alla Camera, trasmigra in qualche partito tradizionale (magari in quello che dice di occuparsi della famiglia), la disabilità non ha mai avuto (attendo smentite e rampogne) rappresentanti parlamentari di rilievo, almeno dai tempi della Legge 104/92 in poi.
Per pudore taccio di quelli che avrebbero dovuto rappresentare la “categoria” nella passata legislatura. E in quelle antecedenti. Ho in mente quattro nomi: tre rappresentativi, a vario titolo, della “categoria” in se stessa e uno proveniente da una presidenza di raggruppamenti familiari. E a questo punto – illudendomi di avere dei Lettori… – attendo sdegnate proteste e possibili denunce.

Ma allora che fare? Abbiamo sperato di poter votare per “uno di noi”. Uno che fosse in grado di rappresentarci con tutte le umane debolezze che ha, che abbiamo tutti. Uno “che già conta”, uno che crede al “Nulla per Noi senza di Noi e LE NOSTRE FAMIGLIE” (maiuscolo non casuale), uno al quale saremmo stati in grado poi di tirare le orecchie se non si fosse comportato bene.
Abbiamo provato a farlo, a “costruire dal basso” la sua candidatura, a lanciare il più rivoluzionario degli slogan, quello che neppure gli studenti di Nanterre e della Sorbona osarono gridare nel Sessantotto, “La Democrazia al Potere!”.
Speravamo insomma di portare in Parlamento Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Ma non è stato possibile. Pazienza! Ora, però, speriamo venga giustamente nominato portavoce del Forum del Terzo Settore, a riconoscimento dei suoi meriti organizzativi.
E se poi non si comporterà bene – ma noi crediamo che lo farà! – gli sgonfieremo le ruote della carrozzina, pur con un terribile dubbio: e se avesse ruote “piene”?

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