Per rimettere al centro il rispetto dei diritti

Un manifesto/appello in tredici punti, proposto a tutte le forze politiche, in vista delle prossime elezioni, per far sì che vengano inserite nelle varie agende quelle che l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) ritiene le azioni chiave necessarie al rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità e delle loro famiglie

Donna in carrozzina fotografata di spalle con le braccia spalancateNulla su di Noi senza di Noi: è questa la base da cui parte il manifesto/appello che l’ANFFAS – l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e al Forum Nazionale del Terzo Settore – ha inviato ai partiti in lizza per le prossime elezioni politiche.
Si tratta di un elenco di tredici punti, ove sono riassunte in sintesi le azioni chiave che l’ANFFAS propone alle forze politiche di inserire nelle proprie agende, per consentire il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità (in particolare di quelle con disabilità intellettiva e/o relazionale) e delle loro famiglie.

Inclusione scolastica e lavorativa, accessibilità alla formazione e all’informazione, rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, definizione dei nuovi criteri per l’accertamento della disabilità e progetto globale di vita, rivisitazione dei Livelli Essenziali: sono solo alcune delle tematiche che da sempre ruotano attorno alla disabilità e che invece, soprattutto negli ultimi anni, hanno trovato poco spazio sui tavoli politico-istituzionali, se non quando si è tratto di decurtate risorse e servizi. «La politica non può e non deve più ignorare o trattare con superficialità le questioni relative ai diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie», dichiara senza mezzi termini Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS.
«Le persone con disabilità e le loro famiglie che la nostra Associazione rappresenta – prosegue Speziale – chiedono con forza un impegno concreto, corretto e competente da parte della nostra politica e di vedere inseriti nell’Agenda del prossimo Governo le azioni, da tempo attese e richieste, che hanno un impatto significativo sulle politiche in materia di disabilità. E ancora una volta ci facciamo parte attiva – non solo segnalando i problemi, ma anche proponendo soluzioni – con l’obiettivo di rimettere al centro le persone, con i propri i diritti, e di rimuovere le numerose discriminazioni ancora esistenti nel nostro Paese».
«Quello che auspichiamo – conclude – e che anzi chiediamo con forza, è che con la prossima legislatura si possano vedere sui tavoli delle Istituzioni queste problematiche perché non si tratta di argomenti accessori, ma di questioni sostanziali che riguardano milioni di cittadini e famiglie tra quelli più vulnerabili nel nostro Paese». (R.S.)

Manifesto ANFFAS: Diritti a tutti costi, non risparmi a tutti costi!
Sintesi dei tredici punti (cliccare qui per la versione integrale del documento)

1. “Nulla su di Noi senza di Noi”: ridateci le opportunità di concertazione!
Negli ultimi anni si è assistito all’abbandono dei luoghi della concertazione in favore di un sistema, nel migliore dei casi, di superficiale comunicazione. È di fondamentale importanza ricostituire, ai vari livelli, i luoghi di una concertazione proficua con le formazioni e organizzazioni maggiormente rappresentative.

2. Ripartiamo dai diritti umani: dare attuazione alle Convenzione ONU
Il punto di partenza delle politiche che ci riguardano dev’essere la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09. È necessario che il nostro Paese renda concreto e pienamente applicato tale strumento, a partire dalla redazione di un testo coordinato sulla disabilità che raccolga, sintetizzi e semplifichi tutte le norme, azioni ed iniziative in materia.

3. A ciascuno il suo progetto di vita: attuare gli articoli 14 e 24 della Legge 328/00
L’attuale sistema di accertamento e verifica dell’invalidità civile, stato di handicap e disabilità è basato su un approccio medico-legale e assicurativo superato, antieconomico e spesso fonte di autentiche vessazioni e discriminazioni. La Classificazione ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, OMS, 2001, N.d.R.], i sistemi di valutazione dei sostegni e il riferimento a paradigmi avanzati, uniti alla formulazione di un progetto di vita individuale e personalizzato,  possono garantire un’equa e razionale distribuzione delle risorse e il rispetto dei fondamentali diritti delle persone con disabilità.

4. A ognuno ciò che spetta: rivedere i Livelli Essenziali e aggiornare il Nomenclatore Tariffario
In Italia permane una discriminazione territoriale frutto della disomogeneità della rete di servizi per le persone con disabilità. È necessario che siano definiti degli adeguati livelli (i Livelli Essenziali Sanitari, LEA, e quelli delle Prestazioni Sociali, LIVEAS), strumenti e supporti, opportunamente finanziati e costantemente aggiornati, garantiti a tutti i cittadini, quali diritti soggettivi immediatamente esigibili.

5. Ridiamo respiro al sistema sociale: finanziare i Fondi sulle Politiche Sociali e per la Non Autosufficienza
È necessario invertire quanto avvenuto negli ultimi anni, con l’indiscriminato taglio lineare dei Fondi Nazionali sulle Politiche Sociali e per la Non Autosufficienza, nonché di quei capitoli del Fondo Sanitario dedicati a fondamentali servizi per la tutela della salute dei cittadini con disabilità. Un primo passo, in tal senso, non può che essere rappresentato dal rifinanziamento dei due Fondi Sociali, riportandoli almeno ai valori del 2008, nonché dal  progressivo trasferimento di risorse dal Fondo Sanitario verso quello Sociale, per superare il modello sanitarizzante in favore di quello bio-psico-sociale.

6. Basta ai diritti sulla carta! Dare attuazione alle leggi sulla disabilità
L’Italia ha tante buone norme in materia di disabilità, per la maggior parte inapplicate. È fondamentale ripartire dalla piena e concreta attuazione delle leggi esistenti (ad esempio la Legge 104/92, la Legge 328/00, la Legge 67/06) e dell’allocazione delle necessarie risorse economiche.

7. Pagare il giusto: rendere la compartecipazione al costo dei servizi simbolica e sostenibile
Nel corso degli ultimi anni si è registrato un aumento progressivo e spesso insostenibile della richiesta di compartecipazione al costo da parte delle famiglie, per servizi e supporti essenziali a una buona qualità di vita delle persone con disabilità. Tale deriva va assolutamente contrastata attraverso l’emanazione di adeguati strumenti che abbiano alla base il criterio del “pagare il giusto”: la compartecipazione al costo, laddove prevista per legge, dev’essere sempre simbolica, sostenibile e basata sul reddito della sola persona con disabilità, fatte salve le situazioni regionali di miglior favore.

8. No alla morte civile delle persone: abrogare interdizione e inabilitazione e dare forza all’amministrazione di sostegno
Purtroppo, anche se rivisitati, sono ancora presenti nel nostro ordinamento i vecchi istituti di protezione giuridica dell’interdizione e dell’inabilitazione, che di fatto determinano la “morte civile” della persona con l’annullamento della sua dignità. È necessario che questi vengano definitivamente abrogati e che si rafforzino l’istituto dell’amministrazione di sostegno e tutti gli strumenti che tutelano e favoriscono la capacità di agire delle persone con disabilità.

9. Fermiamo la “discarica” sulle famiglie: dare adeguati sostegni a genitori e familiari
L’attuale normativa prevede una serie di agevolazioni, permessi e misure di sostegno alla conciliazione lavoro-famiglia, ma le stesse – laddove attuate – non sono assolutamente sufficienti. Occorre prevedere percorsi di flessibilità lavorativa e di integrazione al reddito per il mantenimento del posto di lavoro; sostegno al reddito per il familiare, laddove non lavoratore o impossibilitato – a causa della disabilità del figlio – a proseguire l’attività lavorativa; nonché flessibilità in uscita con anticipazione dell’età pensionabile.

10. Agire prima, agire subito: garantire diagnosi e presa in carico ai bambini con disabilità
Intervenire bene prima, significa intervenire meno dopo ed evitare le vergognose liste d’attesa nell’età della vita in cui l’intervento di cura risulta più efficace. È indispensabile che il nostro Paese ottemperi alle raccomandazioni dell’ONU in materia di salute e disabilità, a partire dalla raccolta di dati relativi all’età da 0 a 5 anni.

11. Tutti a scuola, senza se e senza ma: garantire l’inclusione scolastica
La scuola è un luogo naturale per l’inclusione sociale delle persone con disabilità e per favorirne l’acquisizione di adeguate competenze e abilità, in vista della partecipazione attiva al contesto sociale e/o di un futuro inserimento nel mondo del lavoro. Le persone con disabilità “vissute” come ricchezza e opportunità di crescita per tutti e non come “problema” impongono all’intero sistema scolastico di ri-orientare il proprio approccio in chiave inclusiva, operando prioritariamente sull’elemento culturale, ma anche garantendo un’adeguata e qualificata presenza di figure formate, a partire dai docenti curricolari fino al personale ATA [Amministrativo Tecnico Ausiliario, N.d.R.], nonché introducendo innovativi sistemi educativi e di apprendimento, quali strumenti informatici, lavagne interattive, tecniche e linguaggi semplificati.

12. Meno assistenza+lavoro = maggiore inclusione sociale: garantire l’inclusione lavorativa
Recenti provvedimenti normativi consentono alle aziende di sottrarsi agli obblighi previsti dalla Legge 68/99. Di fatto, l’accesso al mondo del lavoro vero delle persone con disabilità rimane una chimera e comporta una reale discriminazione, addirittura doppia nel caso delle donne con disabilità. Investire per creare opportunità di lavoro significa avere cittadini con pari diritti, ma anche con pari doveri. Si richiede un formale impegno a creare concrete opportunità, dando piena applicazione alla Legge 68/99 e potenziando il sistema di formazione professionale.

13. Rendiamo tutto più facile: garantire l’accessibilità della formazione e dell’informazione per le persone con disabilità intellettiva
Le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale hanno diritto ad accedere all’informazione, alla formazione e alla cultura in condizioni di pari opportunità con gli altri. Occorre pertanto mettere in campo e sviluppare strumenti e buone prassi, quali soprattutto il linguaggio facile da leggere e da comprendere, per rendere accessibili le opportunità di formazione e informazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net.

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