Psichiatria e videoarte: Il bambino con le braccia larghe

Un percorso interattivo per raccontare la storia di Paolo Gnetti – già ricostruita in un libro dal fratello – e per attraversare tutta la linea evolutiva del percorso della psichiatria italiana: è aperta sino al 22 febbraio, al Museo Laboratorio della Mente di Roma, l’esposizione multimediale intitolata “InSideOut. Il bambino con le braccia larghe”

Particolare della copertina del libro "Il bambino con le braccia larghe" di Carlo Gnetti

La copertina del libro “Il bambino con le braccia larghe”, dove Carlo Gnetti ha raccontato la storia del fratello Paolo, che è al centro dell’esposizione multimediale di Roma

Il disagio psichico è un tema delicato di cui si parla poco e con molto pudore. Alla luce di questa consapevolezza, il Museo Laboratorio della Mente di Roma, in collaborazione con il Laboratorio Aye Aye, ha realizzato InSideOut. Il bambino con le braccia larghe, esposizione multimediale composta da immagini, disegni e interviste, per descrivere una storia paradigmatica di tante altre esperienze di malattia.
Vi si narra la vita di Paolo Gnetti – già ricostruita dal fratello Carlo nel libro Il bambino con le braccia larghe (Ediesse, 2010) – secondo una modalità in cui il pubblico ha la possibilità di interagire direttamente.

La mostra, allestita presso la Sala della Pace di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, resterà aperta ai visitatori fino al prossimo 22 febbraio. Come dichiarano gli organizzatori, si tratta di un’iniziativa voluta per attuare «un ribaltamento del punto di vista tradizionale, rendendo tangibile e visibile il passaggio da una dimensione corale a una dimensione intima e personale». Gli utenti, infatti, si ritrovano immersi in uno spazio dove “dentro e fuori” si alternano e mediante schermi touch screen rivivono la vita di Paolo.
«Si tratta di attraversare tutta la linea evolutiva del percorso della psichiatria italiana pre-legge 180 e post – spiega Pompeo Martelli, direttore del Museo Laboratorio della Mente – passando per tutte le esperienze: manicomio, comunità terapeutica, casa-famiglia e infine residenza sanitaria assistita. La famiglia Gnetti ha condiviso un pezzo della propria storia, una scelta che serve a contrastare il pregiudizio che c’è intorno alla schizofrenia».

InSideOut si ispira anche alle recenti risoluzioni del Parlamento Europeo sulla salute mentale e al Piano d’Azione sulla Salute Mentale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (gennaio 2005). Ricorda Martelli che la riuscita del progetto è stata possibile grazie al crowdfunding [“contributo in sinergia”, N.d.R.] e al sostegno della Provincia di Roma, di Cariparma, della CGIL-SPI e del Centro Studi e Ricerche Santa Maria della Pietà Associazione ONLUS.
«Siamo convinti – conclude il direttore del Museo Laboratorio della Mente – che la salute mentale non possa essere ridotta solo a una relazione terapeutica. È fondamentale il ruolo della comunità e delle associazioni dei familiari dei pazienti, che rappresentano uno stimolo e un supporto ai percorsi di cura in ambito psichiatrico». Dopo Roma la mostra proseguirà e raggiungerà altre città italiane. (Raffaella Sirena)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@museodellamente.it.

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