Riprendiamo il cammino delle idee

Un mese da candidato al Consiglio Regionale della Lombardia, a vedere da vicino la “pancia” degli italiani, a parlare di diritti di cittadinanza, servizi alle famiglie, pensioni, non autosufficienza, trasporti, scuola e lavoro, «temi – scrive Franco Bomprezzi – decisivi per la vita di migliaia di persone e di famiglie, in tutta Italia, ma con i quali “non si conquistano le masse” e che sono scomparsi immediatamente dall’agenda delle elezioni»

Franco Bomprezzi

Franco Bomprezzi

Sono contento di riprendere oggi il cammino delle idee, quelle idee per le quali, ovviamente, avevo sentito il bisogno di cimentarmi politicamente, perché la democrazia è fatta di partecipazione, di competenza, di impegno, di forza morale, di passione personale.
Ho visto da vicino la “pancia” degli italiani, dei Cittadini lombardi, nei volantinaggi fatti in un quartiere popolare come Niguarda di Milano. Facce spesso dure, giudizi secchi e inappellabili sulla politica: «Tutti ladri, tutti uguali…». Non ce l’avevano con me. Anzi, un certo imbarazzo, a volte, nel tentare di evitare il confronto con un candidato un po’ “diverso dal solito”, con i capelli bianchi, e con le rotelle sotto la sedia.
Ho sempre cercato di argomentare, di spiegare, di portare almeno la discussione sui temi che mi stanno a cuore. È stato difficilissimo. Non nei numerosi incontri ai quali ho partecipato, a Milano e in provincia, organizzati dalle associazioni del Terzo Settore, dalla cosiddetta “società civile”: in quei momenti il confronto era rilassato, anche fra esponenti di schieramenti diversi, perché tutti sapevamo e sappiamo che i diritti di cittadinanza, i servizi alle famiglie, le pensioni, la non autosufficienza, i trasporti, la scuola, il lavoro, sono argomenti sui quali è difficile litigare, se non si hanno argomenti da spendere.
Il fatto è che questi temi – che poi sono decisivi per la vita di migliaia di persone e di famiglie, non solo in Lombardia, ma in tutta Italia – sono scomparsi immediatamente dall’agenda delle elezioni, sotto il fuoco incrociato di “artiglierie pesanti”, che attraverso gli schermi televisivi e il web si affrontavano a forza di insulti, intemerate, promesse roboanti, accuse infamanti. Tutto il contrario di quel rispetto nei confronti dell’intelligenza dei Cittadini che, in un periodo così complesso e delicato, avrebbe dovuto costituire la cifra vera di un rinnovamento del metodo, e non solo, della classe dirigente.

Torno a casa contento di me, di quello che ho fatto, di come mi sono comportato. Non ho mai offeso nessuno, ho cercato di parlare, di discutere, di proporre. Ho spiegato che basterebbe orientare meglio il ricco bilancio che la Lombardia destina alla salute, dando maggiore e più precisa attenzione al welfare e ai servizi sociali, puntando sulla Vita Indipendente delle persone con disabilità, sull’assistenza domiciliare, su trasporti accessibili a tutti, su una presa in carico precoce dei bambini disabili, su nuove opportunità di inserimento lavorativo, che ridurrebbero il carico delle pensioni, per altro insufficienti.
Sono argomenti attorno ai quali, inutile dirlo, non si conquistano le masse popolari, ma solamente (e non è poco) l’appoggio convinto di persone che conoscono questa realtà e la vivono sulla propria pelle tutti i giorni, in silenzio, con dignità. Alla fine ho raccolto 1.222 preferenze personali. Non sono davvero poche, tenuto conto che si tratta, per così dire, di un vero e proprio voto “di opinione”, non basato su apparati organizzati, tanto meno su budget elettorali degni di questo nome. Anzi, ho speso molto meno di 1.000 euro, in tutto. Ossia meno di quel contributo che liberamente un gruppo di amici mi aveva affidato per vincere. Anche questo era il mio modo di contribuire a un cambiamento possibile, reale, della partecipazione alla politica.
Non mi sento dunque, un “diversamente trombato”. Penso di poter essere orgoglioso della stima e della passione che ho comunque suscitato in queste poche settimane. Il “terzo tempo” della politica comincia oggi, con gli applausi a chi ha vinto e anche a chi torna adesso alla vita di tutti i giorni, con dignità e serietà.

Il problema che resta aperto, nella nostra democrazia, è come si possa portare a livello adeguato di percezione pubblica i temi che tuttora attendono soluzione e attenzione non episodica. Non dovrebbe essere necessario fare lo sciopero della fame, come è avvenuto, per rivendicare il diritto alla salute e all’assistenza. La politica non può continuare a eludere le speranze di tante, troppe persone con disabilità e delle loro famiglie.

Direttore responsabile di Superando.it. Il presente testo è l’estratto, con riadattamenti, di un articolo apparso anche in InVisibili, blog del «Corriere della Sera», con il titolo “Il candidato a rotelle torna a scrivere”.

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