Un’icona assoluta del basket in carrozzina

Asso della Nazionale di basket in carrozzina, quasi quarantunenne, nella sua lunga carriera – che continua tuttora, tra le file del Porto Torres – il bergamasco Fabio Raimondi ha vinto tantissimo, in Italia e all’estero, cambiando anche numerose squadre. Rapido, preciso al tiro, con un grande carattere, dentro e fuori dal campo, scopriamo qualche “segreto” della vita di questa vera “icona” dello sport paralimpico

Fabio Raimondi

Fabio Raimondi in azione, con la maglia della Nazionale

Forse uno degli sport più noti, nel mondo della disabilità, è quello del basket in carrozzina, che coinvolge davvero moltissimi ragazzi e ragazze. Affascinante ed estremamente spettacolare, tale disciplina ci ricorda subito le Paralimpiadi e le competizioni ad alti livelli. Si tratta di una pratica sportiva conosciuta, come conosciute sono le sue colonne portanti.
Uno dei suoi principali protagonisti è certamente Fabio Raimondi, paralimpico, attuale capitano della squadra sarda del Porto Torres e “icona assoluta” del basket in carrozzina italiano e azzurro.

Qual è il tuo talento, Fabio?
«Giocare. Gioco a basket da quando ero piccolo, ho incominciato a undici anni e quindi potrei dire da una vita!».

Ti abbiamo visto alle Paralimpiadi. Com’è invece il Fabio “casalingo”?
«Abbastanza diverso da quello che si vede in campo. Molto più tranquillo e socievole».

La presenza in Nazionale ha comportato sacrifici per la tua vita privata?
«Il praticare la pallacanestro a livello professionistico mi ha portato a fare sacrifici, di diversa natura, sia a livello alimentare che a livello affettivo. Ho dovuto ad esempio lasciare casa da giovanissimo, per vivere in grandi città, come ad esempio Roma, ma la Nazionale per me è solo motivo di grande soddisfazione e onore. Non penserò mai che indossare la maglia azzurra comporti dei sacrifici».

Quali sono le scelte che vorresti modificare se potessi tornare indietro?
«Non vivo di rimpianti e farei tutte le cose e le scelte fatte in passato».

Dopo una giornata di allenamenti e di amore per il basket, le tue restanti energie a cosa si dedicano?
«Mi piace molto essere informato su ciò che mi circonda, e visto che viaggio molto, adoro stare a casa. Guardare la TV, sentire musica, quando il basket me lo permette. Poi ho i miei cani, che sono “l’altra squadra”: sono sei! Sono tutti abbastanza indisciplinati, anche se io cerco di istruirli, ma forse è proprio questo che mi piace di loro».

Spesso accade che per descrivere le doti di una persona, questa la si paragoni ad altri, magari a un “vip”. A te è capitato che ti abbiano paragonato a qualcun altro?
«No, non mi hanno mai paragonato a nessuno. Forse nel bene e nel male sono abbastanza particolare. Un amico un giorno mi disse: “Chi ti conosce ti ama, chi non ti conosce ti odia!”. Probabilmente è la verità più grande».

Cosa ami, e cosa non ami, del tuo corpo e del tuo carattere?
«Del mio corpo non ho qualcosa che mi piace o no. Diciamo che “mi voglio bene” e quindi faccio il possibile per essere sempre in forma. Del mio carattere non mi piace l’essere esigente verso me stesso perché di conseguenza lo pretendo anche dagli altri e la cosa mi fa risultare molte volte antipatico».

Vista la tendenza di altri cestisti, se domani qualcuno ti volesse ingaggiare come attore, cosa risponderesti?
«Direi di no! Io credo di saper bene fare una cosa, il giocatore di basket, e fin quando sarà motivo di divertimento e soddisfazione, continuerò a fare questo e non altro».

Cosa ti affascina di più nella vita?
«Il fatto di alzarmi la mattina e fare una cosa che amo. L’indossare ormai da tanti anni la maglia azzurra e con questa maglia avere vinto. Praticamente è un sogno trasformatosi in realtà».

Il presente testo è già apparso nel blog creato da Marta Pellizzi “True Realities – Vere Realtà (di talento)”, con il titolo “Azzurri del basket in carrozzina: Fabio Raimondi si racconta” e viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Stampa questo articolo