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Ma chi lo ha tradito, il welfare?

Realizzazione grafica con un peso e la scritta dell'euro, sopra a tanti omini appartenenti alle fasce più vulnerabili della societàIl meeting, organizzato il 4 aprile a Pescara, dalla CGIL e dalla SPI CGIL (Sindacato Pensionati Italiano), aveva come titolo Il welfare tradito: rappresentanza del sindacato, dei lavoratori del sociale, scarsa rappresentanza delle associazioni, passerella di politici, grande assente: l’utenza.
Esposizione del disastro nel quale versa tutto lo Stato Sociale – con buona pace di Jacques de La Palice [o Lapalisse, ovvero colui dal quale deriva il termine “lapalissiano”, cioè qualcosa di scontato, di noto a tutti, presentato come una grande scoperta, N.d.R.] -, coro di lamentele, nessuna denuncia del piano politico strategico che sta alla base di questo risultato automatico delle teorie del liberismo sfrenato e sregolato, nessuna proposta concreta di azione fattiva, se non un generico: mettiamoci insieme per tentare di contrastare questa situazione.
Si dovrebbe quindi concludere: un fallimento totale, la solita retorica verbosità inconcludente… e invece no!
Questa volta, infatti, c’era una consapevolezza diversa, la consapevolezza che, se non si fa qualcosa, questa volta la barca affonda con tutti noi. C’era persino il senso di colpa di chi, almeno per vent’anni, partecipando ai tavoli decisionali, avallando, o almeno non opponendosi con decisa efficacia, se non con complicità o connivenza, ha accettato certe scelte, non ha modificato e nemmeno inciso sulla realtà dei fatti.
C’è quindi stato, per la prima volta, almeno in embrione, uno sguardo consapevole sul proprio comportamento, sulle proprie azioni, e sul fatto che – nella migliore delle ipotesi – il proprio comportamento di “rappresentante di cittadini o di categorie” è risultato quanto meno inutile; di conseguenza, si è forse accesa, nella mente di qualcuno, la consapevolezza che il cambiamento (di persone, non importa se in buona fede, brave e preparate, se poi si sono rivelate inutili) che si richiede alla politica, forse si estende in ogni settore che prevede la rappresentanza.
Questo principio è uno dei cardini fondamentali dell’economia privata: qualunque rappresentante o amministratore che non produce risultati se ne va a casa. Tutto ciò, negli ultimi vent’anni, non ha funzionato nella Pubblica Amministrazione, nella politica e nelle rappresentanze di qualunque genere. Tutto ciò è stato possibile grazie all’enorme sperpero di danaro pubblico. Ora, forse, qualcuno ha capito che non può continuare così. Finalmente Fiat lux!, perché quando trema la propria poltrona, bisogna correre ai ripari.

Perciò questo meeting di Pescara è stato il segnale che qualcosa sta cambiando, che si cerca di reagire con la speranza di contrastare la catastrofe in arrivo, almeno tentando di ristabilire il contatto e il collegamento con i Cittadini e con la realtà della vita vera e cruda e non con quella “virtuale”, con la quale i nostri rappresentanti sono stati collegati fino ad ora.
Nessuno, per il momento, è in grado di indicare strategie efficaci e percorribili, ma qualunque tentativo è, di per se stesso, apprezzabile.
Più che metterci a disposizione di qualunque tentativo di contrasto e di cambiamento concreto e vero non sappiamo cosa fare. La speranza, comunque, non deve mai morire.

Presidente della UILDM di Pescara-Chieti (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Analisi condivisa anche dal Movimento per la Vita Indipendente dell’Abruzzo e dall’AIAS (Associazione Italiana Assistenza agli Spastici) di Lanciano (Chieti).