Non più solo i genitori!

“Amici” veri, scelti e proposti dalle famiglie, un approccio ludico alle richieste educative, l’importanza dell’acqua e soprattutto la frequentazione e l’inserimento delle persone con disabilità nei luoghi e nelle situazioni abituali dei coetanei normotipi: una riflessione su alcune strategie possibili, per alleggerire il peso delle famiglie, da sostenere tramite assegni di cura, erogati dai Comuni

Bimba in carrozzina con compagna di scuolaVien da dire che “ci vorrebbe un amico/a», non necessariamente specializzato – perché non c’è una scuola, per imparare a fare l’amico – quanto più possibile “coetaneo”, pagato a ore, ma scelto e proposto dalla famiglia.
La storia, infatti, ci insegna che “l’osservazione e l’imitazione dell’altro” ha consentito ai nostri progenitori, via via fino a noi, di migliorare le proprie condizioni sociali ed economiche e che quando si ha come riferimento un modello positivo da imitare, più facilmente si può cambiare e migliorare. Se poi all’osservazione e all’imitazione, associamo l’approccio ludico, si possono ottenere risultati ancora più importanti. Perché le richieste educative non saranno più di peso, perché agli occhi dei bambini/ragazzi appariranno come un gioco. E sarà così, quindi, che il gioco – da illusione creativa – diventerà “antidoto” all’isolamento e capacità di interagire con il mondo.

Altro aspetto propositivo è l’acqua, la piscina, perché facilita e aumenta i tempi di attenzione, favorisce la gestione degli aspetti emotivi, promuove l’equilibrio motorio e riduce drasticamente i comportamenti aggressivi e le stereotipie. Resta comunque preminente la frequentazione e l’inserimento delle persone con disabilità nei luoghi e nelle situazioni abituali dei coetanei normotipi, per favorirne la conoscenza attraverso il meccanismo dell’imitazione.
Insomma, se vogliamo che raggiungano la normalità… facciamogliela vivere!

E per sostenere le spese di tutto ciò? Una soluzione può essere l’assegno di cura – chiamato anche voucher o assegno terapeutico – contributo economico che i Comuni possono erogare alle famiglie che si impegnano ad assistere a casa, affrontandone anche i costi, persone non autosufficienti che altrimenti dovrebbero affidarsi a strutture di ricovero.
L’obiettivo di questa forma di assistenza è dunque quello di promuovere la domiciliarità, per ridurre il ricorso ai ricoveri in strutture residenziali che costerebbero allo Stato e alle tasche del Cittadino dieci volte tanto. È tempo di crisi, no, e quindi facciamo un po’ di economia!

Genitore.

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