Uno sportello contro la violenza sulle donne con disabilità

Sono le donne a più alto rischio di subire violenza, quelle con disabilità, e per questo l’associazione toscana Frida – Donne che sostengono donne ha deciso di promuovere un articolato progetto dedicato a tali problemi, che culminerà, nel mese di giugno prossimo, con l’apertura di uno specifico sportello. Ne parliamo con Rosalba Taddeini, presidente di Frida

Profilo di donnaQuando mi ha tirato la sedia in testa che avrei dovuto dire? Sono sfoghi così, del momento, si sa, gli uomini hanno queste punte di carattere, hai visto come sono fatti anche fisicamente? Sono un fascio di nervi ma deboli di stomaco, la sedia è volata perché non avevo tolto la cipolla dal sugo, c’aveva ragione lui, non la digerisce e poi sta male… Comunque ha funzionato, perché dopo la botta che ho preso la cipolla non l’ho più messa da nessuna parte (Serena Dandini, Ferite a morte, Milano, Rizzoli, 2013, p. 20).

L’Associazione Frida – Donne che sostengono donne è una ONLUS costituitasi nel marzo del 2008, che opera per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne. Situata a Ponte a Egola, una frazione di San Miniato (Pisa), svolge la sua attività in Toscana, e in particolare nel territorio del Valdarno Inferiore e dell’Empolese Valdelsa.
Da quando ha iniziato ad essere operativa, Frida ha accolto 125 donne vittime di violenza e dal prossimo mese di giugno, con il Progetto Aurora, aprirà uno sportello antiviolenza specificamente rivolto alle donne con disabilità. Per quel che ne sappiamo, si tratta di un’iniziativa unica in Italia. Proviamo a saperne di più con Rosalba Taddeini, presidente di Frida.

Come nasce il Progetto Aurora ed in cosa consiste?
«Le recenti raccomandazioni dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Closing the Gender Gap 2012) sottolineano l’importanza, a livello europeo, di approfondire il tema della violenza di genere nei confronti di donne disabili, fenomeno ancora oggi poco studiato e analizzato, e di studiare e mettere in atto strategie e interventi operativi idonei a contrastarlo. Il Progetto Aurora nasce quindi nel solco di queste raccomandazioni, al fine di comprendere e contrastare la violenza di genere ai danni di donne con disabilità.
Obiettivo dell’iniziativa è l’acquisizione della consapevolezza dei propri diritti, da parte delle donne vittime di violenza domestica, e della sottrazione dalla “dipendenza dall’attività di cura” a tutto campo. La finalità è quella di riequilibrare la condizione di svantaggio femminile, di rimuovere la multidiscriminazione, creando uno spazio in cui esprimere liberamente il pensiero, il confronto e la crescita di consapevolezza delle donne con disabilità fisiche e sensoriali, che vivono condizioni di violenze, abusi e violazione dei diritti umani.
Nel dettaglio, il target del progetto è costituito da:
– donne con disabilità fisiche e sensoriali sottoposte alla violenza;
– donne con riduzione dell’autonomia fisica, mentale e sociale, causata da violenza domestica;
– donne vittime di violenza sessuale coniugale (correlazione tra “l’attività di cura” e la sottomissione alla sessualità maschile).
Le principali attività previste sono:
– un’indagine conoscitiva pilota sul fenomeno della violenza domestica e sessuale nei confronti di donne disabili, che riguarderà la qualità delle risposte normative e sociali esistenti, attraverso interviste qualitative ad operatori socio-sanitari, educativi e Forze dell’Ordine, e la conoscenza delle problematiche e delle necessità delle donne disabili vittime di violenza;
– la formazione per operatrici e operatori su violenza, salute, disabilità;
– l’apertura di uno sportello specializzato e dedicato all’accoglienza e al sostegno di donne disabili vittime di violenza domestica e sessuale, il cui avvio si avrà presso la sede dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di Empoli, nel prossimo mese di giugno;
– la sensibilizzazione e l’informazione sul tema della violenza nei confronti delle donne con disabilità, anche attraverso convegni e iniziative pubbliche».

Quali differenze ci sono – se ci sono – tra uno sportello antiviolenza rivolto alle donne senza disabilità e uno rivolto alle donne con disabilità e/o anziane?
«Tutte le donne vittime di violenza incontrano barriere che rendono spesso molto difficile il riconoscimento della violenza stessa e l’avvio di un proprio percorso di fuoriuscita da essa. Le barriere culturali, la non consapevolezza dei propri diritti e la dipendenza economica costituiscono i principali ostacoli al processo di autodeterminazione ed emancipazione delle donne vittime di violenza. Per le donne disabili, tali barriere sono ancora più forti perché spesso la violenza è agita dalla stessa persona che si prende cura di loro, amplificandone quindi la condizione di dipendenza e subordinazione.
Rispetto alla metodologia di sostegno e di accoglienza delle donne vittime di violenza, non esistono differenze sostanziali tra uno sportello rivolto a donne senza disabilità rispetto ad uno rivolto a donne con disabilità e tuttavia, l’apertura di un servizio specifico può garantire innanzitutto una maggior fruibilità del servizio da parte di donne con disabilità. Lo sportello sarà infatti aperto presso la sede dell’AIAS di Empoli, Associazione molto conosciuta e facilmente accessibile alle donne con disabilità del territorio, che avranno inoltre la possibilità di poter accedere al servizio senza esplicitare a chi si prende cura di loro di rivolgersi a uno sportello antiviolenza. Inoltre, la presenza di operatrici specializzate, oltre che sul fenomeno della violenza, anche sulla disabilità, sulle sue implicazioni, e sulle sue connessioni con la violenza, renderà possibile un efficace lavoro di rete con i servizi socio-sanitari e assistenziali di cui le donne con disabilità usufruiscono».

Può darci qualche informazione sui profili delle utenti del vostro servizio e degli uomini che le hanno sottoposte a violenza?
«Delle oltre 125 donne che si sono rivolte a Frida nei primi cinque anni della nostra attività, il 68% è di nazionalità italiana, il 7% proviene da altri Paesi dell’Unione Europea e il restante 25% da altre parti del mondo. Si sono rivolte a noi donne di tutte le età, dai 17 agli oltre 80 anni e il 76% di esse ha uno o più figli; la maggior parte di loro, infine, non ha un’occupazione o lavora in modo saltuario e non in regola.

Frida Kahlo

Deve il suo nome alla nota pittrice messicana Frida Kahlo, l’associazione toscana Frida

Per quanto poi riguarda gli autori della violenza, nell’87% dei casi si tratta del partner o dell’ex partner, nel 10% dei casi di un parente e solo nel 3% dei casi di un conoscente. Il 76%, poi, sono di nazionalità italiana, talché a fronte del 68% di donne di nazionalità italiana, è emerso come spesso l’autore della violenza sia italiano e abbia una relazione con una donna straniera sulla quale agisce violenza. Anche gli autori della violenza possono essere di tutte le età, dai 20 a oltre 80 anni, e mediamente sono più anziani delle proprie compagne. La maggior parte degli uomini violenti, infine, non ha precedenti penali, non soffre di disturbi mentali e non è violento in altri contesti della propria vita».

Quali tipi di violenza avete riscontrato?
«Nel 78% dei casi, le donne accolte da Frida sono vittime di più forme e tipologie di violenza (psicologica, fisica, sessuale, economica e/o stalking), ovvero di violenza domestica agìta ad opera del partner; nel dettaglio, il 13% sono vittime di violenza psicologica, il 7% di stalking e il 2% di violenza sessuale».

Nei vostri cinque anni di attività, è già capitato che si siano rivolte a voi donne con disabilità? E quali riscontri vi hanno fatto cogliere questo bisogno specifico?
«In cinque anni di attività si sono rivolte a Frida molte donne con problematiche e disturbi psico-fisici, spesso conseguenti alla stessa violenza subita. Per quanto riguarda invece donne con disabilità pre-esistenti, sono solo poche quelle che si sono rivolte a noi. E tuttavia, proprio perché siamo consapevoli che le donne con disabilità sono a più alto rischio di vittimizzazione, abbiamo riscontrato la necessità di attivare un servizio specifico che potesse favorire l’emersione del fenomeno».

Attraverso quali canali pensate di far conoscere questa iniziativa alle donne che potrebbero essere interessate?
«I canali di sensibilizzazione e informazione attraverso i quali le donne con disabilità potranno venire a conoscenza del servizio saranno di due tipi: canali indiretti, tramite la sensibilizzazione di Forze dell’Ordine, Servizi Socio-Sanitari e Assistenziali, Servizi Educativi e Scolastici, Terzo Settore, e canali diretti, tramite la diffusione di materiale informativo, che sarà distribuito nei luoghi frequentati dalle donne con disabilità (ambulatori, centri diurni ecc.), campagne mediatiche (conferenze stampa, articoli di giornale), convegni ed eventi pubblici».

Come si accede al vostro servizio?
«I servizi che offriamo sono gratuiti e rivolti a tutte le donne. Frida dispone ad oggi di cinque Sportelli Antiviolenza in altrettanti Comuni del territorio e di un numero di telefono attivo 24 ore su 24 (346 7578833) al quale le donne si possono rivolgere sia in caso di emergenza, sia per poter richiedere informazioni. Con questo primo contatto, inizia il percorso di accoglienza che potrà poi proseguire con colloqui volti alla rielaborazione della violenza e al sostegno nella fuoriuscita da essa.
Esiste una molteplicità di canali attraverso i quali le donne vengono a conoscenza dei servizi che offriamo per poi prendere personalmente contatto con noi: Servizi Sociali, Forze dell’Ordine, conoscenti, campagne di sensibilizzazione, altre associazioni, Pronto Soccorso, personale medico ecc. Tale molteplicità rispecchia il nostro importante lavoro di rete e di sensibilizzazione».

In questi giorni Serena Dandini sta portando nei teatri lo spettacolo Ferite a morte, una sorta di “Spoon River” per far rivivere le storie delle vittime di femminicidio, il cui ricavato andrà ai centri antiviolenza. In Italia sono 877 le donne uccise dal 2005 all’ottobre del 2012 (fonte: Casa delle Donne di Bologna), ma il nostro Paese non ha ancora preso serie misure di contrasto a questo fenomeno. L’Associazione Frida, dal canto suo, sta per inaugurare un nuovo Centro Antiviolenza ad Empoli. Volete ricordare quali sono le attività svolte da un Centro Antiviolenza? E considerando che i Centri Antiviolenza hanno finanziamenti statali insufficienti e irregolari, come pensate di finanziarvi?
«Ad oggi Frida gestisce cinque Sportelli Antiviolenza e in giugno, come detto, aprirà lo Sportello Antiviolenza dedicato a donne disabili ad Empoli e verrà inaugurato il Centro Antiviolenza Frida Khalo a San Miniato, nel quale potranno essere anche ospitate donne vittime di violenza e figli/e minori in particolare situazione di disagio o pericolo.
I Centri Antiviolenza sono prima di tutto luoghi di elaborazione politica e sociale, volti a fare emergere, prevenire e contrastare la violenza di genere, restituendo alle donne la propria dignità e la consapevolezza dei propri diritti, accompagnandole nella riscoperta della propria identità, del proprio valore, delle proprie competenze, per ritrovare così il desiderio di un nuovo progetto di vita.
Nel rispetto delle linee guida internazionali, ogni Centro Antiviolenza offre servizi di accoglienza, ascolto e sostegno nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza e, dove possibile, ospitalità alle donne vittime di violenza e ai figli/e minori. I Centri, inoltre, svolgono attività di consulenza psicologica e consulenza legale gratuite, gruppi di sostegno, formazione, sensibilizzazione e prevenzione sulla violenza, raccolta ed elaborazione di dati, orientamento e accompagnamento al lavoro e all’autonomia sociale e abitativa.
Tutte le attività promosse da Frida sono possibili grazie al ricorso a fonti di finanziamento pubbliche e private, sia nella forma della partecipazione a bandi, sia attraverso il costante e capillare lavoro di rete con i Servizi e le Istituzioni del territorio, nell’ottica di favorirne la sostenibilità».

Per approfondire:
Sito
dell’Associazione Frida – Donne che sostengono donne contro la violenza di genere (Ponte a Egola, frazione di San Miniato, in provincia di Pisa).
Contro la violenza sulle donne, pagina del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che contiene diversi documenti in tema di violenza nei confronti delle donne con disabilità (ultimo aggiornamento: 3 maggio 2012).
Violence means death of the soul. Information kit: supporto informativo finalizzato alla prevenzione della violenza nei confronti delle donne disabili realizzato da DPI Italia (Disabled Peoples’ International), [2003?].
Valutare per ricostruire contenuti e riformulare obiettivi: testo che indaga il rapporto tra la donna con disabilità e il/la proprio/a assistente personale allo scopo di prevenire eventuali forme di violenza (ai danni della donna con disabilità) che potrebbero svilupparsi all’interno del rapporto stesso [2003?].
Contro la sterilizzazione forzata di ragazze e donne con disabilità, in «Superando.it», 24 novembre 2009.
D.i.Re. – Donne in Rete contro la violenza (ultimo aggiornamento: 8 aprile 2013).
NO MORE!: Convenzione contro la violenza maschile sulle donne – femminicidio (ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2012).
Femminicidio Feminicide Feminicidio, blog di Barbara Spinelli (ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2012).
Zeroviolenzadonne.it (ultimo aggiornamento: 11 aprile 2013).
WAVE – Women against Violence Europe (ultimo aggiornamento: 11 aprile 2013, in lingua inglese).
Codice etico per la stampa in caso di femminicidio, Femminismi e donne di Fano – Pesaro-Urbino, Femminismi.it, 1° maggio 2012.
Immagine e percezione della figura femminile nei media, di Cristina Gamberi, filmato (durata 19’12), che analizza la comunicazione dei media in tema di violenza sulle donne (25 novembre 2012).
Per le donne scriviamo un’altra storia, di Michela Murgia, testo che analizza la comunicazione in tema di violenza sulle donne (24 novembre 2012).
Le avventure di Atharu Amadu, samurai di Ales nell’amore tradito, di Michela Murgia, testo che analizza la comunicazione dei media in tema di violenza sulle donne (30 novembre 2012).

La presente intervista è già apparsa nel sito del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo “Uno sportello contro la violenza nei confronti delle donne con disabilità”. Viene qui ripresa, con alcuni lievi riadattamenti al contesto, per gentile concessione.

Il Gruppo Donne UILDM
14 eventi e altrettante pubblicazioni della collana Donna e disabilità, tantissimi articoli, interviste, recensioni, adesioni a campagne ecc., organizzati per temi, varie segnalazioni di film attinenti alle donne disabili, centinaia di segnalazioni bibliografiche e di risorse internet schedate: è questa la produzione del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che costituisce certamente una delle esperienze più vive e interessanti – nel campo della documentazione riguardante la disabilità – avviata nel 1998 in modo informale.
Gli obiettivi originari erano da una parte quello di raggiungere le pari opportunità per le donne con disabilità, attraverso una maggiore consapevolezza di sé e dei propri diritti, dall’altra cogliere la “diversità nella diversità”, riconoscendo la specificità della situazione delle donne disabili.
Poi, nel corso degli anni, il Gruppo ha cambiato in parte il proprio ambito d’interesse, oltre a non essere più composto da sole donne e a non occuparsi esclusivamente di questioni femminili. La stessa disabilità è diventata uno dei tanti elementi in un percorso di integrazione e di apertura su più fronti.
Nel 2008, per festeggiare il suo decimo “compleanno”, il Coordinamento del Gruppo Donne (composto attualmente da Francesca Arcadu, Annalisa Benedetti, Valentina Boscolo, Oriana Fioccone, Simona Lancioni, Francesca Penno, Anna Petrone, Fulvia Reggiani e Gaia Valmarin) ha deciso di investire di più in informazione e in documentazione, recuperando i suoi obiettivi originari, senza rinunciare all’apertura quale tratto distintivo. E così – come in un laboratorio – è iniziato un lavoro finalizzato a organizzare e rendere fruibili, attraverso il proprio spazio internet, le informazioni che circolano all’interno del Coordinamento stesso.
Un importante, ulteriore salto di qualità, infine, si è avuto con la creazione di un repertorio (VRD – Virtual Reference Desk), che raggruppa le varie risorse fruibili in internet (in lingua italiana) di e su donne con disabilità.
Nel 2011 il Gruppo Donne UILDM ha anche ricevuto da Decima Musa Caravaggio (Associazione Culturale Europea-Compagnia Teatrale) il Premio Decima Musa «per il valore di un’attività finalizzata al raggiungimento delle pari opportunità, che sottolinea e affronta il problema specifico e la situazione delle donne disabili».
Il Gruppo Donne UILDM è anche su Facebook.

Stampa questo articolo