Indurre i giovani a voltarsi dalla parte giusta

Dopo i gravi fatti che recentemente hanno visto giovani persone con autismo vittime di violenze in provincia di Vicenza e a Rimini, un messaggio decisamente confortante arriva dalla Spezia, dove il deprecabile comportamento di alcuni studenti quindicenni, nei confronti di un compagno con autismo, viene ben “bilanciato” dal senso civico di numerosi loro coetanei

Giovane con autismo

Giovane con autismo

È accaduto qualche giorno fa in una Scuola Superiore della Spezia, in Liguria. Dopo la lezione di Educazione Fisica, i ragazzi, rientrati negli spogliatoi, si sono cambiati, provvedendo a riordinare le loro cose come normale prassi. E tra di loro, come altre volte in passato, c’era un ragazzo con autismo. Non si conoscono le motivazioni che li abbiano portato a inscenare una sorta di ballo tra di loro, ma tale comportamento si è modificato con l’ingresso nello spogliatoio del ragazzo autistico, che ignaro di quanto stava accadendo, ha posto in atto i tipici atteggiamenti stereotipati propri della sua patologia. Tutto ciò ha fatto sì che l’oggetto del filmato si spostasse dal ballo consapevole del gruppo di giovani al “ballo” tipico del giovane con disabilità, una persona autistica che non riesce a condividere idoneamente (ma non a non capire) quanto accade intorno a lui.
Ultimata la ripresa, i ragazzi, rammentando quanto “accade in questi giorni”, hanno poi provveduto a caricare immediatamente su YouTube il filmato, convinti che questa loro “opera” venisse apprezzata e condivisa dai più. Fortunatamente non è andata così, dal momento che una volta giunti in classe e messi al corrente gli altri compagni, essi hanno appreso con sgomento quanto la loro azione fosse da considerarsi sconveniente. Il tutto, infatti, è stato ritenuto di cattivo gusto, con la classe che ha provveduto a denunciare il fatto alle insegnanti le quali, dopo essersi consultate, hanno deciso di convocare il Consiglio di Classe e le famiglie dei ragazzi coinvolti.
Si è stabilito quindi di adottare un provvedimento esemplare nei confronti di coloro che si erano resi responsabili dell’atto: dedicare cioè qualche giornata di lavori socialmente utili a favore di anziani e disabili, ovvero svolgere attività di volontariato.

Fin qui i fatti, come sono stati riferiti dalla stampa. A questo punto nascono spontanee diverse considerazioni, tanto più se si tiene conto che sono passati solo pochi giorni dal 2 aprile, Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, che ha visto proprio la città della Spezia ospitare un convegno dedicato a queste tematiche, nonché la prima edizione del Concorso L’autismo secondo me, promosso dall’ANGSA locale (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) e rivolto a tutte le scuole della Provincia [se ne legga ampiamente anche su queste pagine, N.d.R.].
Cosa significa tutto questo? Dobbiamo interpretare il fatto accaduto come la mancata ricezione del messaggio che tutti noi – genitori, insegnanti, educatori – stiamo dando, da parte della società dei giovani o forse le modalità sin qui adottate si sono rivelate consoni all’obiettivo che volevamo raggiungere?
Forse, se analizziamo meglio quanto accaduto, non possiamo affermare di avere sbagliato o fallito sulle iniziative condotte sino ad oggi; infatti, se alcuni ragazzi hanno sbagliato e si sono lasciati prendere la mano, altri si sono subito resi conto della gravità dell’accaduto e non hanno atteso l’intervento degli adulti, ma hanno fatto comprendere immediatamente ai compagni l’entità dell’errore, con il risultato dell’immediata cancellazione del filmato da YouTube e dell’autodenuncia degli stessi ragazzi verso gli insegnanti.
Fatti come questi evidenziano quindi che il progetto che abbiamo intrapreso da tempo e che vogliamo portare avanti con determinazione sempre maggiore è quello giusto. In altre parole: i giovani sono coloro che vanno educati e indirizzati, è necessario che prendano visione del fatto che non si possa banalizzare né tanto meno strumentalizzare una condizione di vita, qualunque essa sia.

Noi tutti sappiamo che la scuola rappresenta la culla del sapere, ma anche, e soprattutto, quella dell’educare. Non pretendiamo che la scuola si faccia carico di tutte quelle forme di educazione che competono principalmente alle famiglie, ma auspichiamo che essa possa offrire il suo contributo pedagogico e quindi sviluppare tutte quelle tecniche e discipline atte a impartire nei ragazzi nozioni rivolte alla loro formazione ed educazione.
La scuola dovrebbe farsi carico, tra l’altro, di illustrare la disabilità in tutte le sue forme e sfaccettature e, ove possibile, trovare il modo di istruire anche i disabili stessi, per aprire anche a loro le porte della consapevolezza, intesa come una fondamentale presa di coscienza delle proprie capacità, delle proprie responsabilità e dei propri diritti. Solo in questo modo potremo mostrare a tutti un volto della disabilità nuovo, rispetto a quello che vediamo da cinquant’anni a questa parte!
Quello che ci preme oggi – come genitori e come cittadini – non è tanto punire gli autori della bravata, ma bensì aiutarli a capire che in una società, alla base di ogni comportamento e del vivere comune, c’è l’Educazione Civica. Vorremmo che crescessero consapevoli, responsabili, e soprattutto tolleranti verso tutte quelle condizioni esistenziali che non devono essere per alcun motivo oggetto di emarginazione. Infatti, siamo tutti cittadini e abbiamo tutti diritto a una vita degna e dignitosa.
Alla base di tutto, quindi, c’è ancora una volta l’insegnamento del giusto, dell’essenziale, dell’etica.

Vorremmo terminare condividendo ora un pensiero di Platone che già in tempi molto antichi aveva compreso come il corretto insegnamento fosse alla base dell’educazione civica e sociale di un popolo: «L’insegnamento – scrisse – è una techne di conversione, nel senso letterale del termine: non si tratta di dare alle persone informazioni o capacità che non possiedono, ma di indurle a voltarsi dalla parte giusta, in modo da permetter loro di far uso di una facoltà che già possiedono. Mentre le altre virtù dell’anima, come quelle del corpo, si acquistano con l’abitudine e l’esercizio, la capacità di discernere è una dote personale che non perde mai la sua virtù, ma per effetto della conversione etica diventa utile oppure nociva».
Facciamo quindi in modo che i nostri ragazzi sappiano correttamente interpretare i messaggi e i segnali che provengono dall’esterno e quindi dai nostri insegnamenti e da quanto riusciremo a trasmettere loro. Non permettiamo che vengano condizionati da false ideologie o da esempi sbagliati.

Presidente dell’ANGSA della Spezia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).

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