È tortuosa la strada che porta alla fruibilità universale

Lo testimoniano, purtroppo, vicende come quella riguardante un locale di Milano, che intenderebbe «dare un nuovo approccio alla filosofia del tempo libero», ma per il quale, poi, l’accessibilità coincide con le robuste braccia di un proprio buttafuori… Un fatto che ha portato la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) ad agire da un punto di vista legale, chiedendo, tra l’altro, anche la chiusura temporanea del locale

Donna in carrozzina davanti a dei gradiniI Magazzini Generali – locale nato a Milano nel 1995 all’interno di un complesso di magazzini dei primi del Novecento, serviti e raccordati alle Ferrovie dello Stato – non sono accessibili alle persone con disabilità: una rampa di scale, infatti, ha impedito a una giovane in carrozzina di assistere a un concerto, malgrado avesse avuto ampie rassicurazioni sull’accessibilità del locale. Per questo motivo la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) – componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – ha presentato un’istanza al Comune di Milano per chiederne la chiusura temporanea, in base a quanto previsto dalla Legge 104/92.

Protagonista della vicenda è stata una giovane residente in provincia di Bergamo, che nelle scorse settimane aveva acquistato, tramite la Società Vivo Concerti, il biglietto per assistere a un concerto in programma nel locale milanese il 18 marzo scorso. Spostandosi su una carrozzina elettrica, la ragazza aveva scritto diversi messaggi di posta elettronica per informarsi sull’accessibilità del locale. Ricevute risposte positive dalla società che organizzava l’evento, ha organizzato il viaggio a Milano. Una volta arrivata nel locale, però, l’amara sorpresa: una rampa di scale le ha impedito l’accesso al piano rialzato dei Magazzini Generali, dove si sarebbe svolto il concerto. Infatti, l’“accessibilità” garantita dai titolari del locale era in realtà affidata a un robusto buttafuori che avrebbe dovuto sollevare la carrozzina a forza di braccia. Soluzione che però non è stato possibile applicare perché la carrozzina elettrica era particolarmente pesante.
«La richiesta di chiusura del locale – si legge nell’istanza redatta dall’avvocato Gaetano De Luca del Servizio Legale LEDHA – trova le sue ragioni anche nel fatto che il titolare dei Magazzini Generali ha assunto una posizione intransigente, ritenendo che l’attuale sistema di accessibilità consenta di scongiurare l’addebito di condotte discriminanti».
L’istanza di sanzione amministrativa presentata dalla LEDHA, infatti, è arrivata a qualche settimana di distanza dall’episodio contestato, con l’intenzione di lasciar passare un certo lasso di tempo, per mettere le società coinvolte nelle condizioni di risolvere in problema. Ma questo non è mai avvenuto: per il titolare dei “Magazzini Generali”, l’attuale sistema di accessibilità è più che sufficiente, mentre è evidente che la prassi di sollevare a braccia la carrozzina, oltre che pericolosa, sia un sistema completamente inadeguato a garantire un uguale trattamento tra le persone con disabilità e il resto degli spettatori.

«La situazione in cui si è venuta a trovare la giovane – sottolinea ancora De Luca – costituisce un’inaccettabile discriminazione, vietata e sanzionata civilmente dalla normativa antidiscriminatoria italiana (Legge 67/06)». Da dire poi che al centro dell’azione legale promossa dalla federazione lombarda ci sono sia la Società Vivo Concerti, ritenuta civilmente responsabile in quanto organizzatore e promotore dell’evento culturale, sia la Società Magazzini Generali, che dovrà invece rispondere della discriminazione da un punto di vista amministrativo, rischiando anche la chiusura.
«Occorre per altro riconoscere – aggiunge De Luca – la grande differenza di atteggiamento tra le due società. Mentre infatti Magazzini Generali ha respinto fermamente qualsiasi addebito, sostenendo di non aver tenuto alcuna condotta discriminatoria, Vivo Concerti ha invece ammesso e riconosciuto la propria responsabilità, offrendo la propria disponibilità a risarcire i danni subiti dalla ragazza. È evidente che solo un adeguato risarcimento del danno, che tenga conto del disagio e dell’umiliazione subita e in generale della lesione alla dignità personale, potrà scongiurare il ricorso al Tribunale di Milano per vedere accertata e dichiarata la discriminazione».

«Il raggiungimento di una piena accessibilità e fruibilità della nostra città, come della maggior parte delle altre città italiane – commenta il presidente della LEDHA Fulvio Santagostini – è ancora tortuoso e pieno di ostacoli. Crediamo che il Comune di Milano dovrebbe stabilire una certificazione di accessibilità per ogni licenza pubblica, per ogni nuova costruzione e per i lavori sull’arredo urbano. E sarebbe poi importante cambiare punto di vista, dal momento che anche a livello politico si continua a ragionare in termini di “barriere architettoniche da abbattere”, e non sul diritto all’accessibilità e alla fruibilità universale». (G.M.)

«I Magazzini Generali – si legge nel sito del locale – sono una realtà unica nel suo genere, la prima in assoluto in Italia. Inadeguato, quindi, parlare di semplice location. Più appropriatamente si potrebbero definire spazio multimediale dove tutti i sensi possono essere stimolati, superando le caratteristiche barriere del locale in senso canonico…». Sì, ma quali barriere?… Una comunicazione dal classico “effetto boomerang”?

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