Hanno idee chiare, i giovani con sindrome di Down!

Grande soddisfazione è stata espressa dalle delegazioni provenienti da dieci diversi Paesi europei, per i risultati ottenuti con la prima tappa del progetto continentale “Think different Think Europe”, conclusasi nei giorni scorsi a Roma. Un percorso ormai tracciato, per far riconoscere non solo dalle leggi, ma dall’intera opinione pubblica, che le persone con sindrome di Down sono cittadini a tutti gli effetti

Giovane con sindrome di Down in giacca e cravattaSi è conclusa il 10 maggio a Roma la prima tappa del progetto europeo Think different Think Europe, che ha per capofila l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e del quale abbiamo seguito nei giorni scorsi le varie fasi.
All’iniziativa hanno partecipato dieci delegazioni di Paesi europei, per un totale di settanta tra persone con sindrome di Down e caregiver, che hanno discusso e si sono confrontate sul tema della partecipazione politica e della consapevolezza delle proprie opinioni, oltre che sul modo di poterle esercitare attraverso il diritto di voto e sulla conoscenza dell’Europa come Istituzione.
Numerosi sono stati gli appuntamenti, nel corso delle giornate, dall’accoglienza a Radio Vaticana, dove gli ospiti europei sono stati intervistati nelle loro varie lingue di provenienza, ai lavori presso il Parlamento Europeo. Cuore dell’evento, poi, è stato l’incontro a Palazzo Madama con il presidente del Senato Pietro Grasso, che per l’occasione ha espresso concetti quanto mai significativi, e l’auspicio, tra l’altro, che «le Assemblee Parlamentari mettano nelle proprie agende il tema dei diritti delle persone con disabilità, per la loro promozione e il loro riconoscimento in ogni forma».

Grande soddisfazione è stata espressa dalle varie delegazioni. Marion Dupas, una delle due operatrici che hanno accompagnato il gruppo francese, ha commentato: «Per noi è stato molto importante partecipare a questo progetto a livello europeo, perché l’Europa è il futuro. Lavoriamo molto a livello nazionale sull’autorappresentazione e qui, in questo contesto, è stato fondamentale vedere lavorare tante persone con sindrome di Down insieme e in prima persona».
Sulla centralità dello scambio di idee e di progetti ha parlato anche l’operatore ungherese Tibor Kiss: «Il momento più importante, a mio parere, è stato il confronto sui nostri obiettivi, materiale alla base del prossimo incontro di novembre a Parigi».
E ancora, per Arantxa Garrigues, operatrice spagnola, il bello è stato invece la possibilità di scambiarsi “buone pratiche”: «Abbiamo parlato di tutto insieme – ha sottolineato – e ognuno ha raccontato le proprie conquiste in ogni àmbito. Centrale, secondo me, è stato il confronto sull’integrazione al lavoro. Sono stati davvero giorni preziosi».
Per la delegazione ucraina, infine, che partecipava per la prima volta a un progetto del genere, l’operatrice Tania Mykhailenko ha avuto difficoltà ad indicare ciò che l’ha colpita di più, ritenendo che «tutto sia stato utile e bello». «Forse – ha aggiunto – il momento più emozionante è stato sentire i ragazzi durante l’intervista a Radio Vaticana. Mi ha stupito la loro chiarezza su quello che vogliono, che desiderano per il loro futuro, ed è fondamentale che le loro parole vengano ascoltate in radio nel nostro Paese».

In conclusione Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD, ha affermato che «l’incontro ha superato le nostre aspettative. Siamo riusciti a comunicare bene, nonostante la presenza di dieci lingue diverse e anche l’attenzione che il presidente del Senato Grasso ha dato al nostro lavoro ci ha confermato che – continuando a muoverci su questa strada – sarà possibile far riconoscere, non solo dalle leggi, ma dall’opinione pubblica, che le persone con sindrome di Down sono cittadini a tutti gli effetti. Le domande, le opinioni espresse dai partecipanti ci hanno mostrato l’interesse e l’urgenza del tema. Non ci fermeremo qui». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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