Storia di lungaggini e decisionismo a senso unico

A raccontarla sono due organizzazioni marchigiane e riguarda la realizzazione di un Centro Diurno per persone con disabilità a Jesi (Ancona), ove il Comune è “impegnato” (?) dal 2006 a trovare la sede giusta, una storia che ben dimostra come il massimo decisionismo possibile – quando si intravede il risparmio – diventi flebile attenzione, quando invece si deve operare per migliorare la qualità di un servizio

Ombre bianche di persona con disabilità e di assistente che la spingeÈ certamente sin troppo lunga la storia riguardante la realizzazione del Centro Diurno (CSER) per persone con disabilità a Jesi (Ancona), in sostituzione dell’attuale Centro Diurno Maschiamonte, che opera – a causa dell’inadeguatezza strutturale – con un’autorizzazione provvisoria, ai sensi della Legge Regionale delle Marche 20/02.
È infatti dal lontano 2006 che il Comune è “impegnato” (?) a trovare una nuova sede. Inizialmente si era ipotizzata una struttura (che dovrà diventare la sede della nuova comunità per persone con autismo), la quale però, data l’ubicazione, non aveva trovato parere favorevole da parte delle associazioni. Successivamente (2007), il Comune si era orientato a realizzare il CSER al piano terra dell’Ostello Villa Borgognoni, ma nemmeno questa volta – nonostante il parere positivo delle associazioni – il progetto si è realizzato. Quindi, nel 2008, l’Amministrazione Municipale ha comunicato di avere scelto come sede l’area ex CRT, indicando anche il costo di realizzazione (250.000 euro). Poi un lungo silenzio.
Due anni dopo (2010), si è venuto a sapere che il finanziamento previsto per il trasferimento del Centro Diurno Maschiamonte sarebbe stato destinato al rifacimento dell’impianto di illuminazione alla ZIPA [Zone Imprenditoriali Provincia di Ancona, N.d.R.]. Alla richiesta di chiarimento delle associazioni (26 novembre 2010), l’allora Assessore ai Lavori Pubblici affermò che «il Maschiamonte si sarebbe trasferito nel nuovo Centro nel 2011», con l’assicurazione che l’intervento sarebbe stato «una delle priorità nel piano delle opere pubbliche del prossimo anno», prevedendo «un investimento di 350.000 euro».
In realtà, nemmeno nel 2011 successe nulla, tanto che il consigliere comunale Claudio Fratesi presentò un’interrogazione in tal senso, alla quale si rispose con l’assicurazione che «entro l’estate del 2012, i lavori sarebbero stati terminati». Ebbene, ora è alle porte l’estate del 2013 e del nuovo Centro ancora non vi è traccia.
L’Amministrazione ha assicurato che vuole fare al più presto (ad iniziare), ma se anche si cominciasse domani stesso, non si avrà il Centro se non prima della fine del 2014. Intanto, però, si è deciso, nonostante l’inadeguatezza dell’attuale Centro, che si può chiudere quello di Monsano e trasferirvi parte degli utenti, insieme a nuovi ingressi. Un decisionismo, questo, palesemente a senso unico. Massima velocità, cioè, quando si intravede il risparmio, flebile attenzione quando si deve operare per migliorare la qualità di un servizio. E se nessuna giustificazione può essere addotta per il ritardo della realizzazione, dopo la decisione di spostare al “vecchio Maschiamonte”, gli utenti di Monsano, ogni giorno di ulteriore ritardo nella consegna del nuovo Centro risulta di intollerabile gravità.

Dal 2006 ad oggi si sono succedute tre Amministrazioni Comunali. In molti dovrebbero spiegare – e sarebbe davvero un bella azione – perché ancora oggi non ci sia il nuovo Maschiamonte. L’auspicio, quindi, è non solo che lo si faccia in fretta, ma che – dato che di tempo per studiare ce n’è stato abbastanza – lo si faccia bene.

Nel sito del Gruppo Solidarietà è disponibile la scheda integrale sulla questione, con relativi documenti allegati. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: grusol@grusol.it.

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