E il “modello Sardegna” va

La Legge di Bilancio Regionale, approvata in questi giorni in Sardegna, conferma che l’Isola è ai vertici, in Italia, per il sostegno personalizzato e coprogettato, rivolto alle persone con disabilità grave e gravissima, a carattere domiciliare e deistituzionalizzante. In tal senso, le cifre parlano da sé e fanno realmente pensare a un “modello Sardegna”, che rispetta i diritti umani, creando al tempo stesso sviluppo e risparmio

Persone con diversi tipi di disabilità e di ausili, sul viale di un parco«Con un investimento di “soli” 140 milioni di euro, si mobilitano risorse monetarie per 180 milioni e risorse non monetarie per circa mezzo miliardo, con notevoli risparmi per la spesa pubblica complessiva e uno sviluppo dell’occupazione, spalmata in tutti i Comuni del territorio regionale».
È quanto meno soddisfatto Marco Espa, consigliere della Regione Sardegna e membro della Commissione Sanità e Politiche Sociali, dopo l’approvazione della Legge di Bilancio Regionale, per i risultati ottenuti in àmbito di assistenza alle persone con disabilità e alle loro famiglie, a conferma, come egli stesso sottolinea, di «una Sardegna che si conferma ai vertici, in Italia, per il sostegno personalizzato e coprogettato per le persone con disabilità grave e gravissima, a carattere domiciliare e deistituzionalizzante».

Alcuni dati parlano da sé, a partire innanzitutto dal finanziamento di 5.360 progetti (come da Legge 162/98), a sostegno della Vita Indipendente. La cifra totale stanziata dal Bilancio Regionale è, come detto, di circa 140 milioni di euro, «per dare risposte, sostegno e diritti umani – sottolinea Espa – a oltre 38.000 persone sarde in situazione di gravità, con progetti che prevedono, per le situazioni dei cosiddetti “gravissimi”, finanziamenti, anche integrativi, che possono superare i 45.000 euro all’anno, contro – va ricordato – i più di 700.000 euro annui ciascuno che costerebbero alla collettività, in caso di ricovero in strutture sanitarie».
Quindi, come si accennava, l’occupazione di lavoratori e lavoratrici del settore, per la stragrande maggioranza sardi, stimata tra i 15.000 e i 17.000 addetti, con un ulteriore indotto di circa 40 milioni, messo sul mercato dei servizi dalle famiglie come compartecipazione volontaria.
E ancora, un rientro alla fiscalità generale – considerando IRPEF, IVA, INPS ecc. – valutabile in circa 50 milioni di euro, grazie alla forte emersione di lavoro nero. «Infine – aggiunge Espa – il contributo dato dal sostegno delle famiglie, dei caregiver, ovvero di quei familiari che si fanno carico dei propri cari a domicilio – circa 75.000 – che si stima svolgano un “lavoro” di cura ovviamente non retribuito, valutabile intorno ai 500 milioni aggiuntivi. A tal proposito va detto che senza le famiglie e senza l’incentivo dei finanziamenti del Fondo per la Non Autosufficienza, la spesa pubblica socio sanitaria esploderebbe in maniera esponenziale. Con il nostro Fondo per la Non Autosufficienza, la Regione Sardegna risparmia e crea sviluppo».
«Ovviamente – conclude il Consigliere Regionale – tutto è migliorabile e il “fronte” della battaglia si sposta nella lotta contro tutti i burocratismi e le procedure ampollose e inutili, che rischiano di rallentare il godimento di diritti esigibili. Ma questo riteniamo lo si possa considerare realmente, a tutti gli effetti, un “modello Sardegna” che rispetta i diritti umani delle persone, creando al tempo stesso sviluppo».

Un’ultima non trascurabile annotazione riguarda poi un Ordine del Giorno approvato durante la discussione della Legge di Bilancio, che ha lo stesso Espa come primo firmatario, seguito da tutti i capigruppo presenti in Consiglio Regionale. Tale documento – basandosi su una serie di pronunciamenti della giurisprudenza (Corte Costituzionale, Consiglio di Stato, Tribunale Amministrativo Regionale), frutto anche delle battaglie delle persone con disabilità e delle loro famiglie – impegna sostanzialmente la Giunta a sottrarre dal Patto di Stabilità tutte le spese per i progetti personalizzati, ciò che darà risorse e respiro a tutte le politiche e prima di tutto a quelle sociali. (S.B.)

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