Sempre risultati pubblici per le sperimentazioni cliniche

A chiederlo è la Fondazione GIMBE, ritenendo che «registrare tutte le sperimentazioni cliniche e pubblicarne ogni risultato sia un obbligo scientifico, etico e morale». Per questo, la Fondazione stesa invita tutti gli attori della ricerca clinica – pazienti compresi – a sottoscrivere una petizione supportata da numerose organizzazioni internazionali e a sostenere la modifica di una norma europea attualmente in discussione

Ricercatrice al lavoro, fotografata dall'alto«L’occultamento dei risultati delle sperimentazioni cliniche (trial) distorce il profilo di efficacia-sicurezza dei trattamenti, viola il patto siglato dal consenso informato, aumenta i rischi per i pazienti e consuma preziose risorse».
Lo si legge in una nota prodotta in occasione del 20 maggio, Giornata Internazionale dei Trial Clinici, dalla Fondazione GIMBE di Bologna, organizzazione costituita nel 2010 dall’Associazione Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, che oltre a curare un portale internet destinato all’aggiornamento continuo di tutti i professionisti sanitari, promuove iniziative di formazione, editoria e ricerca, raccogliendo le sfide della sanità italiana.

«Ribadiamo con fermezza – si legge ancora nel comunicato della Fondazione – che registrare tutte le sperimentazioni cliniche e pubblicarne ogni risultato è un obbligo scientifico, etico e morale». A tal proposito, quindi, GIMBE invita tutti gli attori della ricerca clinica (ricercatori, pazienti, professionisti sanitari, istituzioni di ricerca, comitati etici, sponsor commerciali e istituzionali) a condividere alcune azioni, vale a dire la sottoscrizione della Petizione AllTrials, supportata da numerose organizzazioni internazionali e il sostegno a una modifica alla Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la sperimentazione clinica di medicinali per uso umano, e che abroga la Direttiva 2011/20/CE, la quale – secondo la Fondazione – «lascia intendere che la registrazione e la pubblicazione di un trial rappresentano solo “optional opportunistici”, non previsti nella definizione di protocollo».

GIMBE, infine, invita tutti i cittadini a partecipare a una sperimentazione clinica, solo quando «il protocollo dello studio è stato registrato ed è pubblicamente accessibile», quando «il protocollo fa riferimento a revisioni sistematiche delle evidenze disponibili che giustificano la necessità del trial» e se «viene fornita una garanzia scritta che i risultati completi dello studio saranno pubblicati e inviati a tutti i partecipanti che lo desiderano». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.stampa@gimbe.org.

Stampa questo articolo