Veneto: è sempre e solo politica dei tagli

La FISH Veneto (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) contesta duramente una recente proposta della Giunta Regionale, presentata come «una “rivoluzione culturale”, che permetterà di garantire le prestazioni domiciliari essenziali», ritenendola semplicemente «una prosecuzione mascherata della politica dei tagli ai servizi sociali e sanitari». Ne chiede quindi il ritiro, con un successivo confronto tra le parti sociali

Sit-in della FISH Veneto, 5 marzo 2013, Venezia

Un’immagine del sit-in di protesta organizzato il 5 marzo dalla FISH Veneto, di fronte alla sede del Consiglio Regionale

All’inizio di marzo era arrivata anche a promuovere un sit-in di protesta, la FISH Veneto (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), davanti alla sede del Consiglio Regionale. Da alcuni mesi, infatti, la Federazione denunciava duramente una politica sociale regionale, «improntata al taglio dei servizi socio sanitari», guardando in particolare – ma non solo – a quella Delibera approvata alla fine del 2012 e successivamente sospesa, contenente pesanti tagli alle cosiddette “prestazioni extraLEA” (ove LEA sta per Livelli Essenziali di Assistenza), tra cui gli assegni di cura, i contributi di domiciliarità e i finanziamenti per progetti di autonomia delle persone con disabilità.
Oggi, tuttavia, a far discutere non poco è anche la recente proposta avanzata il 3 maggio scorso dalla Giunta Regionale, sulla revisione delle prestazioni costituenti LEA aggiuntivi regionali, testo sul quale la Quinta Commissione Consiliare è chiamata in queste settimane a pronunciarsi.
Infatti, quella proposta, come si legge in una nota della FISH Veneto, a firma di Antonino Russo, Lilia Manganaro e Flavio Savoldi, componenti dell’Ufficio di Presidenza, non farebbe altro che «confermare quanto era stato già deciso a dicembre: che nel Veneto, cioè, proseguirà il taglio generalizzato dei servizi destinati alle persone con disabilità e non autosufficienti».

«Le parole di Zaia e Sernagiotto [Luca Zaia e Remo Sernagiotto, rispettivamente Presidente e Assessore ai Servizi Sociali della Regione, N.d.R.] – si legge poi nel comunicato – sono trionfali e a loro dire la proposta approvata dalla Giunta è una “rivoluzione culturale” che permetterà di garantire le prestazioni domiciliari essenziali. Ma tuttavia, come spesso accade, le parole mascherano una realtà molto diversa. Già ora, infatti, le persone con disabilità vivono una condizione molto difficile e già ora sulle famiglie grava un onere assistenziale estremamente pesante, visto che sono obbligatoriamente costrette a garantire ai propri cari i servizi assistenziali che la Regione e i Comuni non erogano e perfino quelli sanitari, come gli interventi di carattere infermieristico. Le persone disabili e le famiglie riceveranno dunque finalmente il sostegno di cui necessitano? Quella proposta della Giunta affronta i loro problemi? No, non è così, dal momento che il nuovo provvedimento si propone un solo obiettivo: la riduzione dei costi socio-sanitari-assistenziali, a fronte di un aumento significativo del numero di persone che necessitano di tali interventi».
In tal senso, secondo la FISH veneta, si cerca sostanzialmente di «conseguire in forma diversa l’obiettivo che la Giunta si era proposta di conseguire con il blocco dei cosiddetti “extraLEA” nel dicembre 2012». Ma le ricadute sulle persone saranno quanto meno pesanti. Secondo la Federazione, infatti, «i piani personalizzati di assistenza subiranno una drastica riduzione, i servizi diurni non verranno incrementati, le liste d’attesa esploderanno, le comunità alloggio e residenziali resteranno senza le risorse necessarie e le famiglie verranno chiamate a concorrere alle spese dei servizi. Sulla fascia più in difficoltà della popolazione del Veneto, viene quindi scaricato il costo della crisi, degli sprechi, della disorganizzazione sanitaria. In poche parole: meno servizi e paghino le famiglie!».

«Altro che svolta in direzione della domiciliarità – proseguono gli esponenti della FISH Veneto, riprendendo parole pronunciate dai responsabili istituzionali della Regione -, altro che diritti e prestazioni garantite: questa è la prosecuzione premeditata e mascherata della politica dei tagli ai servizi sanitari e sociali che non rispetta i diritti umani, eroga miseri contributi economici alle persone con disabilità e abbandona al proprio destino coloro che si trovano in condizione di gravità e non hanno neppure sufficienti mezzi economici per vivere».
«Che significa dire che il costo dei servizi sarà “a carico del sanitario”», ci si chiede infine, rivolgendosi direttamente all’assessore Sernagiotto? E si aggiunge: «Si sentiva il bisogno di ben altri interventi, non di artifizi contabili o di improvvisate rivoluzioni il cui esito negativo è scontato».

Alla luce di quanto detto, quindi, la Federazione rivolge alla Quinta Commissione Consiliare la richiesta di non esprimere il proprio parere positivo, chiedendo anzi alla Giunta di ritirare la proposta avanzata il 3 maggio, «favorendo in tal modo l’apertura di un confronto con le parti sociali, che fino ad oggi non c’è stato, allo scopo di evitare i danni irreparabili derivanti dall’attuazione di tale provvedimento». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: fishveneto@libero.it.

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