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Una ricerca clinica sulla sindrome di Rett

Primo piano di bimba con gli occhi blu

Sono dette anche “bimbe dagli occhi belli”, le piccole pazienti affette da sindrome di Rett (foto di Jacqueline Roberts)

Patologia progressiva dello sviluppo neurologico, la sindrome di Rett colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità. Nella forma classica, infatti, le pazienti mostrano uno sviluppo prenatale e perinatale normale, ma dopo circa sei, diciotto e ventiquattro mesi, esse presentano un arresto dello sviluppo stesso, seguito da una regressione.
Riconosciuta per la prima volta dal medico austriaco Andreas Rett – che coniò anche, per le piccole pazienti, l’appellativo divenuto poi comune di “bimbe dagli occhi belli” – questa sindrome è oggi ritenuta la seconda causa di ritardo mentale nelle bambine.
A occuparsene in Italia c’è l’AIRETT (Associazione Italiana Rett), che ha come obiettivi fondamentali la promozione e il finanziamento della ricerca genetica, per arrivare quanto prima a una cura della malattia, oltreché della ricerca clinica e riabilitativa, per individuare soluzioni alle numerose problematiche che una bimba affetta da sindrome di Rett si trova quotidianamente a dover affrontare.

In queste settimane, fino al 23 giugno, l’Associazione ha lanciato una campagna di raccolta fondi, tramite SMS (numero 45509), per finanziare un progetto di ricerca clinica, il cui principale scopo è quello di ritardare e rendere meno grave – se non arrestare – la perdita delle abilità motorie, supportando al tempo stesso la terapia riabilitativa. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@airett.it.