Cristian ha conquistato la cittadinanza italiana

Manca solo qualche dettaglio per il Decreto che concederà la cittadinanza italiana a un giovane con sindrome di Down, figlio di una donna colombiana, nato e cresciuto in Italia. Si tratta di una svolta molto positiva per una questione più volte denunciata, quella cioè della cittadinanza negata alle persone straniere con disabilità intellettiva, in quanto ritenute tutte, senza distinzione, «incapaci di intendere e di volere»

Uomo con sindrome di DownChe si possa (finalmente) arrivare a una svolta positiva per la situazione delle persone straniere di “seconda generazione”, con disabilità intellettiva, alle quali viene regolarmente negata la cittadinanza italiana – nonostante ciò sia previsto dalla legge del nostro Paese – in quanto ritenute, senza distinzioni, «incapaci di intendere e volere»?
Avevamo esordito così, nel nostro ultimo articolo dedicato a tale questione, dopo averne parlato in diverse occasioni, apprendendo che la questione era stata presa in carico dal Ministero dell’Interno, con l’assicurazione che le domande per l’ottenimento della cittadinanza sarebbero state valutate nel modo più appropriato possibile, precisando anche che la sindrome di Down, ad esempio, non sarebbe risultata preclusiva alla concessione della cittadinanza.
Ricapitolando rapidamente, è opportuno ricordare che in linea di principio, chi richiede la cittadinanza – pur in presenza di una disabilità intellettiva, – potrebbe comunque essere giudicato dai soggetti coinvolti nell’iter (l’ufficiale giudiziario, il funzionario della prefettura ecc.), come capace di compiere con piena consapevolezza il giuramento «di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato», passaggio determinante per acquisire la cittadinanza. Nella prassi, però, è accaduto finora che in presenza di una qualunque disabilità intellettiva, sia stata invocata l’incapacità naturale del soggetto. Il tutto trascurando completamente il fatto, ad esempio, che la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, divenuta nel 2009 la Legge dello Stato Italiano 18/09, prescrive all’articolo 18 che le persone con disabilità «abbiano il diritto di acquisire e cambiare la cittadinanza e non siano private della cittadinanza arbitrariamente o a causa della loro disabilità [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]».

Tra i casi di cui ci eravamo occupati vi era anche quello seguìto da Andrea Sinno, responsabile del servizio di consulenza gratuita Telefono D dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), concernente Cristian, figlio con sindrome di Down di una donna colombiana, nato e cresciuto in Italia, che una volta presentatosi alla Questura di Roma per richiedere la cittadinanza, era stato rimandato indietro sempre con le stesse motivazioni. La madre Gloria Ramos aveva per questo lanciato anche una petizione in internet, al Ministro degli Interni.
Ebbene, oggi la stessa Gloria Ramos dichiara di «voler baciare il mondo e di vivere come in un sogno». Infatti, è arrivata la notizia della predisposizione del decreto di concessione della cittadinanza italiana a Cristian, per il quale l’appello, a livello politico, è stato raccolto da Khalid Chaouki, parlamentare del Partito Democratico, che aveva presentato un’Interrogazione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Il Decreto attende ora solo la firma del presidente della Repubblica Napolitano e la notifica alla famiglia di Cristian per diventare operativo a tutti gli effetti. «Avevo una grande speranza – aggiunge Gloria Ramos -, sapendo che anche se il cuore delle persone sembra duro, poi c’è una grande sensibilità su questi temi. Ringrazio tutti, tutti dal primo all’ultimo, per averci aiutato a combattere questa battaglia di civiltà».
«La conquista della cittadinanza da parte di Cristian – dichiara dal canto suo Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD – ci riempie di gioia. Abbiamo lottato perché la ottenesse non solo lui, ma che fosse un diritto acquisito per tutti i ragazzi che si trovano nella stessa condizione. È importante che si impari a riconoscere che una persona con sindrome di Down adulta è a tutti gli effetti un adulto, con delle difficoltà, ma anche con la capacità di esprimere bisogni e diritti e che si smetta di considerarlo come un “incapace” o un “eterno bambino”. La conquista della cittadinanza da parte di Cristian diventa non solo un segno di accoglienza e di civiltà, ma anche di presa di coscienza dei tanti passi avanti che le persone con disabilità e le loro famiglie hanno fatto in questi anni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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