Amarissimo, ovvero perché dovremmo “risvegliarci”?

Già parola dannunziana, oppure usata per designare un celebre digestivo, oggi – secondo Giorgio Genta – il termine “amarissimo” sarebbe ben adatto a indicare il “risveglio” delle persone con disabilità e delle loro famiglie, «dalle dolci illusioni di un progresso sociale che sappia soddisfare almeno alcuni diritti fondamentali di ogni cittadino e da molto altro»

Gabriele D'Annunzio

Gabriele D’Annunzio definì come “amarissimo” il Mare Adriatico, riferendosi alla dominazione austriaca sulle coste orientali

Se ai tempi di D’Annunzio “amarissimo” era sinonimo del Mare Adriatico – come il poeta definì quest’ultimo nel 1908, alludendo alla dominazione austriaca sulle coste orientali – e se quarant’anni dopo tale  aggettivo passò a designare un celebre digestivo, oggi il termine sarebbe ben adatto a indicare il “risveglio” delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Risveglio da cosa? Dalle dolci illusioni di un progresso sociale che sappia soddisfare almeno alcuni diritti fondamentali di ogni cittadino, proteggendoci dalle “persecuzioni” dell’ INPS e dell’Agenzia delle Entrate, dalla necessità di non spegnere il respiratore per restare in vita, dalle continue beffe dei fondi stanziati (pochi) e pervenuti (praticamente nessuno) alle famiglie con disabilità gravissime, dalla corruzione che divora improduttivamente una parte assai rilevante del reddito nazionale, dalla politica che non riesce né ad autoriformarsi né ad essere riformata, da funzionari ribaldi dal lessico inesauribile, dagli amministratori delegati – o CEO (chief executive officer) – che creano bad company, rifilandole allo Stato e si tengono il malloppo buono “saggiamente” investito in cantieri di demolizioni “a mani nude” (niente investimenti in macchinari!) nel Bangladesh, dalla disinformazione dovuta a un eccesso di informazioni parziali e parzialmente false, dalla mancanza di un’educazione sociale che consideri il mettersi in tasca il bene comune (acqua, salute o vita che sia), oltre che un reato, un fatto che dovrebbe escludere automaticamente dal consesso dei civili, obbligando chi se ne rende protagonista a risiedere nella più boreale delle Isole Lofoten a seccar merluzzi (e mi perdoni la civilissima Norvegia per l’empio paragone da intendersi come esclusivamente geografico).

Perché poi dovremmo risvegliarci? Per essere presi ancora una volta per i fondelli, per avere una detrazione fiscale di 2-300 euro (la differenza esistente tra un “figlio con disabilità” e uno “senza”), quando con tale cifra non compriamo neppure i pannolini/pannoloni necessari a integrare i tre al giorno che graziosamente ci vengono concessi, per vedere che i “soldati semplici” dell’esercito del Servizio Sanitario Nazionale – sempre più ridotti di numero – vanno ancora all’“assalto con la baionetta” – ma senza fucile, causa tagli al budget -, mentre i generali (i dirigenti) godono di prebende sardanapalesche e di elmi bardati di piume di struzzo-pavone, animale mitico in via di estinzione letteraria?
E a proposito, poi, di “assalti alla baionetta”, diverremo presto tutti membri dei Club degli Alcolisti (Non Anonimi) e ci daranno graziosamente un quartino di grappa scadente, prima di gettarci sotto il “fuoco delle mitragliatrici fiscali”…
Non sarebbe meglio continuare a dormire in pace? (Eterna?). Assolutamente no, perché è forse quello che spererebbero in molti!

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