È ora di combattere seriamente l’incontinenza urinaria

Ben duecento ospedali italiani, il 28 giugno prossimo, apriranno le porte ai cittadini, in occasione della Giornata Nazionale per la Prevenzione e la Cura dell’Incontinenza Urinaria, per informare e diagnosticare gratuitamente questo grave disturbo, che colpisce nel nostro Paese circa 5 milioni di persone, tra uomini e donne, anche in giovane età e sul quale, da tempo, è impegnata la Federazione FINCOPP

Padre, madre e quattro bimbi

L’immagine scelta per il manifesto della Giornata Nazionale per la Prevenzione e la Cura dell’Incontinenza Urinaria del 28 giugno

Il prossimo 28 giugno si celebrerà una nuova Giornata Nazionale per la Prevenzione e la Cura dell’Incontinenza Urinaria, nella data, cioè, stabilita dal Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 10 maggio 2006, su spinta della FINCOPP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico) e in tale occasione ben duecento ospedali italiani apriranno le porte ai cittadini per informare e diagnosticare gratuitamente questo grave disturbo che colpisce nel nostro Paese circa 5 milioni di persone, tra uomini e donne, anche in giovane età.

«L’incontinenza urinaria – come si legge in un comunicato prodotto dalla FINCOPP in questi giorni – consiste nell’emissione involontaria di urina e si distingue in due forme: da sforzo (IUS), dove un colpo di tosse, una risata o il semplice sollevamento di una borsa possono causare fughe di urina (ciò che interessa maggiormente le donne ed è causato da gravidanze, parti o menopausa) e l’incontinenza da urgenza o sindrome della vescica iperattiva, dovuta a contrazioni involontarie della vescica e caratterizzata dall’improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare più volte durante il giorno e la notte, che colpisce invece entrambi sessi senza distinzioni. Un’altra forma è poi quella di origine neurogena, legata a malattie come la sclerosi multipla, il Parkinson, l’Alzheimer, le lesioni midollari da trauma ecc. Nonostante la diffusione del problema – che, con ansia, depressione e isolamento legati al timore di non riuscire a controllare la vescica, incide pesantemente sulla qualità della vita, sui rapporti sociali e sulla sessualità – solo una minoranza delle persone che ne sono colpite (circa il 25%) riescono a vincere l’imbarazzo e a rivolgersi al medico. Il problema, invece, può essere curato con successo, tramite la rieducazione perineale, i farmaci, infiltrazioni locali di acido ialuronico, la nuova chirurgia mininvasiva oggi estesa anche all’uomo, pace- maker vescicali e sfinteri artificiali. Per le forme neurogene, infine, esiste la neuromodulazione sacrale che si avvale di un una sorta di “pacemaker” applicato sull’osso sacro».

Fin qui le caratteristiche dell’incontinenza urinaria e le possibilità di cura. Da un punto di vista sanitario e sociale, poi, l’impegno della FINCOPP è mirato innanzitutto alla rimborsabilità dei farmaci anti-incontinenza, vale a dire sostanze quali gli antimuscarinici (o anticolinergici), tra i quali i più usati sono l’ossibutinina, il trospio e la tolte rodina, oltre alla solifenacina, che ha mostrato una maggior efficacia e tollerabilità rispetto agli altri farmaci. Se infatti oggi i pannoloni vengono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale – con una spesa di oltre 300 milioni di euro all’anno – i farmaci anti-incontinenza, invece, sono totalmente a carico dei pazienti, costretti a una spesa media annua di circa 500 euro.
Vi è poi il problema della riabilitazione perineale, indicata dalle Linee-Guida dell’International Continence Society come primo approccio terapeutico contro l’incontinenza urinaria, a tutti i livelli e che secondo i risultati di un  recente studio (italiano), porta al 70% di guarigione. Si tratta, però, di una metodica ancora assai carente nel nostro Paese e in tal senso, Francesco Diomede, presidente della Federazione, ha lanciato in questi giorni da Bari un accorato appello al Ministro della Salute per la rivalutazione della patologia e per consentire a tutti i pazienti le terapie più adeguate che, oltre a ridare dignità, potrebbero portare a una riduzione dei costi sociali.
E ancora, tra gli altri obiettivi prioritari della FINCOPP, vi è la tutela della qualità dei dispositivi medici, «dal momento che – sottolinea Diomede – sonde, cateteri e pannoloni sono attualmente insufficienti per le reali esigenze del malato. Questo comporta la necessità di dare un impulso all’innovazione tecnologica e alla qualità di tali prodotti che il Servizio Sanitario Nazionale è costretto a fornire».
«Per contrarre, dunque, drasticamente i costi – conclude il Presidente della FINCOPP – è vitale l’attivazione di centri specialistici per la prevenzione, la cura e la riabilitazione dell’incontinenza, oltre al varo di una norma legislativa che agevoli il reinserimento nel mondo del lavoro, garantendo la mobilità nel territorio, ad esempio grazie alla costruzione di bagni pubblici».

Con la Giornata del 28 giugno, pertanto, si punta in primo luogo ad aumentare, nei confronti sia dei cittadini che degli operatori socio-sanitari, la consapevolezza delle cure, perché ancora oggi, purtroppo, l’incontinenza urinaria non viene correttamente diagnosticata e trattata. Importante, poi, è sconfiggere il “non far sapere”, migliorare la qualità di vita assicurando l’accesso all’innovazione terapeutica a costi sostenibili, garantire percorsi diagnostico-terapeutici corretti e disporre di un adeguato livello qualitativo dei dispositivi medici elargiti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Dal canto suo, la FINCOPP, al di là dell’imminente evento del 28 giugno, fornisce costantemente informazioni socio-sanitarie, consulenze di esperti, notizie su dispositivi medici, supporto legislativo e burocratico e tutela dei diritti. Vengono inoltre organizzati convegni specifici, pubblicato un notiziario semestrale («Eureka») e dal prossimo mese di ottobre partirà anche la Scuola Nazionale di Formazione FINCOPP, con l’approvazione della SIUD (Società Italiana di Urodinamica)e della Fondazione Italiana Continenza. (S.B.)

Il decalogo anti-incontinenza della FINCOPP
– Alimenti:
evitare o limitare il consumo di cioccolato, uova, frutta secca, pomodori e formaggi stagionati, caffè, tè, bibite gasate e alcoliche.
– Bere con intelligenza e smettere almeno un’ora prima di andare a letto. Attenzione al fatto che la riduzione di liquidi rischia di disidratare, specie in estate.
– Combattere la stitichezza che forza le strutture pelviche e regolarizzare le funzioni dell’intestino con una dieta ricca di fibre, associata a una regolare attività fisica.
– Curare le infezioni respiratorie: gli starnuti e la tosse, infatti, aggravano la situazione.
– Attività fisica: sì a passeggiate, bicicletta e nuoto, attenzione invece allo jogging. In palestra evitare esercizi e sforzi fisici che coinvolgano i muscoli addominali e del pavimento pelvico. Nel fare la spesa, infine, anziché caricarsi di sacchetti pieni, ci si armi di un borsone con rotelle.
– Eseguire la ginnastica perineale, preventiva e curativa, che consiste nel contrarre rapidamente e intensamente i muscoli pelvici. Ci si abitui a praticarla a casa più volte al giorno.
– Evitare il fumo: la nicotina, infatti, ha un’azione irritante sulla vescica e inoltre i colpi di tosse di chi esagera favoriscono fughe di urina.
– Controllare il peso: un eccesso in tal senso, infatti, indebolisce il pavimento pelvico e crea una maggior  pressione sulla vescica.
– Imparare il “doppio svuotamento” per “liberare” completamente la vescica. Dopo avere urinato, cioè, riprovare dopo qualche minuto.
– Per evitare qualche perdita durante il rapporto sessuale, urinare prima. Seguire le indicazioni dello specialista e compilare il “diario minzionale”, per verificare se la terapia seguita è efficace.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: presidenza@finco.org.

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