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Il “gioco dell’oca” dell’INPS

Versione ottocentesca del Gioco dell'Oca

Una versione ottocentesca del Gioco dell’Oca

A volte l’INPS “aggrava” l’invalidità delle persone, ma non nel senso che si può più facilmente immaginare: nessun aumento, cioè, di spesa sociale per pensioni di invalidità o indennità di accompagnamento. Quella che viene aggravata è proprio l’invalidità dei cittadini che devono intraprendere l’iter per la certificazione e si trovano a percorrere una strada tortuosa, spesso un vero “gioco dell’oca”, tra ritardi, convocazioni doppie, sospensioni delle prestazioni, sorprese e imprevisti.
Lo avevamo già scritto pochi giorni fa, sempre su queste pagine, commentando le cifre fornite dalla FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e lo confermiamo ora scorrendo le tabelle dell’assai documentata indagine realizzata sulla materia da Cittadinanzattiva.

Mi sembra interessante notare come la situazione sia particolarmente critica per un ben preciso segmento di persone: i malati oncologici e le persone affette da malattie rare. Non dunque, chiaramente, dei “falsi invalidi”, ma cittadini (e parenti) alle prese con un’emergenza imprevedibile (un tumore) o con la certezza di una guarigione impossibile (malattie rare croniche e congenite).
Ecco, in questi casi lo Stato, e chi ne svolge le funzioni, dovrebbe interpretare il welfare nel migliore dei modi, anche dal punto di vista dei tempi, e dello stile. E invece succede che le persone a volte muoiano prima di vedere riconosciuto il diritto a prestazioni di tipo assistenziale che sono strettamente connesse al presupposto della certificazione di invalidità civile.
Fa effetto, ad esempio, leggere che i medici sono spesso assenti nelle riunioni delle Commissioni delle ASL, di cui pure fanno parte in modo determinante, visto che la loro assenza determina frequentemente la necessità di una seconda visita, con costi e disagi del tutto evidenti ed evitabili. E lo dice la Corte dei Conti [Determinazione 91/12, N.d.R.] non un’associazione di parte (ammesso e non concesso che le associazioni di tutela delle persone con disabilità possano essere considerate una controparte e non piuttosto un interlocutore importante, proprio perché interessate ad evitare sprechi e attribuzioni indebite di denaro pubblico).
Naturalmente anche le ASL ci mettono del loro, visto che l’informatizzazione delle pratiche procede a rilento, e dunque ciò vanifica, almeno in parte, l’ambizioso obiettivo dichiarato dall’INPS di utilizzare solo procedure informatiche per snellire la burocrazia e garantire la massima trasparenza.

Il punto centrale di questa complessa vicenda è che l’obiettivo dello Stato non dovrebbe essere quello di “risparmiare” su questo tipo di spesa, facendo di tutto per scoraggiare i cittadini che si limitano ad esigere un diritto fondamentale, sottoposto giustamente a una severa procedura di controllo. Lo Stato dovrebbe pagare il giusto, e farlo nei tempi corretti, senza ritardi, senza piccole o grandi vessazioni nei confronti dei cittadini.
C’era una Commissione Parlamentare di indagine [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.] sui tempi e sulle modalità della certificazione d’invalidità. Forse è il caso che si proceda rapidamente a concludere questo controllo pubblico e adottare poi provvedimenti univoci e chiari, nell’interesse di tutti. Anche perché all’interno dell’INPS – va detto – ci sono persone spesso competenti e appassionate che vivono con crescente disappunto una situazione che comporta, quanto meno, un appannamento dell’immagine di un istituto di fondamentale importanza per la serenità delle famiglie italiane.

Direttore responsabile di «Superando.it».