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Capire la mia dislessia

Copertina del libro di Rossella Grenci "Capire la mia dislessia"

Non sempre un bambino con dislessia, o con altri DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), sa dare un nome alle difficoltà che incontra nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, e non sempre riesce a sviluppare strategie positive ed efficaci per affrontarle. Per questo, Rossella Grenci – logopedista presso l’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, che ha già al suo attivo varie pubblicazioni su questi temi – considera fondamentale che il bambino conosca le particolarità che lo contraddistinguono, e che sviluppi i processi metacognitivi, diventando consapevole dei propri punti di forza e di debolezza, incrementando le attività e le strategie che possono aiutarlo nell’apprendimento e aumentando il proprio benessere emotivo.

Nei dieci capitoli di Capire la mia dislessia. Attività metacognitive per la scuola primaria, recentemente dato alle stampe da Erickson, Grenci ha voluto appunto presentare un libro “dalla parte del bambino”, studiato per la sua conoscenza, la sua consapevolezza e autostima, rivolgendosi in particolare direttamente ai bimbi della scuola primaria, che possono leggerlo a casa o a scuola, preferibilmente con la mediazione di un genitore, un insegnante, un terapista o un educatore. Perché, come scrive la stessa Autrice, «lavorare con un bambino che presenta disturbi nell’apprendimento significa, innanzitutto, comprenderlo. E per raggiungere un rapporto empatico con lui, la cosa migliore è capire come vive la sua difficoltà». (S.B.)

Rossella Grenci, Capire la mia dislessia. Attività metacognitive per la scuola primaria, Gardolo di Trento, Erickson, 2013, 150 pagine.

La dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento (DSA)
Si parla di dislessia in caso di difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in assenza di problemi neurologici e sensoriali. I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o uditivi, ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e fluido: infatti le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni scolastiche.
Spesso alla dislessia sono associate ulteriori difficoltà, quali la disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio orale (fatica a recuperare termini appropriati o a memorizzare parole nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, oppure nella memorizzazione delle tabelline).
Il problema della dislessia risulta evidente in seconda-terza elementare (alcuni segni si possono per altro già osservare nella scuola materna, come la presenza di significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime, nelle filastrocche…).
Non sempre gli approfondimenti diagnostici vengono svolti tempestivamente (ancora tanti bambini accedono infatti ai servizi alla fine della scuola elementare o alla scuola media), a causa di una sbagliata interpretazione o sottovalutazione del problema. Si parla ancora, ad esempio, di pigrizia, demotivazione o disagio psicologico, problemi che senz’altro a volte possono essere associati al disturbo, ma che rappresentano dei correlati o delle conseguenze della dislessia, non la causa. Per ridurre l’interferenza di tali disturbi, è possibile ricorrere all’ausilio di strumenti compensativi e dispensativi, appositamente previsti dalla normativa italiana (Legge 170/10).
Ad occuparsi di questo, nel nostro Paese, vi sono organizzazioni come l’AID (Associazione Italiana Dislessia) o forum come Dislessia Online.