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Impedire che nelle Marche si torni agli Istituti

Particolare di persona con disabilità che stringe la ruota di una carrozzinaDopo le denunce dei giorni scorsi, da parte del CAT (Comitato Associazioni Tutela) delle Marche e dei promotori della Campagna Trasparenza e diritti (cui aderiscono oltre settanta associazioni ed Enti Locali della Regione), nei confronti di quella recente Delibera di Giunta n. 1011/13, con la quale la Regione ha definito lo standard di personale nei servizi per la salute mentale, anziani non autosufficienti, persone con demenza e disabili, anche la FISH Nazionale (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) prende posizione, in particolare rispetto a quella disposizione secondo cui, come si legge in una nota della Federazione, «ogni residenza non dovrà ospitare meno di venti persone, prevedendo l’accorpamento con altri moduli, per far sì che ogni struttura abbia una capacità recettiva non inferiore ai quaranta-sessanta posti e auspicando, inoltre, la coesistenza all’interno della stessa struttura di servizi rivolti a diverse tipologie di utenti (salute mentale, disabili, anziani)». «Tutto ciò – viene sottolineato – costituisce una vera e propria pietra tombale sulle esperienze di case famiglia, di piccole comunità e di gruppi-appartamento, con ritorno alla logica degli Istituti che si riteneva conclusa da anni».

«Questa decisione della Regione Marche – commenta Pietro Barbieri, presidente della FISH – lascia basiti per l’evidente violazione dei princìpi più elementari posti alla base della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che tra l’altro è stata ratificata nel 2009 dal nostro Paese [Legge 18/09, N.d.R.], e in particolare dell’articolo 19 sulla Vita Indipendente e l’inclusione nella società. Si tratta di un diritto umano: alle persone con disabilità, infatti, dev’essere garantita la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e che esse non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione. La Delibera della Giunta Regionale marchigiana, invece, costringerà di fatto le persone con disabilità a scegliere forzatamente la via degli Istituti».

«Ma non è tutto – prosegue Barbieri -, infatti quel provvedimento è in piena contraddizione anche con il Programma d’Azione Biennale sulla Disabilità, approvato dal Governo e presentato ufficialmente alla Conferenza Nazionale di Bologna sulle Politiche della Disabilità, non più tardi di dieci giorni fa. Quel Programma, infatti, assume come criterio regolatore nel supporto alla domiciliarità e alla residenzialità proprio i princìpi della Convenzione ONU, stabilendo che le persone con disabilità non possano essere obbligate a vivere in una particolare sistemazione. Sul documento, a Bologna, aveva espresso piena adesione, con apprezzate parole, lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Vasco Errani, ma a quanto pare, quelle parole, il Programma Biennale, la Convenzione ONU, la Legge 18/09 di ratifica, non hanno alcun valore per la Regione Marche. E questo è molto grave!».

Mentre dunque sono in corso da parte della FISH valutazioni legali per ricorrere contro la Delibera della Giunta Regionale marchigiana, per violazione della Convenzione ONU, la Federazione ha anche predisposto una segnalazione – caldeggiando un rapido intervento di censura -, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltreché all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.