I cannoni d’agosto ovvero A proposito dell’ISEE

Alcune riflessioni tra il serio e il faceto (ma assai poco faceto) sulla riforma in corso dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), strumento che regola l’accesso a una serie di servizi e prestazioni fondamentali e tema al centro di un caldo dibattito, nel corso del quale sono stati messi in evidenza sia gli elementi positivi che i gravi rischi per le persone con disabilità, derivanti dai nuovi provvedimenti

Barbara W. Tuchman

Al noto libro “I cannoni d’agosto”, della scrittrice Barbara W. Tuchman, è ispirato il titolo della presente riflessione di Giorgio Genta

Prudente prologo: non è mia intenzione rinfocolare polemiche, del resto mai assopite, a proposito dell’ISEE [Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.] anche perché temo che la versione definitiva del provvedimento in itinere dedicato al tema sarà lessicalmente così complessa e oscura da richiedere l’intervento delucidatorio di un’apposita commissione, formata da un filosofo sofista della scuola ateniese, da un retore bizantino del IX secolo e da un casista della Controriforma . Dovrebbe presiedere i lavori Socrate, in sua assenza ne farà le veci il vicepresidente Platone…

I cannoni d’agosto ovvero A proposito dell’ISEE…
La bellicosa espressione – I cannoni d’agosto, appunto -, mutuata dal titolo dell’omonimo libro di Barbara W. Tuchman, è passata a indicare, nel linguaggio corrente, le peggiori azioni perpetrate dagli uomini o dalla sorte nel mese tradizionalmente dedicato alle ferie.
Certamente, da quel lontano 1914, anno cui è dedicato il libro di Tuchman, le cose sono leggermente cambiate, anche se ciò è vero forse più nelle forme che nella sostanza. E persino indicare agosto come il mese tradizionalmente dedicato alla ferie torna ad assumere il significato che aveva al tempo della prima guerra mondiale: è vero, cioè, ma solo per una piccola parte della popolazione; per tutti gli altri – ieri come oggi – gli impedimenti di carattere lavorativo (cioè la mancanza di un lavoro) e reddituale (il reddito viene fagocitato dalle imposte senza il corrispettivo di adeguati servizi) lo trasformano in un mese diverso dagli altri solo per la temperatura.

Perso dunque l’interesse collettivo verso i “colpi di stato” tipicamente ferragostiani, oggi l’attenzione delle persone, e marcatamente di quelle con disabilità, si rivolge insistentemente verso la riforma o meglio verso la rimodulazione dell’ISEE che, come tutti ben sanno, non significa “Indice della Scelleratezza Enfaticamente Elargita”, bensì “Indicatore della Situazione Economica Equivalente”. Sul fatto che poi la seconda versione dell’acronimo in oggetto corrisponda al vero si nutrono parecchi dubbi, quantomeno di natura lessicale. Vogliamo valutarli?

– Indicatore:
colui che addita, che mostra la retta via. Se poi la via non è quella retta, cioè quella giusta, pazienza! Ma forse sarebbe più aderente al vero il significato di “colui che indica i giusti”, cioè coloro che non evadono, che pagano il giusto e anche più. Come è ben noto, infatti, l’ISEE non si applica agli evasori fiscali, piccoli o grandissimi che siano.
– Situazione: “stato in cui si trova il soggetto”. La situazione di chi sarà soggetto all’ISEE rimodulato sarà probabilmente terrificante, soprattutto per chi necessiterà di prestazioni sociali, assistenziali o sanitarie.
– Economica: aggettivo significante “collegata alla  produzione di beni atti a soddisfare bisogni”. Qui, però, da intendersi forse come “fatta in economia”, mirante al risparmio, costi quel che costi. Anche la vita o almeno la sua umana vivibilità.
– Equivalente: ecco che casca l’asino cioè il sottoscritto, perché non riesco assolutamente, malgrado il notevole impegno profuso, a trovare un significato del termine anche solo vagamente idoneo a giustificarne un uso sensato nell’acronimo suddetto.
“Indicatore della Situazione Economica Equivalente”: ma equivalente a cosa? Equivalente all’epidemia di smemoratezza che ci affligge ogni volta che andiamo a votare e finiamo sempre per eleggere persone diverse che si comportano poi nello stesso modo? Oppure “che vale uguale” in un Paese ove tutto è all’insegna dell’ineguaglianza, del personalismo, dell’eccezionalità, della sanatoria edilizia e di quella degli effetti prodotti dai decreti legge non convertiti in legge?
Decidano i Lettori.

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