Il Comitato Nazionale di Bioetica, l’autismo e la scuola

Numerose, dalla diagnosi all’inclusione, sono le raccomandazioni contenute nel documento recentemente pubblicato dal Comitato Nazionale di Bioetica, dal titolo “Disabilità mentale nell’età evolutiva: il caso dell’autismo”. Ne riassumiamo i passaggi principali, dedicando uno spazio particolare al tema dell’inclusione scolastica

Insegnante con bimbo affetto da disturbi generalizzati dello sviluppoPrimo: favorire la formazione più specialistica degli insegnanti di sostegno nei diversi ordini e gradi dell’istruzione scolastica. Secondo: favorire la creazione di cooperative sociali che prevedano una percentuale di soggetti con disabilità. Terzo: promuovere la creazione di centri diurni che favoriscano l’integrazione e attività lavorative, secondo programmi educativi-abilitativi personalizzati, in sinergia con i servizi di psichiatria. Quarto: promuovere e al tempo stesso monitorare il sorgere di comunità protette per adulti con autismo grave, vigilando sulle garanzie date in merito alla qualità dei servizi, alla formazione del personale, all’organizzazione della struttura, al fine di assicurare la migliore qualità di vita e la maggiore autonomia possibile delle persone a cui sono destinate. Quinto: prendersi cura delle famiglie con persone con autismo attraverso politiche sociali ad hoc, garantendo loro sostegno assistenziale ed economico.
Sono sostanzialmente queste le raccomandazioni conclusive del Comitato Nazionale di Bioetica, nel documento recentemente prodotto, dal titolo Disabilità mentale nell’età evolutiva: il caso dell’autismo, voluto allo scopo di «richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un settore complesso della disabilità che richiede non solamente l’impegno dei pediatri di base o specialisti, ma anche la strutturazione di una fitta rete di collegamenti stabiliti dagli stessi con neuropsichiatri infantili, psicologi, psichiatri, varie figure professionali socio-sanitarie operanti sul territorio, educatori e operatori scolastici, nonché una forte collaborazione con neurobiologi per l’avanzamento della ricerca e da ultimo (ma certamente in primo piano) con le famiglie, le Associazioni che le rappresentano ed il volontariato».

Per quanto riguarda il dettaglio riguardante sull’integrazione scolastica (pp. 54-56 del documento), nel documento si scrive questo: «Ciò che le norme vigenti vogliono assicurare è per un verso l’educazione, per l’altro l’integrazione: ossia un’educazione speciale, secondo gli speciali bisogni educativi dell’alunno con disabilità, nella scuola di tutti. Per contemperare le due esigenze si prevedono sia la predisposizione, attuazione e verifica congiunta – tra scuola e sanità – di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, sia l’introduzione di insegnanti di sostegno, con adeguata formazione. Gravi sono tuttavia le carenze che si incontrano nella realizzazione di quanto previsto dal nostro ordinamento. Per porvi rimedio si dovrebbe agire sull’organizzazione dell’intervento educativo-abilitativo nella scuola, in modo da contemperare le due istanze della specializzazione dell’intervento e dell’integrazione, istanze ambedue irrinunciabili per ogni alunno disabile, particolarmente difficili da conciliare nel caso di disabilità mentali come l’autismo [grassetti nostri in questa e nella successiva citazione, N.d.R.]».

E successivamente: «Diversi [sono] gli interventi che appaiono essenziali a tal fine e che vanno non solo ad agire sulla quantità del tempo, ma anche sulla qualità dell’intervento. Possiamo distinguere alcune indicazioni di interventi rivolti a migliorare la qualità dell’offerta educativa per tutti gli alunni con disabilità e interventi specifici per gli alunni con autismo. Tra i primi:
– potenziare le ore di sostegno, per il momento inferiori rispetto alle necessità;
– investire di più sulla formazione degli insegnanti di sostegno, pensando anche a due livelli di formazione: uno generico, ma più approfondito di quello attuale, sulla disabilità; uno specialistico, secondo le diverse tipologie di disabilità, rivolto ad insegnanti di sostegno consulenti, capaci di orientare nella redazione e nella realizzazione dei progetti educativi-riabilitativi individualizzati;
– investire sull’informazione e sulla formazione a una cultura della disabilità di tutti gli insegnanti curriculari, in modo che possano partecipare in pieno al progetto educativo-abilitativo dell’alunno con disabilità;
– promuovere all’interno della scuola un’informazione e una formazione alla cultura della disabilità anche per gli alunni, come pare integrante e valore aggiunto del loro progetto educativo;
– promuovere l’organizzazione di spazi e tempi di educazione adatti all’alunno con disabilità all’interno della scuola di tutti.
Per quanto riguarda in particolare l’alunno con autismo appare importante sottolineare come accanto alla rilevanza degli interventi precedenti siano da raccomandare le seguenti azioni:
– potenziare e rendere il più efficiente possibile il coordinamento tra i servizi di neuropsichiatria infantile e la scuola attraverso figure apposite con competenze specialistiche (Coordinatore didattico specializzato), e ciò sia all’inizio nel processo di valutazione delle disabilità e delle capacità dell’alunno e nella stesura del progetto educativo individualizzato, che in itinere;
– organizzare l’ambiente in modo che sia strutturato ed ordinato, per rispondere ai bisogni speciali dell’alunno con autismo;
– inserire nella programmazione della classe temi che possano essere trattati dall’alunno con autismo insieme ai compagni, in modo da favorire una reale integrazione;
– prevenire e affrontare i problemi comportamentali, modulando adeguatamente tempi e spazi educativi;
– favorire la creazione di un clima inclusivo attraverso un lavoro formativo sulla conoscenza e l’accoglienza dell’autismo con i compagni di classe;
– favorire il passaggio dalla scuola al lavoro attraverso programmi specifici e figure di tutor-educatori».

Ringraziamo per la segnalazione l’Associazione Progetto Autismo FVG.

Il presente testo è già apparso in «Vita.it», con il titolo “Autismo, le nuove raccomandazioni del CNB” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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