Una casa domotica, ma anche accessibile

Una casa, cioè, che si avvalga certamente di tutti i più aggiornati avanzamenti delle tecnologie, ma che venga progettata e realizzata anche con particolare attenzione alle necessità delle persone più “deboli”, anziani e/o con disabilità: è questo l’obiettivo del Progetto “RE-FREEDOM”, promosso in Friuli Venezia Giulia, il cui convegno conclusivo si è svolto in luglio a Udine

Cucina accessibile

Una cucina progettata pensando all’accessibilità

Si è svolto nel luglio scorso a Udine, il convegno conclusivo dei lavori di ricerca per il Progetto RE-FREEDOM (REte Funzionale per la Ricerca e SpErimentazione di sErvizi innovativi per la DOMiciliarità), alla presenza, oltreché delle autorità comunali e regionali, anche di Cristiana Compagno, presidente di del Centro di Ricerca e di Trasferimento Tecnologico Friuli Innovazione e di Ernestina Tam, presidente del Comitato di Coordinamento delle Associazioni dei Disabili della Provincia di Udine.

Una casa domotica – che si avvale cioè di tutti i più aggiornati avanzamenti delle tecnologie -, ma anche una casa accessibile, costruita con particolare attenzione alle necessità delle persone più “deboli”: è questo l’obiettivo di RE-FREEDOM, iniziativa cofinanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e sviluppata con la collaborazione del Comune di Udine, in partnership con la Rino Snaidero Scientific Foundation e con Friuli Innovazione. Concetto centrale è quello del cosiddetto Design for all, ovvero della ristrutturazione di abitazioni con particolare riguardo alle necessità delle persone anziane e/o con disabilità.
Avviato nel 2011, il progetto si presenta oggi con due realtà abitative, entrambe nel Comune di Udine, la prima delle quali destinata a persone con disabilità sensoriali, l’altra a persone con disabilità motorie.
Caratteristica principale di tali appartamenti è certamente la semplicità: essi, infatti, sono stati costruiti con materiali di derivazione naturale, e gli spazi studiati per renderli accessibili, minimizzando la necessità di spostamenti, in modo tale da arrivare a una vivibilità in piena autonomia da parte di persone che si muovono in carrozzina o con altri tipi di disabilità.
Gli arredi, ad esempio, non hanno ante o cassetti, mentre ci sono mensole funzionali installate a giorno, accessibili lateralmente. Il tavolo, poi, ha uno spazio sottostante di 77 centimetri, senza gambe che intralciano la carrozzina. E ancora, nel soggiorno c’è una larga porta-finestra che conduce nel giardino. Per quanto poi riguarda la cucina, essa è pensata per potersi muovere tranquillamente da seduti, con un piano di lavoro ad angolo, e colonne di 140 centimetri al massimo, attrezzate con piani estraibili. Totalmente accessibile è anche la zona notte, con il letto che è motorizzato e affiancabile a una struttura snodata in tre parti. Anche l’armadio è munito di meccanismi ad altezza adeguata a una persona seduta. Nel bagno, infine, troviamo un lavabo a 80 centimetri da terra, con specchio reclinabile, maniglioni a muro posizionati a 50 centimetri di altezza e doccia inserita senza scalino.

Detto che queste unità abitative vengono definite “test”, in quanto serviranno come prototipo per la ricerca industriale, ciò che è chiaramente emerso dall’evento conclusivo di RE-FREEDOM è che promuovere l’accessibilità attraverso l’innovazione e la tecnologia avanzata, in ambito domestico, è certamente fondamentale. Bisogna infatti sempre tener presente che la disabilità può riguardare tutti, pensando ad esempio all’innalzamento dell’età media. In questo senso l’evoluzione della tecnologia deve prendere in considerazione anche l’àmbito della vita privata, per renderla qualitativamente migliore. Se infatti si pensa in genere alla casa come luogo sicuro, familiare, accogliente e protettivo, pensarla fin d’ora anche come accessibile, ci assicurerà certamente uno stile di vita più favorevole. Lavorare, insomma, pensando anche al futuro.

Da ricordare, in conclusione, che proprio nei giorni precedenti all’incontro dedicato a RE-FREEDOM, sempre a Udine ha avuto luogo un altro evento, su temi analoghi, riguardante il progetto di ricerca industriale LAK (Living for All Kitchen), che ha visto al lavoro sette soggetti – tra imprese ed enti di ricerca – per ideare e creare il prototipo della cucina del futuro, capace cioè di memorizzare funzioni personalizzate e ricordare, ad esempio, di assumere il farmaco ogni giorno alla stessa ora, con un avviso vocale, ma anche facendo aprire automaticamente il cassetto in cui la scatola delle pastiglie è riposta.

Stampa questo articolo