Con l’IVA al 10%, meno servizi di cura e assistenza

L’allarme, nello specifico, viene lanciato da Legacoop Veneto, ma rispecchia quanto rischia di succedere in tutto il Paese: se verrà confermato l’aumento dell’IVA dal 4 al 10% sui servizi sociosanitari ed educativi, colpendo la Cooperazione Sociale, ne pagheranno il costo in primo luogo proprio le fasce più deboli dei cittadini. Si tratta di una questione che vede da tempo impegnato anche il Forum Nazionale del Terzo Settore

Ombre bianche di persona con disabilità e di assistente che la spingeFuturo a rischio per il sociale del Veneto – ciò che per altro accadrà anche nel resto del Paese -, se verrà confermato l’aumento dell’IVA dal 4 al 10% sui servizi sociosanitari e educativi. La nuova configurazione dell’imposta porrebbe, infatti, una pesante ipoteca sull’erogazione di prestazioni fondamentali che in tale Regione sono rese alla comunità dalle 800 Cooperative Sociali del territorio e dai loro consorzi, imprese che occupano circa 30.000 lavoratori.
In tal senso, Legacoop Veneto ha lanciato l’allarme in una lettera aperta ai Parlamentari locali, dove vengono descritte le gravi conseguenze dell’incremento dell’aliquota, previsto dalla Legge di Stabilità per il 2013 [Legge 228/12, N.d.R.], che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio del prossimo anno.

«Nell’appello – spiega preoccupato Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto – evidenziamo come sei punti percentuali in più nella tassa avrebbero l’effetto grave di far salire il costo dei servizi sia per i Comuni sia per i privati, e dunque di abbassare il livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni, con effetti drammatici per tantissime famiglie della nostra Regione. Ancora una volta a pagare gli esiti della crisi sarebbero così i cittadini, in particolare quelli delle fasce più deboli, il che è inammissibile».
Il provvedimento, inoltre, metterebbe in ginocchio centinaia di Cooperative del settore sociosanitario ed educativo, con il rischio più che reale di licenziamento per migliaia di lavoratori. Sono loro a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza territoriale, offrendo la maggior parte dei servizi di welfare esistenti: asili per l’infanzia, assistenza domiciliare per i non autosufficienti, servizi residenziali e diurni per gli anziani e per le persone con disabilità.
Quantificando i danni per il solo Veneto, sarebbero 3.370 gli occupati della Cooperazione del settore che potrebbero perdere il lavoro, per l’effetto combinato dell’aumento dell’IVA e di altri provvedimenti già in atto, legati alla cosiddetta “spending review” (su un totale di 42.800 lavoratori del sociale a rischio di licenziamento, stimati a livello nazionale dall’ACI, l’Alleanza delle Cooperative Italiane).
E ancora, per riuscire a versare il 10% di IVA, i Comuni del Veneto si vedrebbero costretti a ridurre del 6% le prestazioni territoriali oggi garantite. E tutto questo, si sottolinea nella lettera di Legacoop Veneto, senza alcun recupero di gettito per gli Enti Locali: le risorse verrebbero infatti spostate dal livello territoriale a quello statale.

«Serve scongiurare questo triste scenario. Per questo – continua Rizzi – chiediamo tutta l’attenzione dei Parlamentari veneti. Ma il vero paradosso è che neppure a livello nazionale il recupero di risorse potrebbe considerarsi significativo. Nelle casse dello Stato, infatti, entrerebbe qualcosa come 80 milioni di euro annui, poco rispetto a quanto ci si aspettava inizialmente. Dall’altra parte, gli oltre 40.000 lavoratori lasciati a casa non verserebbero più i contributi, e assisteremmo a un sicuro incremento dell’economia sommersa, con le famiglie costrette a ricorrere ad “assistenti in nero”. Qualcuno insomma ha fatto male i conti. Fermiamoci adesso, finché siamo in tempo». (Marta Giacometti)

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