Sono state ritirate quelle magliette, simbolo di ignoranza

«Un semplice pezzo di stoffa è la dimostrazione chiara di quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere la piena inclusione delle persone con disabilità»: commenta così, l’ANFFAS Nazionale, il caso di quelle magliette riportanti la frase: «Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!». E proprio mentre scriviamo, apprendiamo che la ditta produttrice ha ritirato il prodotto, scusandosi «con tutte le persone che si sono sentite offese»

Hieronymus Bosch, particolare di "Salita al Calvario" (o "Cristo portacroce")

Hieronymus Bosch, particolare di “Salita al Calvario” (o “Cristo portacroce”)

«Un semplice pezzo di stoffa è la dimostrazione chiara di quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere la piena inclusione delle persone con disabilità, in particolare intellettiva e/o relazionale, e per modificare una cultura ancora piena di stereotipi e pregiudizi sulla disabilità stessa»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), commenta il caso delle magliette prodotte e commercializzate da una ditta – di cui abbiamo ieri ampiamente riferito nel nostro giornale – che riportano la frase «Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!» in vendita sia sul web che nei negozi.
Come avevamo scritto, a richiamare l’attenzione su questo nuovo grave caso di offesa e discriminazione era stata una famiglia residente a Concesio, in provincia di Brescia, ed esattamente i genitori di un ragazzo con sindrome di Down che, trovandosi di fronte a una vetrina che vendeva la maglietta in questione, avevano immediatamente segnalato la questione anche all’ANFFAS di Brescia. Quest’ultima aveva rapidamente diffuso una dura presa di posizione, invitando tra l’altro tutti a firmare la petizione già avviata, per il ritiro di quelle magliette dal mercato.

«Lottiamo da oltre cinquantacinque anni – aggiunge Speziale – per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, un rispetto che passa anche dalle parole che si utilizzano nella quotidianità e di conseguenza non possiamo tollerare situazioni simili. Oltre quindi ad appoggiare totalmente le dichiarazioni dell’ANFFAS Brescia sul caso, sosteniamo a nostra volta la petizione nata per chiedere l’immediato ritiro delle t-shirt: non è accettabile, infatti, questa forma di derisione, basata sull’ignoranza che porta il nostro Paese indietro di decenni, vanificando gli sforzi fatti per realizzare una società inclusiva, nel pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità». (S.B.)

E proprio al momento di pubblicare la presente nota riceviamo dall’ANFFAS di Brescia la gradita notizia del ritiro immediato dal commercio di quelle magliette, da parte della ditta produttrice, che porge anche le sue scuse, con la seguente nota: «Ci scusiamo per questo episodio. Abbiamo ingenuamente lanciato questa t-shirt riprendendo un modo di dire che, come fate giustamente notare voi, è purtroppo spesso erroneamente utilizzato nel linguaggio comune. Non volevamo assolutamente offendere nessuno e ritireremo dal commercio immediatamente la maglietta in questione. Siamo mortificati per quanto accaduto e speriamo che tutte le persone che si sono sentite offese accetteranno le nostre scuse».
«Prendiamo atto positivamente – è il commento dell’ANFFAS di Brescia – della tempestiva decisione e delle scuse. Ringraziamo anche chi ha lanciato la petizione e tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa. Per molte persone, questa piccola vittoria fa di questa giornata una giornata migliore».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net, tuteladiritti@anffasbrescia.it.

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