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Non “ostacoli”, ma persone con gli stessi diritti

Bimbo alla lavagan con aria corrucciataRivolgendo in primo luogo il proprio pensiero alla famiglia di quel bimbo, «che sta certamente provando una grande sofferenza», l’Associazione napoletana Tutti a Scuola aveva rapidamente sollecitato l’intervento delle Istituzioni, di fronte al caso che ha visto sei famiglie di Mugnano (Napoli) chiedere il trasferimento dei loro figli in un’altra sezione della locale scuola elementare, per la presenza in classe di un bimbo di sei anni con disturbi dello spettro autistico.
Di fronte poi al rifiuto della dirigente scolastica Maria Loreta Chieffo («non vedo il motivo di questo trasferimento», le parole di quest’ultima), avevano chiesto, e ottenuto, il nullaosta per il trasferimento in un altro istituto.
«Non si tratta – secondo le dichiarazioni di quelle famiglie, così come le avevano riportate gli organi di stampa – di alcuna forma di discriminazione. Siamo solo preoccupati per le ripercussioni sotto il profilo didattico e l’impossibilità di portare avanti alcuni programmi per effetto della presenza di uno studente con problemi». «Non sanno – aveva ribattuto Antonio Nocchetti, presidente di Tutti a Scuola – di avere in classe qualcuno che è una risorsa per i loro ragazzi. Io, che non ho figli con disabilità, so quanto possano arricchirsi dal fatto di non essere soli».

In realtà, la risposta delle Istituzioni era arrivata, a partire da quella del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che dopo essersi dichiarata «solidale con la famiglia dell’alunno e con il Dirigente Scolastico», aveva affermato che «certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta». Per questo aveva espresso anche l’intenzione di approfondire meglio l’accaduto.
Dal canto suo, Diego Bouchè, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, aveva sottolineato che «la scuola è integrazione, è vivere tutti insieme e bene ha fatto la Dirigente Scolastica a non acconsentire al trasferimento in altre sezioni degli alunni».
Pur tuttavia, rispetto alla scuola coinvolta – discorso che potrebbe valere per molte altre, in tutta Italia – fanno anche riflettere altri interrogativi proposti da Nocchetti, vale a dire: «L’ingresso di quel ragazzo era stato preparato come sarebbe dovuto essere? Si è fatta una riunione per fare incontrare i genitori e chiarire tutto?».

Sulla vicenda esprime oggi una dura presa di posizione anche Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), secondo il quale «quanto avvenuto alla scuola elementare di Mugnano dimostra una volta di più che l’inclusione scolastica è ancora lontana e che gli studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, sono ancora vittime di gravi discriminazioni».
«Se la vicenda si è realmente svolta così come spiegato dai giornali – continua Speziale – non possiamo che evidenziare per l’ennesima volta quanto da anni urliamo a gran voce, ossia che l’inclusione scolastica è ancora carente in gran parte del Paese e che i diritti degli studenti con disabilità, di qualunque tipo essa sia, sono costantemente calpestati. Per ciò che concerne la disabilità intellettiva e/o relazionale, e in questo caso particolare l’autismo, sono ancora poche le conoscenze che si hanno sui disturbi dello spettro autistico, lacune che portano spesso a stereotipi e pregiudizi e a vedere addirittura la presenza di una persona con autismo in classe come un disturbo o, peggio, un pericolo».

Un altro elemento fondamentale viene poi sottolineato dal Presidente dell’ANFFAS: «È importante ricordare che nel percorso scolastico gli alunni con disabilità e le loro famiglie non sono e non debbono essere soli: una parte fondamentale è rappresentata – oltre che dagli operatori scolastici – dai compagni di scuola e dalle loro famiglie, con i quali è importantissimo stabilire relazioni e percorsi volti alla piena inclusione sociale. Percorsi e relazioni che sono utili alla collettività: se una scuola, un ambiente, sono inclusivi e non discriminano, sono migliori per tutti, a prescindere dalle caratteristiche di ognuno. E nella scuola – così come nel mondo – di oggi, di caratteristiche per le quali si può essere esclusi o discriminati ve ne sono davvero moltissime: la condizione di salute, lo stato sociale ed economico, la nazionalità e la provenienza geografica, le scelte religiose, ecc. La logica conseguenza, pertanto, è che se educhiamo i nostri i figli alla discriminazione – come in questo caso i genitori coinvolti stanno facendo – , oltre a violare i diritti di moltissimi cittadini, ci condanniamo tutti a vivere in un mondo terribile».
«Manifestiamo quindi piena solidarietà alla famiglia coinvolta – conclude Speziale – e alle figure scolastiche che hanno difeso lo studente discriminato e auspichiamo un intervento deciso degli organi competenti, per evitare che episodi simili possano ripetersi e che si possa invece lavorare insieme per favorire una piena inclusione degli alunni con disabilità e una cultura che porti a vederli per ciò che essi sono: non un ostacolo, ma persone con gli stessi diritti degli altri». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@tuttiascuola.org, comunicazione@anffas.net.