Il serpente nel Big Bang

Si chiama così l’importante saggio recentemente pubblicato da Vittorio Pavoncello, che consente di approfondire e dibattere temi “fondamentali” come le staminali, le Sacre Scritture, la morte dell’universo, l’immortalità dell’uomo, e anche la disabilità, che pur vivendo oggi tra barriere e discriminazioni, viene posta tra i «futuri di un’umanità cyber». Il libro verrà presentato il 3 ottobre a Roma, durante un incontro-dibattito

Copertina del libro "Il serpente nel Big Bang" di Vittorio PavoncelloCom’erano i serpenti prima che la punizione divina si abbattesse su di loro trasformandoli geneticamente in esseri striscianti? E la costola di Adamo da cui nacque Eva era il prototipo di una cellula staminale? Sono alcune delle domande cui cerca di rispondere il recente, interessante saggio Il serpente nel Big Bang. Religioni, Scienze e Bioetica a confronto sul futuro (Mimesis Edizioni, 2013), pubblicato da Vittorio Pavoncello, scrittore, regista, pittore e scultore, direttore artistico dell’ECAD (Ebraismo Culture Arti Drammatiche) e curatore, tra l’altro, del Premio per la Drammaturgia Teatro e Disabilità.
«Fuori da ogni teoria creazionista – è stato scritto – il testo mette in luce alcuni difficili rapporti e percorsi di pensiero fra Scienza e Fede. A ricercare le cause della vita, ma anche le cause di una delle domande che da sempre assilla gli uomini di polvere: perché la morte? Il concetto d’immortalità da ritrovare e perseguire come una nuova energia per rivoluzionare i poteri che della morte abusano per edificarci sistemi di pensiero, di fede e di coercizione. Uomini di polvere o uomini di particelle?».
Un’opera, quindi, che offre certamente l’opportunità di approfondire e dibattere alcuni temi “fondamentali” (le staminali, le Sacre Scritture, la morte dell’universo, l’immortalità dell’uomo), e fra questi vi è anche la disabilità, che pur vivendo oggi tra barriere e discriminazioni, viene posta tra i «futuri di un’umanità cyber». «Temi – scrive Silvia Cutrera, presidente dell’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente), nella riflessione qui in calce pubblicata – che interessano assai da vicino le persone con disabilità, spesso destinatarie di interventi volti a migliorarne la qualità della vita, grazie a nuove tecnologie e terapie avanzate, ma anche “oggetto” di discussione in termini di valore della vita e diritto ad esistere».

Ed è proprio l’AVI di Roma, insieme alla Presidenza della Commissione Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale, alla FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e all’ECAD, a invitare tutti a partecipare all’evento di presentazione del Serpente nel Big Bang, in programma giovedì 3 ottobre (Sala Protomoteca del Comune di Roma, Piazza Campidoglio, 55, ore 17), incontro moderato da Silvia Cutrera, presidente dell’AVI di Roma e animato da Luciano Albanese, associato di Teorie della Conoscenza Morale alla Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali dell’Università La Sapienza di Roma, Giorgio Pacifici, sociologo dell’Istituto di Studi Politici SciencesPo di Parigi, Debora Tonelli, filosofa e teologa, ricercatrice presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler di Trento e Angela Guarino, doecnte alla Facoltà di Psicologia della Sapienza.
A leggere inoltre alcuni brani del libro di Pavoncello saranno poi Vera Beth e Giuseppe Alagna e interverranno anche Erica Battaglia e Daniele Ozzimo, rispettivamente presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute e assessore al Lavoro, alla Casa e all’Emergenza Abitativa del Comune di Roma, oltre alla deputata Ileana Argentin.

Manipolazione del futuro
di Silvia Cutrera (presidente dell’AVI di Roma)

La presentazione di questo libro ci offre l’opportunità di estendere il nostro pensiero e la nostra riflessione a questioni filosofiche e scientifiche che riguardano la natura e sostanza dell’essere umano, argomento che nei secoli ha appassionato numerosi e illustri personaggi, alcuni dei quali – considerati eretici e puniti con roghi e scomuniche – testimoniano che il rapporto tra Religione e Scienza è stato spesso costellato da conflitti e contrapposizioni.
Oggi, l’irrompere sulla scena di importanti scoperte scientifiche, quali la mappatura del genoma umano, la diagnosi e la cura di malattie un tempo mortali, il trapianto di organi, l’impiego delle cellule staminali richiede codici di comportamento che non violino i diritti umani in tema di nascita, riproduzione e fine vita.
Trasferito sul piano etico, il confronto tra Religione e Scienza ripropone da una parte la questione della sacralità e dell’indisponibilità della vita, dall’altra – fermo restando il riconoscimento del valore sacro della vita stesa – la necessità di mantenere la libertà della ricerca, l’autonomia della persona e l’autodeterminazione.
Questi temi interessano assai da vicino le persone con disabilità, spesso destinatarie di interventi volti a migliorarne la qualità della vita, grazie a nuove tecnologie e terapie avanzate, ma anche “oggetto” di discussione in termini di valore della vita e diritto ad esistere.
Viviamo in una società  che vuole essere efficiente e produttiva, ma sempre meno incline a soddisfare i bisogni sociali, per mancanza di volontà politica e risorse economiche. Sacrificare i soggetti più deboli è pratica antica, riproposta con altre strategie da chi oggi, potendo contare su  situazioni in cui economia e politica sono ben integrate, legittima approcci biopolitici.
Indagini prenatali, diagnosi preimpianto e manipolazioni genetiche possono evocare sinistri fantasmi eugenetici, ma è irrealistico abbandonare l’innovazione scientifica: siamo incardinati nella modernità e nel progresso, non dobbiamo temere di non essere in grado di tutelare i diritti umani.
Il nostro auspicio è quindi che oltre a difendere diritti e identità acquisite, si sia in grado di favorire una cultura che renda consapevoli del valore della vita, della capacità di resistenza e forza creatrice e delle opportunità che la conoscenza offre.
Il libro di Vittorio Pavoncello è un invito a pensare il significato e lo scopo dell’esistenza, partendo da alcune pagine della Bibbia, ripercorrendo il viaggio dell’essere umano nell’Universo, dalla sua creazione al desiderio di conoscenza verso una possibile immortalità: «Possiamo e dobbiamo – vi si scrive – immaginare come le società sarebbero costrette a rivedere tutti i loro rapporti affettivi, economici, progettuali, non più coartati dalla Morte e dal dover morire?».
Pavoncello utilizza punti di vista molteplici, interpreta le metafore bibliche con suggestioni ardite: «E se la Bibbia non fosse in disaccordo con la manipolazione genetica e l’avesse in un certo qual modo rivelata nel suo farsi? Forse la costola di Adamo era una cellula staminale? E l’essere diventati “uomini di polvere” dopo aver mangiato dall’albero della conoscenza, non ha precluso il divenire uomini di particelle seppure un uomo di particelle dovrà continuare a misurarsi con la sua più costante domanda: chi gira la clessidra? E se la clessidra dovesse rompersi?».
Domande aperte, ma resta l’ammirazione e la fiducia per questo “uomo di polvere” dotato di libertà e potere, capace di creare e trasformare le cose e resistere a forme di dominio, anche divino.

Vittorio Pavoncello, Il serpente nel Big Bang. Religioni, Scienze e Bioetica a confronto sul futuro, Sesto San Giovanni (Milano), Mimesis Edizioni, 2013, Collana “Il caffè dei filosofi”.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti sull’evento del 3 ottobre a Roma: ufficiostampa.lazio@fishonlus.it.

Stampa questo articolo