L’accessibilità universale è come una pietra preziosa

Lo dichiara Simona Petaccia, presidente dell’Associazione abruzzese Diritti Diretti, che sta promuovendo il corso nazionale denominato “Beni culturali per tutti: Accessibilità universale”, iniziativa felicemente avviata in queste settimane. «Progettare l’accessibilità – aggiunge Dino Angelaccio, uno dei docenti – significa rendere un luogo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per ogni suo potenziale utilizzatore»

Panorama del Parco Archeologico di Selinunte

Un’immagine panoramica del più grande parco archeologico d’Europa, che è quello di Selinunte, in Sicilia

Ha preso felicemente il via l’interessante corso nazionale denominato Beni culturali per tutti: Accessibilità universale, ampiamente presentato qualche tempo fa dal nostro giornale, in programma fino al mese di marzo del prossimo anno, il cui obiettivo è quello di promuovere e sviluppare la cultura dell’accessibilità, intesa come possibilità di superamento degli ostacoli architettonici, ambientali e culturali, per una fruizione agevole e sicura dei beni culturali e delle varie aree del territorio.
A volere l’iniziativa – lo ricordiamo – è stata – in collaborazione con il Laboratorio Accessibilità Universale dell’Università di Siena e con il Museo Universitario dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara -, l’Associazione abruzzese Diritti Diretti, da tempo impegnata in questo àmbito.
Tra i docenti, vi sono anche Dino Angelaccio, direttore del Laboratorio Accessibilità Universale dell’Università di Siena, Fabio Iemmi, artista che ha realizzato ambientazioni tattili e olfattive, oltre ad avere collaborato alla costituzione di quello stesso Laboratorio toscano e Simona Petaccia, giornalista e presidente dell’Associazione Diritti Diretti.

«Durante i seminari che si stanno svolgendo a Chieti – spiega Angelaccio – si offre ai corsisti provenienti da molte Regioni italiane (Sicilia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e altre) la possibilità di comprendere come progettare e realizzare percorsi accessibili a tutti all’interno di luoghi d’interesse artistico, storico e culturale (chiese, musei, pinacoteche, parchi archeologici/ambientali ecc.). Progettare l’accessibilità significa rendere un luogo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per ogni suo potenziale utilizzatore, garantendogli libero accesso alla comunicazione e all’informazione. Vogliamo insomma diffondere il cosiddetto “virus dell’accessibilità”, per dare una risposta concreta a chi vorrebbe visitare l’Italia, ma non lo fa perché è ancora troppo spesso inospitale. Non va mai dimenticato, tra l’altro, che soltanto in Europa tali utenti sono 130 milioni, prendendo in considerazione gli anziani, le persone con disabilità, le famiglie con bambini e coloro che soffrono di disturbi alimentari. Il dato acquista poi ulteriore rilevanza, se si considera che raramente tali persone viaggiano da sole, ma si muovono con almeno un accompagnatore (partner, amici, parenti, operatori, volontari ecc.)».

«Tutti hanno diritto alla Bellezza e alla Cultura – sottolinea dal canto suo Iemmi -, ma c’è ancora molta strada da fare e dobbiamo percorrerla tutti assieme: istituzioni, università, associazioni e liberi professionisti. Paradossalmente, infatti, l’Italia è il Paese con il maggior numero di ricchezze artistiche, ma anche il meno accessibile. Musei, parchi storici, siti archeologici ecc. sono ancora “proibiti” a chi ha particolari esigenze. A tutti loro vorremmo permettere il godimento del nostro patrimonio culturale, rendendo accoglienti i nostri spazi espositivi e naturali, attraverso uno studio professionale di mappe tattili, contrasti cromatici, percorsi olfattivi ecc.».

«L’accessibilità del patrimonio culturale/naturalistico dell’Italia – conclude Petaccia è come una pietra preziosa con molte sfaccettature: risparmio, sviluppo economico, cultura, turismo e accoglienza. Ognuna di esse può e deve essere valorizzata con professionalità e strategie differenti. Tuttavia, non basta la buona volontà per superare gli ostacoli architettonici, ambientali e culturali presenti nel Bel Paese, ma bisogna formare professionisti. È con questo obiettivo che abbiamo creato questo corso e, senza alcun finanziamento pubblico, siamo riusciti ad affidare le lezioni alla professionalità di esperti internazionali che ogni giorno sono alle prese con il compito di promuovere la cultura dell’accessibilità, spiegando a manager pubblici e privati come riuscire ad accogliere tutti convenga anche economicamente, perché migliora l’immagine di enti e aziende, aumenta il bacino di utenza e offre notevoli sgravi fiscali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@dirittidiretti.it.

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