Sclerosi multipla: individuate 48 nuove varianti genetiche

Grazie al più grande studio internazionale mai condotto in àmbito di genetica della sclerosi multipla, con il coinvolgimento di 193 ricercatori appartenenti a 84 gruppi di ricerca presenti in 13 diversi Paesi, sono state ottenute importanti informazioni legate al meccanismo di questa grave e invalidante malattia neurologica cronica. Tra i vari finanziatori, anche la FISM, Fondazione dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla)

DNA

Il recente grande studio internazionale sulla genetica della sclerosi multipla ha riguardato il DNA di 29.300 persone con la malattia e di 50.794 persone sane

Uno studio internazionale condotto dall’IMSGC (International Multiple Sclerosis Genetics Consortium) ha permesso di individuare quarantotto nuove varianti genetiche che influenzano il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, raddoppiando il numero dei fattori di rischio genetici noti per la malattia e fornendo un contributo chiave alla conoscenza dei meccanismi biologici di questa grave e invalidante patologica neurologica.
I geni individuati confermano in sostanza il ruolo del sistema immunitario nello sviluppo della malattia e mostrano una sovrapposizione con geni già noti per essere coinvolti in altre malattie del sistema immunitario.

Pubblicato online dalla rivista «Nature Genetics», lo studio – che rappresenta la più grande ricerca internazionale mai condotta in ambito di genetica della sclerosi multipla – è stato guidato dalla Miller School of Medicine dell’Università di Miami (Stati Uniti) e include il contributo di ben 193 ricercatori appartenenti a 84 gruppi presenti in 13 diversi Paesi. A sostenerne il finanziamento sono stati oltre 40 Enti e Associazioni di pazienti, compresa la FISM, ovvero la Fondazione dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla).
Per quanto riguarda il nostro Paese, i lavori sono stati coordinati da Sandra D’Alfonso del Dipartimento di Scienze Mediche e IRCAD dell’Università del Piemonte Orientale di Novara e da Filippo Martinelli Boneschi dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, entrambi componenti del gruppo strategico dell’IMSGC, che si sono avvalsi della collaborazione di due consorzi di Centri Sclerosi Multipla Italiani, PROGEMUS (PROgnostic GEnetic factors in MUltiple Sclerosis), coordinato da Maurizio Leone della Clinica Neurologica dell’Ospedale Maggiore della Carità e IRCAD di Novara e PROGRESSO, coordinato da Giancarlo Comi, direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Com’è noto, la sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica che colpisce circa due milioni e mezzo di persone nel mondo. Essa determina lo sviluppo di focolai infiammatori che danneggiano il sistema nervoso centrale, causando problemi nel movimento, nell’equilibrio, nella percezione degli oggetti e nel pensiero, a seconda delle aree colpite. I sintomi neurologici sono transitori all’inizio della malattia, ma diventano persistenti e progrediscono con il passare del tempo nella maggioranza dei pazienti. Il rischio di sviluppare la malattia è aumentato nelle persone con una storia familiare di malattia, e studi su gemelli e famiglie adottive hanno mostrato che questo aumento di rischio è dovuto principalmente alla condivisione di fattori di rischio genetici.
Per raggiungere l’importante risultato ottenuto con lo studio di cui si parla, i ricercatori hanno utilizzato una tecnologia chiamata ImmunoChip, in grado di esaminare circa 200.000 varianti genetiche associate a una o più malattie autoimmuni. In particolare, è stato analizzato il DNA di 29.300 persone affette da sclerosi multipla e 50.794 controlli su persone sane.
Oltre poi all’individuazione di quarantotto nuove varianti genetiche associate alla malattia – come detto inizialmente -, lo studio ha anche permesso di confermare e localizzare con maggiore precisione un numero comparabile di varianti genetiche già note per essere associate alla sclerosi multipla. Grazie a questa scoperta, pertanto, sono oggi note centodieci varianti genetiche e anche se ciascuna di esse determina individualmente un piccolo incremento di rischio di sviluppare la malattia, collettivamente sono in grado di spiegare circa il 20% della componente genetica della malattia stessa.

«Grazie alla pubblicazione di questi dati – dichiara Jacob McCauley dell’Università di Miami -, la conoscenza della componente genetica di questa complessa malattia ha compiuto un importante passo in avanti. La conoscenza dei fattori di rischio genetici implicati in una malattia complessa è un passaggio complicato, ma fondamentale. Infatti, grazie a questa nuova scoperta, siamo più vicini alla conoscenza e all’individuazione dei meccanismi molecolari alla base dello sviluppo della sclerosi multipla e dunque alla scoperta dei bersagli di future strategie terapeutiche. Questi risultati rappresentano il completamento di un grande sforzo collaborativo. Infatti, uno studio di tali dimensioni e impatto non sarebbe stato possibile senza il lavoro e la volontà di un ampio gruppo di ricercatori e la partecipazione di migliaia di pazienti che hanno dedicato il proprio tempo e la propria energia».

L’IMSGC è stato fondato nel 2003 e comprende oggi numerosi ricercatori provenienti da tutto il mondo, impegnati nello studio della sclerosi multipla, dei quali coordina il lavoro, con la profonda convinzione che questo approccio rappresenti la strada più breve per comprendere le cause della malattia, e che le conoscenze acquisite possano portare significativi miglioramenti nella cura e vita dei pazienti e delle persone a rischio di sviluppare questa patologia.
«Grazie a questa importante scoperta – sottolinea Filippo Martinelli Boneschi , oggi finalmente conosciamo una consistente parte dei geni coinvolti nella sclerosi multipla. Adesso l’obiettivo è quello di comprenderne meglio la funzione nel contesto della malattia, per sviluppare nuove terapie sempre più efficaci».
«L’attuale scoperta – aggiunge SandraD’Alfonso – è il frutto della collaborazione internazionale di gruppi di ricerca e di clinici che si occupano di genetica di sclerosi multipla. Inoltre, l’identificazione di geni che contribuiscono alla suscettibilità di diverse malattie autoimmuni potrà creare ulteriori sinergie tra ricercatori, utili ad accelerare la comprensione dei meccanismi patogenetici delle malattie autoimmuni e quindi lo sviluppo di nuove terapie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: aism@aism.it.

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