Sulla disabilità la forma non è sostanza

«Che senso ha – si chiede Vitaliano Ferrajolo, prendendo spunto da una Delibera che ha visto il Comune di Caserta aderire al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani – quando nemmeno un marciapiede si è in grado di modificare?». E citando l’esempio del diffuso mancato adeguamento alla Convenzione ONU sulla Disabilità, aggiunge: «Sono atti senza alcuna ricaduta concreta sulla vita della comunità locale»

Uomo in carrozzina davanti a molti scaliniTroppo spesso ci imbattiamo in dichiarazioni e proclami roboanti che pare segnino l’inizio di una nuova era e il mattino dopo ci svegliamo e ci troviamo come prima, se non peggio. Ma ormai si vive di rappresentazioni formali, di “dichiarazioni di principio” che tanto piacciono, cui tutti plaudono, ma la cui sostenibilità mediatica dura lo spazio della rappresentazione stessa, per finire nell’oblio dopo pochi giorni, ignorate da tutti. Perché tutti, ormai smaliziati cittadini, sappiamo benissimo quanto certi “contenitori di princìpi” siano vuoti, solo uno sfavillante packaging confezionato ad arte dai professionisti dei media, ma paradossalmente facciamo finta di crederci. Siamo in una società di sola forma, ma senza sostanza, senza contenuti.

Lo spunto lo prendo da un articolo pubblicato dalla testata «Il Casertano.it», che dà risalto a una Delibera del Consiglio Comunale di Caserta, che ha approvato all’unanimità l’adesione al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.
Ma per carità di Dio, non che non sia giusto aderire ad organismi che si occupano di nobili argomenti, ma quali ricadute concrete ci saranno sulla vita della comunità locale una volta perfezionata l’adesione? Io vi anticipo la risposta che tutti successivamente potranno constatare: nessuna. L’esempio a mo’ di paradigma di questo teorema è quello sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Ricordo a me stesso che essa è stata ratificata dallo Stato con la Legge 18 del 2009 e quindi in primis vi è un obbligo al suo rispetto; consequenzialmente vi è un obbligo di adeguare tutta la normativa italiana vigente – e ogni atto avente cogenza giuridica – secondo le indicazioni in essa prescritte. Caratteristica pregnante è l’«accomodamento ragionevole», intendendo con ciò «le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali».
Mi rendo conto quanto sia complesso ragionare in tal senso, specialmente con Amministrazioni la cui forma mentis è ormai forgiata su concezioni di partecipazione e dei diritti delle persone/cittadini molto flebili. Ma la cogenza non dovrebbe scardinare ogni pigrizia e imporre di adeguarsi a un obbligo? Anche su un’Amministrazione Comunale, infatti, in quanto organo territoriale, ricade “l’onere” di ripensare la programmazione della vita cittadina in termini inclusivi e non discriminanti, pena l’infrazione di “violazione di diritto umano”. Ma quanti Comuni si sono adeguati? La mia esperienza di “uomo vissuto” mi porta con convinzione a rispondere: nessuno.

Un esempio semplice semplice…. La ONLUS LPH [Lega Problemi Handicappati di Caserta, N.d.R.] è antenna territoriale contro le discriminazioni verso le persone con disabilità, con riconoscimento del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, e su sollecitazione di diverse persone disabili ha segnalato al Comune di Caserta la pericolosità del sottopasso di Via Ferrarecce e del cavalcavia di Via Renella, ambedue impraticabili in sedie a rotelle a causa di marciapiedi inaccessibili per gradino. Più volte è stato segnalato il problema, ma il risultato è il buio assoluto.
È stato poi tentato un rifacimento, ma dopo il primo gradino, i lavori (fatti male) si sono interrotti… e nemmeno l’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – A difesa delle differenze (Ente Pubblico!) a cui ci siamo appellati, per prassi, ha avuto la fortuna di una risposta.
L’esempio, quindi, ci sembra calzante con la morale del titolo. Cui prodest [“A chi giova”, N.d.R.] aderire a un Coordinamento Nazionale sui Diritti Umani quando nemmeno un marciapiedi si è in grado di modificare? Mi appello pertanto al Sindaco di Caserta affinché sia di stimolo e di controllo dell’operato dei dirigenti preposti e da noi cittadini profumatamente pagati in modo tale che possano migliorare la qualità di vita di tutti, nessuno escluso…

Presidente di LPH ONLUS (Lega Problemi Handicappati) di Caserta e della Cooperativa Sociale Ability 2004, sempre di Caserta, oltreché referente per l’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – A difesa delle differenze, della Presidenza del Consiglio.

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