Non esiste, in Canada, la “cura futile”

La Corte Suprema del Canada, infatti, ha stabilito che i medici non abbiano il diritto, contro il parere della famiglia, di privare delle cure indispensabili al mantenimento in vita un sessantenne da lungo tempo in condizioni di minima coscienza. «Un segnale di speranza per le persone con disabilità – scrive Giorgio Genta – in tempi di crisi economica a livello mondiale e di fortissime pressioni per ridurre la spesa sanitaria»

Corte Suprema del Canada

La Corte Suprema del Canada

La Corte Suprema del Canada ha sancito che i medici non hanno il diritto, contro il parere della famiglia, di privare il sessantenne ingegnere Hassan Rasouli, persona da lungo tempo in condizioni di minima coscienza, delle cure indispensabili al mantenimento in vita.

La lunga storia dello scontro che oppone la famiglia di Hassan Rasouli ai medici dell’ospedale pare così essere giunta almeno a una tappa importante, che ribadisce da una parte l’ininfluenza del costo delle cure, nel caso di trattamenti indispensabili al mantenimento in vita del paziente, dall’altra l’importanza del consenso della famiglia per la cessazione di tali trattamenti.

In tempi di crisi economica a livello mondiale e di fortissime pressioni per ridurre la spesa sanitaria – ultimo clamoroso esempio la guerra negli Stati Uniti tra Repubblicani e Democratici, che coinvolge anche il cosiddetto Obamacare, cioè il progetto per la sanità pubblica del presidente Obama – è confortante vedere che un segnale di speranza per le persone con disabilità e le loro famiglie giunga dal Nordamerica, terra solitamente non facile a tali tematiche.

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