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Sardegna: la nostra presenza, la nostra proposta

Particolare di persona in carrozzina che entra in un localeIl prossimo 26 ottobre, presso la Fiera di Cagliari, si svolgerà la quinta Assemblea Regionale del Volontariato, organizzata dopo sei anni dalla precedente e dopo un’Assemblea Dibattito svoltasi nel 2012. L’evento dovrà costituire una preziosa occasione per avviare un confronto e una riflessione sia sulle politiche adottate dalla Regione Autonoma Sardegna per sostenere le attività volontarie, sia per verificare il ruolo e le iniziative intraprese dall’Osservatorio Regionale del settore. Oltre poi alla definizione delle linee generali per orientare le politiche nei diversi settori di attività volontaria, si dovrà procedere anche all’elezione del nuovo Osservatorio Regionale ed eleggere i quattro rappresentanti nel Comitato di Gestione dei Fondi per il Volontariato, messi annualmente a disposizione dalle Fondazioni bancarie.

Una grande occasione, quindi, che la FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con tutte le Associazioni ad essa federate, intende onorare e utilizzare pienamente, per sottoporre a tutte le altre organizzazioni di volontariato partecipanti, i nuovi termini della cultura sulla disabilità e la proposta sugli interventi coordinati e i servizi integrati.
In tal senso, porremo con forza l’esigenza di approntare in Sardegna una rete territoriale di servizi integrati alla persona e di dare avvio a una rinnovata azione programmatoria sociale, educativa e sanitaria, per favorire il benessere, la qualità sociale e la piena cittadinanza.
In sostanza, tramite uno specifico documento programmatico, approvato dalle nostre organizzazioni federate, intendiamo porre al centro della riflessione congiunta – proprio a partire dalla prossima Assemblea – il tema della persona e dei suoi diritti costituzionali (lavoro, salute, scuola e assistenza), proponendo percorsi e soluzioni condivise e partecipate.

C’è bisogno di dare una decisa spinta per l’attivazione di risposte che contengano il sale e il gusto della cultura della Convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità. Pertanto intendiamo partire dalla consapevolezza che questo potrà essere assicurato innanzitutto dalla partecipazione delle stesse persone con disabilità.
Da qui l’irrinunciabile riproposizione – rivolta alle Istituzioni democratiche sarde – della convocazione e dello svolgimento della Conferenza delle organizzazioni operanti nel settore delle disabilità, finalizzata alla costituzione della specifica Consulta Regionale. Approvata infatti da cinque anni, la legge istitutiva di quest’ultima [Legge Regionale 7/08, N.d.R.], giace nei cassetti in attesa della sua attuazione. Resistenze, ostacoli latenti o strumentali hanno finora impedito la nascita della Consulta e tuttavia essa rimane l’opzione strategica necessaria a dare concretezza all’affermazione Nulla su di Noi senza di Noi.
Vogliamo la Consulta per creare un momento e un luogo positivo che ci permetta di esaminare le cause e le difficoltà che impediscono alla stessa Istituzione regionale la piena attuazione della legge sul diritto al lavoro dei disabili e quali risorse possano essere messe a disposizione per la formazione e per i tirocini formativi.

La nostra partecipazione all’Assemblea del Volontariato di Cagliari sarà poi finalizzata anche alla promozione di provvedimenti per i servizi educativi e per la messa in campo di interventi capaci di contrastare e ridurre la dispersione scolastica che colpisce soprattutto i ragazzi con diverse difficoltà o disabilità.
A tal proposito, chi vuole creare le premesse per costruire la società del futuro deve partire dal fatto che la Sardegna – tra i suoi vari tristi primati negativi – registra un altissimo numero di ragazzi che abbandonano la scuola o sono costretti a un insuccesso scolastico. Basti rimarcare che l’indice di abbandono scolastico è del 25,5% nel 2012, mentre nel 2007 era del 21,8%.
Varie sono le cause di questo preoccupante fenomeno, ma ciò che fin d’ora intendiamo sostenere è che una lungimirante politica dei servizi scolastici consentirà a molti ragazzi con disabilità o difficoltà di perseguire il successo scolastico. Proporremo perciò l’adozione di disposizioni o azioni efficaci e immediate sulla dislessia, l’autismo, sui Bisogni Speciali Educativi (BES) e una maggiore coerenza tra i provvedimenti assunti a favore delle scuole o dei Comuni in tema di integrazione scolastica.
Il programma sulla scuola digitale, ad esempio, al di là dei suoi aspetti innovativi generali, si rivela – per effetto della dotazione di dispositivi non accessibili e fruibili da parte di tutti gli alunni -, come una vera e propria discriminazione per molte centinaia di studenti sardi con disabilità, generando ulteriore esclusione sociale e limitazioni nel diritto allo studio.

Si intende in sostanza sottolineare che spesso certi provvedimenti si rivelano come doppioni o sprechi perché non sono coordinati fra loro e soprattutto non si pongono l’obiettivo strategico dell’integrazione e dell’universalismo. Il settorialismo e la conseguente separatezza, inoltre, acuiscono l’inefficienza e l’inefficacia delle prestazioni e degli interventi. Si pensi, ad esempio, ai servizi educativi, laddove operano, che sono distaccati da quelli scolastici e da quelli socio-sanitari, generando difficoltà nella fruizione e nella tempestività.
Servizi diversi, strutture diverse, enti o istituzioni diverse fra loro e non comunicanti creano la frammentazione e la sovrapposizione con conseguenti diseconomie. Viene così vanificato il principio secondo cui a un territorio deve corrispondere un unico Governo, ma soprattutto il principio «una persona, un progetto individuale integrato».
Ecco perché riproponiamo l’improcrastinabile esigenza dell’operatività della Consulta Regionale sulle Disabilità! Vogliamo infatti essere messi in condizione di connotare e caratterizzare – con la cultura e i princìpi della Convenzione ONU e con un’ispirazione solidale -, gli interventi nei diversi settori della vita civile, per poi intervenire con un altro significativo contributo dell’opera volontaria. In questo modo si afferma la partecipazione nella sua interezza perché si nutre e si completa nella responsabilità realizzatrice.

Ma la rivendicazione di politiche e interventi integrati dovrà dare anche una forte spinta per promuovere fra le Associazioni il coordinamento e il lavoro di rete. In Sardegna, infatti, esistono oltre 1.700 organizzazioni operanti nei cinque settori di attività sociale previsti nel Registro Regionale. Dovremmo essere, quindi, una società pienamente solidale. Ma è forse provocatorio avanzare la preoccupazione che l’attuale società sarda sia meno solidale che non nei tempi andati? Non si è forse in una società tendenzialmente “dissociante”, probabilmente per effetto della frammentazione istituzionale che ha spostato le relazioni e i rapporti dal proprio individualismo all’individualismo di gruppo o di associazione?
Su questo pericolo di deriva vogliamo innanzitutto intervenire con la nostra presenza e la nostra proposta, che sarà condivisa in primo luogo con la FAND Sardegna (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). Partiamo infatti dal convincimento che se riusciremo ad affermare una cultura dell’universalismo, delle pari opportunità e dei servizi integrati, potremo contribuire ad azioni diffuse con iniziative progettuali di rete, che abbiano come obiettivo il rispetto del territorio, ma soprattutto il rispetto e la dignità della persona.

Presidente della FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).