I senza tetto, la carta igienica e i “creativi”

«Com’è possibile – scrive Marisa Bonomi, commentando uno spot pubblicitario in cui l’autenticità delle persone senza tetto viene paragonata a quella di una carta igienica – conciliare il paragone esplicito tra esseri umani (i senza tetto) e la carta igienica? La sensibilità dei “creativi” e di chi li paga non fa cogliere loro la profonda offesa che tale paragone arreca a delle persone?»

Immagine grottesca di un omino di legno che esce da un waterCome psicoterapeuta infantile, mi dedico da molti anni alla cura della disabilità infantile e della sofferenza delle famiglie, ma qui scrivo non come professionista, bensì come semplice persona dotata di una capacità empatica diciamo nella media.
Tornando dal lavoro in auto, ascolto sempre la radio e anche la pubblicità annessa ai vari programmi, cosicché mi è capitato di sentire il messaggio promozionale di una carta igienica in cui si afferma che – cito a memoria – nel noto film La ricerca della felicità [di Gabriele Muccino, N.d.R.], i senza tetto che vi compaiono sono autentici, come è autentica la morbidezza, la resistenza ecc, ecc. di quel fantastico prodotto (la carta igienica, appunto…).

Non ho parole adatte a esprimere il mio stupore e non tanto per il fatto che i cosiddetti “creativi” producano idee come queste, pur di far vendere le aziende che li pagano. La mia meraviglia, infatti, è che messaggi del genere vengano accettati e diffusi come pubblicità.
Vorrei chiedere: com’è possibile conciliare il paragone esplicito tra esseri umani (i senza tetto) e la carta igienica? La sensibilità dei “creativi” e di chi li paga non fa cogliere loro la profonda offesa che tale paragone arreca a delle persone?
Mi piacerebbe poi capire come si concilia questa “fantastica” trovata pubblicitaria con frasi contenute sulle pagine del sito di Roto-cart [l’azienda produttrice, N.d.R.], che ho visitato alla ricerca della pubblicità in questione, ove si scrive di voler «improntare ogni azione ai propri valori: valori semplici che parlano di attenzione all’uomo, all’ambiente…». E la filantropia del sostegno alla Città della Speranza?
Un cordiale saluto, dunque, a quell’azienda, senza molta speranza che questo mio messaggio possa migliorare una situazione generale dove l’imperativo primo non è la difesa della dignità umana, ma piuttosto del profitto a tutti i costi.

Psicoterapeuta infantile.

Stampa questo articolo