Rimini, Rimini!

Toccherà a Giorgio Genta, nostro prezioso collaboratore “storico” e da qualche tempo impegnato, come egli stesso scrive, «a narrare i fatti (propri) e i misfatti perpetrati ai danni delle famiglie con disabilità», portare la testimonianza di come queste ultime vivono e sopravvivono, nell’imminente grande convegno biennale del Centro Studi Erickson, “La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale”, in programma dall’8 al 10 novembre a Rimini

Rimini, Convegno del 2011 "La qualità dell'integrazione scolastica e sociale"

Un’immagine dell’edizione del 2011 del Convegno “La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale”

Che la famiglia con disabilità sia diventata famosa? Sembrerebbe di sì, alla luce dell’invito – nella modesta persona di chi scrive e con qualifica ufficiale di “ruota di scorta in sovrannumero” – a relazionare in sessione plenaria nell’ormai imminente grande convegno biennale del Centro Studi Erickson, La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale, in programma a Rimini dall’8 al 10 novembre.
Sì, quel mitico evento con tre-quattromila partecipanti che vengono appositamente da tutto il mondo – e questa volta non ho scritto una sciocchezza, davvero da tutto il mondo, ad esempio dal Canada – ad ascoltare una ventina di relatori in assemblea plenaria e a partecipare a un centinaio di workshop su tutti i temi che riguardano il nostro mondo con disabilità.

Confesso che al primo approccio (una gentile telefonata) ho creduto a uno scherzo di qualche amico burlone (massimo indiziato il segretario di redazione di un noto portale sulla disabilità), ma poi mi sono dovuto ricredere: era vero!
A questo punto l’unica spiegazione possibile a tanto immeritato onore è proprio “la famiglia con disabilità”, ovvero l’essere l’ignoto scriba che ne ha narrato fatti (propri) e misfatti (perpetrati ai danni di essa) ha riverberato su di me parte del luminoso alone che detta mitica famiglia irradia.
Graziosamente invitato, quindi – famiglia compresa, naturalmente – e già pregustando e temendo a un tempo quei fatali venti minuti di relazione, faticosamente scritta e riscritta nottetempo al fioco lume da 25 watt di lampada notturna, ecco che la solita malasorte blocca Silvia in rianimazione per “soli” trentasette giorni [di ciò si legga anche in altra parte del nostro giornale, nel testo intitolato “Un mese in rianimazione, oggi, N.d.R.] e noi naturalmente con lei accampati, travestiti da ripiani portaoggetti di acciaio inox, debitamente disinfettati due volte al giorno, occhiali compresi (ora splendenti, sulle prime un po’ urticanti).
Ma Silvia ,è noto, supera ogni avversità ed eccoci “fuori”, quasi salvi.

Di andare tutti a Rimini non se ne parla – ci sarebbe forse qualche problemino con il ventilatore domiciliare, siamo alle prime armi! – cosicché vengo delegato, del tutto immeritatamente, a sobbarcarmi un lungo viaggio in treno e una breve notte in un bellissimo “4 stelle”, per portare la testimonianza di come sopravvivono e vivono le nostre famiglie: con grande abilità, naturalmente!

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