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L’ignominia non è quella dei servizi sociali

Foto in bianco e nero di uomo con le mani sul voltoHo aspettato qualche giorno, prima di commentare quelle dichiarazioni, nella speranza che qualcuno intervenisse – pesantemente – nei media, dopo le parole di Silvio Berlusconi («Napolitano mi eviti ignominia servizi sociali»)…
Finalmente, dunque, seppure in maniera indiretta, l’ex Premier ha risposto in modo sprezzante alla mia modesta proposta, formulata un paio di mesi fa sempre su queste pagine: a mio parere dodici mesi di servizio sociale a contatto con la realtà delle Associazioni non profit avrebbero fatto bene a tutti, sarebbero stati un messaggio civile in un Paese civile.

Ma Berlusconi parla adesso di «ignominia», dando un calcio anche alla buona educazione, dal momento che in questa espressione così greve c’è tutta la distanza da un mondo fatto di persone normali, semplici, che lavorano tutti i giorni dalla parte più fragile del Paese, sempre alle prese con i diritti negati, con la faticosa gestione di servizi che devono fare i conti con risorse sempre più esigue, e con un Governo che si sta impegnando brillantemente nell’arduo compito di non mantenere alcuna promessa fatta all’intero Terzo Settore, come ha rilevato ad esempio la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), per quanto riguarda il fronte della disabilità.

Dove sarebbe l’ignominia? In che senso? E perché nessuno – almeno mi pare – è intervenuto su questo punto, mentre non passa giorno che non si tirino fuori le vecchie e trite storie decadenti dei festini di Arcore, rispetto ai quali solo il silenzio ci aiuterebbe a non provare un’insopportabile sensazione di nausea?
In questa affermazione c’è la sintesi drammatica di un modo di concepire il potere, e il ruolo del “Grande Statista” (il più grande presidente del Consiglio degli ultimi centocinquant’anni, disse una volta, e cito a memoria).
Comunque vada a finire la vicenda giudiziaria, politica, parlamentare di Silvio Berlusconi, questa sua affermazione resterà per sempre. Altri tempi, quando un uomo come Sergio Cusani, condannato per le tangenti Enimont, scoprì nel carcere la possibilità di un riscatto e di un impegno accanto agli ultimi che non ha più abbandonato.

Si parla tanto, e spesso a sproposito, dei danni del cosiddetto “berlusconismo” in questi vent’anni. Forse ci vorrebbe maggiore attenzione a questo aspetto, alla distanza abissale dal mondo nel quale noi tutti cerchiamo, faticosamente, di operare per il bene comune.

Direttore responsabile di «Superando.it».